Dal Pakistan a Gaza: il possibile asse tra Hamas e Lashkar-e-Taiba

Mondo

di Davide Cucciati
Se il legame fra le due organizzazioni avesse ulteriori riscontri, per Israle qualsiasi rafforzamento esterno di Hamas inciderebbe sulla già fragile prospettiva di demilitarizzazione e di ricostruzione. Mentre per l’Europa è un problema di sicurezza e di politica estera.

Un esponente legato a Lashkar-e-Taiba, gruppo jihadista pakistano, sostiene di aver incontrato dirigenti di Hamas in Qatar nel 2024. La rivendicazione, diffusa attraverso un video ripreso da media indiani, riaccende l’allarme su un possibile avvicinamento operativo e propagandistico tra reti che finora hanno agito in teatri distinti: il subcontinente indiano e il Medio Oriente.

Secondo il Times of India e NDTV, l’ammissione arriva da Faisal Nadeem, indicato come comandante della Pakistan Markazi Muslim League, formazione descritta dai media asiatici come “fronte politico” riconducibile a Lashkar-e-Taiba. Nadeem afferma di essersi recato a Doha e di aver incontrato figure di vertice di Hamas, citando in particolare Khaled Mashal. NDTV aggiunge che con lui avrebbe viaggiato Saifullah Kasuri, descritto come la “mente” di un attentato a Pahalgam, nel Kashmir indiano nel 2025.

Inoltre, secondo diversi media indiani, un video emerso online all’inizio di gennaio 2026 mostrerebbe il comandante Hamas Naji Zaheer, in una data non precisata, su un palco insieme a dirigenti di Lashkar‑e‑Taiba a Gujranwala, in Pakistan, durante un evento della Pakistan Markazi Muslim League.

Per Israele e per l’Europa il rischio è strategico

Per Israele il tema è immediato perché qualsiasi rafforzamento esterno di Hamas incide sulla già fragile prospettiva di demilitarizzazione e di ricostruzione. Per l’Europa è un problema di sicurezza e di politica estera: la UE mantiene un quadro sanzionatorio che include Hamas e strumenti contro il finanziamento del terrorismo ma la frammentazione degli scenari rende più difficile colpire le reti transnazionali.

Se la pista “Doha 2024” sarà confermata da riscontri solidi, l’episodio dirà qualcosa anche sul modo in cui alcune infrastrutture terroristiche cercano nuovi corridoi politici, mediatici e logistici mentre il dossier Gaza entra in una fase negoziale in cui tutti dichiarano di voler “normalizzare” e “stabilizzare” la Striscia.

Inoltre, se davvero si andrà incontro a una sorta di “disarmo in cambio di legittimazione” stipulato tra Stati Uniti e Hamas, con altresì la possibilità ai terroristi di lasciare la Striscia incolumi, la presenza di solide reti in altri Paesi rischia di trasformare il disarmo in una semplice riorganizzazione geografica della minaccia, più che in una soluzione definitiva.