Iniziano le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026: riflettori puntati sulla nazionale israeliana e i talenti ebrei

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di Pietro Baragiola
Accanto alla delegazione israeliana, la cui partecipazione ha un grande valore simbolico dopo la fine del conflitto a Gaza, anche gli Stati Uniti e il Canada schiereranno talenti di origine ebraica, contribuendo a rendere Milano-Cortina un palcoscenico capace di raccontare le trasformazioni culturali e geopolitiche che stanno attraversando il mondo dello sport.

Con la cerimonia d’apertura di venerdì le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026 porteranno sulle piste da sci e di pattinaggio atleti provenienti da oltre novanta Paesi, molti dei quali pronti a scrivere pagine inedite nelle rispettive discipline sportive.

Questa edizione vedrà la presenza di numerosi atleti ebrei, portatori di storie personali che intrecciano sport, identità e rappresentanza nazionale.

Accanto alla delegazione israeliana, la cui partecipazione ha un grande valore simbolico dopo la fine del conflitto a Gaza, anche gli Stati Uniti e il Canada schiereranno talenti di origine ebraica, contribuendo a rendere Milano-Cortina un palcoscenico capace di raccontare le trasformazioni culturali e geopolitiche che stanno attraversando il mondo dello sport.

La delegazione israeliana

Nove atleti olimpici e una paralimpica: è questa la formazione della delegazione Israeliana, chiamata a rappresentare un Paese tradizionalmente distante dagli sport invernali ma determinato ad affermare la propria presenza in questo campo.

Simbolo di questa ambizione è la nazionale di bob guidata da AJ Edelman, atleta statunitense-israeliano già partecipante alle Olimpiadi del 2018.

Edelman, considerato il primo ebreo ortodosso a competere in un’Olimpiade invernale, ha impiegato quasi un decennio per costruire la squadra, ironicamente ribattezzata “Shul Runnings” (riferimento al celebre film “Cool Runnings”).

Insieme a lui gareggeranno Menachem Chen, Omer Katz, Uri Zisman e Ward Fawarseh, destinato a diventare il primo atleta druso a rappresentare Israele ai Giochi.

“Senza la bandiera saremmo solo dei pazzi che si lanciano giù da una montagna. Con la bandiera, invece, rappresentiamo qualcosa di più grande” ha dichiarato Edelman, sottolineando il valore simbolico della qualificazione olimpica.

La partecipazione della delegazione israeliana si inserisce tuttavia in un contesto internazionale segnato dalle tensioni legate al conflitto in Medio Oriente. Negli ultimi mesi, infatti, non sono mancate proteste e richieste di esclusione degli atleti israeliani dalle competizioni, ma il Comitato Olimpico Internazionale ha confermato la piena partecipazione del Paese.

Tra gli altri protagonisti figurano gli sciatori Barnabás e Noa Szöllös, l’atleta paralimpica Sheina Vaspi, lo skeletonista Jared Firestone, il fondista Attila Mihaly Kertesz e la pattinatrice artistica Mariia Seniuk, portabandiera alla cerimonia inaugurale.

“Oggi c’è molto antisemitismo e vengono dette molte cose negative su Israele, ma mi sento ebrea e sono molto orgogliosa di rappresentare il nostro Paese” ha spiegato Seniuk.

Fino ad ora Israele non ha mai vinto una medaglia ai Giochi Olimpici invernali, ma la delegazione arriva in Italia con l’obiettivo di consolidare la propria tradizione sportiva e offrire un messaggio di resilienza, preservato anche dagli altri atleti ebrei in gara.

Talenti dell’hockey e campioni emergenti

Tra i volti più attesi del panorama ebraico spicca Aerin Frankel, portiere della nazionale statunitense di hockey su ghiaccio femminile e capitano della Professional Women’s Hockey League con i Boston Fleet.

26 anni, Frankel si è affermata come una delle migliori atlete a livello internazionale, guidando gli Stati Uniti alla conquista dell’oro mondiale sia nel 2023 che nel 2025 e dell’argento nel 2024. Soprannominata “Green Monster”, in riferimento all’iconica parete del Fenway Park di Boston, la giocatrice farà il suo esordio olimpico come leader tecnica della squadra a Milano-Cortina.

Nella sezione maschile, l’attenzione sarà rivolta alla presenza dei fratelli Quinn e Jack Hughes, affiancati dal portiere Jeremy Swayman, tutti al debutto olimpico.

Quinn Hughes, difensore 26enne, arriva ai Giochi dopo aver conquistato nel 2024 il James Norris Memorial Trophy, riconoscimento destinato al miglior difensore della National Hockey League. Il fratello Jack, 24 anni, centro offensivo dei New Jersey Devils e prima scelta assoluta al Draft NHL del 2019, è già considerato uno dei talenti più brillanti della sua generazione, forte di tre convocazioni all’All-Star Game e del titolo di miglior giocatore del Mondiale Under 18 del 2018.

Il 27 enne Jeremy Swayman, portiere dei Boston Bruins, è noto per aver ottenuto il William M. Jennings Trophy nella stagione 2022-2023 per il minor numero di reti subite in campionato, oltre alla convocazione all’All-Star Game del 2024.

Alla prima esperienza olimpica è anche Kayle Osborne, giovane portiere canadese di hockey, distintasi nel campionato universitario statunitense.

Tra i veterani figura invece Emery Lehman, pattinatore di velocità statunitense di 29 anni, alla sua quarta partecipazione olimpica consecutiva. Bronzo a Pechino 2022, Lehman gareggerà nei 1500 metri e nell’inseguimento a squadre, confermandosi uno dei punti di riferimento della squadra americana.

In un’edizione che si preannuncia segnata da grandi sfide sportive e da un contesto internazionale complesso, Milano-Cortina è pronta a celebrare non solo i risultati agonistici ma i diversi talenti che attraverso le loro identità intendono riscrivere la storia del mondo dello sport.