di Pietro Baragiola
Lo spegnimento dell’orologio segna un passo significativo del doloroso percorso che la comunità israeliana ha affrontato negli ultimi due anni. Le immagini mostrano la folla riunita davanti al display, divenuto simbolo della lotta per la restituzione degli ostaggi. Mentre i presenti cantavano l’inno nazionale di Israele, deponendo nastri gialli e fotografie accanto all’orologio, i superstiti e i famigliari degli uccisi sono saliti sul palco al centro della piazza per rivolgere alcune parole al pubblico.
Martedì 27 gennaio centinaia di persone si sono riunite nel cuore della Piazza degli Ostaggi di Tel Aviv per assistere allo spegnimento dell’orologio digitale che per 844 giorni ha registrato, inesorabile, il tempo trascorso dall’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023.
La decisione di interrompere il conto alla rovescia è stata ufficializzata il giorno dopo che l’IDF ha localizzato e recuperato i resti di Ran Gvili, l’ultimo ostaggio di Hamas, ucciso durante la prigionia a Gaza. Con il rientro del suo corpo in patria, tutti i rapiti sono ufficialmente tornati sul suolo israeliano.
La cerimonia dell’orologio
843 giorni, 12 ore e 6 minuti. È questa la cifra finale riportata sullo schermo dell’indicatore quando, alle 17.30 di martedì, è stato ufficialmente spento.
Le immagini scattate dai partecipanti mostrano la folla riunita davanti al display, divenuto simbolo della lotta per la restituzione degli ostaggi. Mentre i presenti cantavano l’inno nazionale di Israele, deponendo nastri gialli e fotografie accanto all’orologio, i superstiti dell’attacco e i famigliari degli uccisi sono saliti sul palco al centro della piazza per rivolgere alcune parole al pubblico.
Shira Gvili, sorella di Ran, ha espresso un misto di sollievo e dolore per il ritrovamento del fratello: “il tempo per noi si era fermato il 7 ottobre, ma ora possiamo fermare anche questo orologio e cominciare a respirare, a piangere e a guarire”.
Alla funzione ha partecipato anche Michel Illouz, padre del giovane Guy Illouz ucciso durante la cattura da parte dei terroristi di Hamas e il cui corpo è stato restituito nell’ottobre 2025. Nel suo discorso commovente, Michel ha ricordato il figlio come “simbolo di una generazione colpita dalla violenza”, sottolineando che ogni parola pronunciata era rivolta non solo alla memoria dei caduti ma anche alla comunità che ha sostenuto le famiglie.
Infine Segev Kalfon ha raccontato la sua esperienza di ex-ostaggio, descrivendo il ritorno alla normalità come un processo lungo e complesso: “non è solo il corpo che torna a casa, ma dobbiamo anche reimparare a vivere con ciò che abbiamo visto e sentito. Questa piazza, questa comunità, ha reso possibile che continuassimo a sperare.”
Il ricordo a Piazza degli Ostaggi
Negli ultimi due anni Piazza degli Ostaggi è stata l’epicentro per la mobilitazione delle proteste contro l’attacco di Hamas. Situata davanti al quartiere generale dell’IDF, la piazza ha ospitato tende, striscioni, manifestazioni e discorsi pubblici fin dai primi giorni dopo il 7 ottobre.
Nel maggio 2025 migliaia di persone si sono radunate proprio qui per la giornata nazionale di protesta organizzata dal Forum delle Famiglie degli Ostaggi per ricordare al mondo lo slogan “Bring Them Home Now!” e la richiesta di un accordo di cessate il fuoco immediato.
“Queste manifestazioni sono il simbolo di una lotta morale e umanitaria” ha commentato l’attore Lior Ashkenazi durante le manifestazioni dello scorso agosto che hanno portato a blocchi stradali e lunghi sit-in davanti agli edifici governativi.
Con il rilascio ad ottobre degli ultimi venti ostaggi ancora in vita, Piazza degli Ostaggi è diventata un magnifico luogo di festeggiamenti con migliaia di persone radunate per accogliere i superstiti nel loro rientro a casa tra abbracci e applausi.
Lo spegnimento dell’orologio segna un passo significativo del doloroso percorso che la comunità israeliana ha affrontato negli ultimi due anni.
Durante la cerimonia di martedì alcuni ex ostaggi si sono persino avvicinati al monitor per toccarlo un’ultima volta prima che lo schermo si oscurasse. Un gesto che molti hanno interpretato come una chiusura simbolica di un capitolo tragico della loro vita.



