di Anna Balestrieri
Il risultato è un quadro inquietante di convergenza ideologica tra islamismo politico, attivismo radicale di sinistra, femminismo militante, movimenti LGBT ed ecologisti, unificati da un comune nemico: Israele — o meglio, il “sionista”, figura che sostituisce ormai apertamente l’ebreo. (Foto: Manifestazone contro il razzismo di maggio 2025 organizzata da LFI)
L’antisemitismo in Francia, come raccontava qualche settimana fa un dossier su Charlie Hébdo, non è scomparso: ha cambiato linguaggio, maschera e campo politico. È questa la tesi centrale di Les Nouveaux Antisémites, l’inchiesta della giornalista francese Nora Bussigny, che attraverso un anno di immersione sotto copertura nei movimenti dell’ultragauche e nei collettivi pro-palestinesi radicali documenta la normalizzazione dell’odio antiebraico all’interno di ambienti che si definiscono progressisti.
Il libro, pubblicato da Albin Michel e premiato con il Prix Edgar Faure 2025 come miglior saggio politico dell’anno, nasce da un’indagine condotta con identità fittizia, a costo della sicurezza personale dell’autrice. Il risultato è un quadro inquietante di convergenza ideologica tra islamismo politico, attivismo radicale di sinistra, femminismo militante, movimenti LGBT ed ecologisti, unificati da un comune nemico: Israele — o meglio, il “sionista”, figura che sostituisce ormai apertamente l’ebreo.
Dalla frammentazione alla convergenza dell’odio
Storicamente, l’estrema sinistra francese è sempre stata attraversata da divisioni profonde. Bussigny mostra come, dopo il 7 ottobre 2023, queste fratture si siano ricomposte attorno a un asse ideologico preciso. L’odio per Israele e per ciò che viene definito “sionismo” si è rivelato un collante più efficace di qualsiasi progetto politico condiviso.
Secondo la giornalista, prima degli attacchi di Hamas l’unico vero terreno comune era l’ostilità verso la polizia e lo Stato. Dopo il massacro del 7 ottobre, la glorificazione della “resistenza palestinese” — esplicitamente armata — diventa il nuovo linguaggio unitario. Il terrorismo non viene più giustificato: viene celebrato.
Un’infiltrazione metodica nei luoghi del progressismo
Nel corso di dodici mesi, Bussigny partecipa a manifestazioni, assemblee, corsi di formazione, chat online e incontri universitari. Frequenta campus francesi e stranieri, dialoga con militanti di Samidoun — organizzazione bandita in diversi Paesi per i suoi legami con il terrorismo — e prende parte a cortei femministi e LGBT in cui si inneggia ad Hamas e all’“Operazione Alluvione Al-Aqsa”.
Il paradosso è totale: manifestazioni in difesa dei diritti delle donne e delle minoranze sessuali diventano spazi in cui non si fa alcun cenno alle violenze sistematiche contro donne e omosessuali nei territori governati da Hamas. La causa palestinese, così declinata, fagocita tutte le altre.

Imparare il linguaggio dell’odio
Per non essere smascherata, la giornalista è costretta a interiorizzare un lessico preciso. “Israele” non si dice: è “l’entità sionista”. L’IDF diventa “l’esercito genocida”. Errori terminologici attirano sospetti immediati. Anche il comportamento è sorvegliato: bisogna cantare, esultare, partecipare emotivamente.
Bussigny racconta la dimensione quasi dissociativa dell’esperienza: fingersi entusiasta mentre si glorifica il terrorismo diventa una prova psicologica estrema, una forma di schizofrenia morale necessaria per sopravvivere all’infiltrazione.
Antisionismo come antisemitismo riformulato
Uno dei nodi centrali del libro è la dimostrazione di come i classici stereotipi antisemiti — complotto, controllo dei media, infiltrazione dello Stato — riemergano identici, semplicemente sostituendo la parola “ebreo” con “sionista”.
Durante una formazione di Urgence Palestine, Bussigny assiste a discorsi sulla presunta “cospirazione sionista” in Francia. Si tratta, osserva, di una rielaborazione fedele dei tropi antisemiti storici, non diversa da quella dell’estrema destra novecentesca.
Rima Hassan e la radicalizzazione politica
Un intero capitolo è dedicato a Rima Hassan, figura di punta de La France Insoumise. Secondo Bussigny, Hassan rappresenta un punto di svolta: un’antisionista radicale capace di parlare direttamente alle nuove generazioni attraverso i social media, con una retorica che fonde attivismo, identità e ossessione antiebraica.
Il rischio, avverte l’autrice, è elettorale. La Generazione Z, politicamente socializzata su TikTok e Instagram, potrebbe trasformare questo discorso in consenso politico strutturato, come già avvenuto altrove.
Una voce non ebrea, e proprio per questo ascoltata
Il fatto che Bussigny non sia ebrea — e anzi abbia origini franco-marocchine — rende il suo lavoro ancora più dirompente. Proprio questo le è valso accuse di tradimento, minacce di morte, campagne d’odio online e la necessità di protezione della polizia durante gli eventi pubblici.
Molte librerie francesi hanno rifiutato di vendere il libro. La censura informale diventa un altro indicatore del clima.
Eppure, il sostegno è ampio. In particolare dalla comunità ebraica francese, che vede nell’inchiesta uno strumento di chiarificazione. “Sono sollevati dal fatto che non sia ebrea”, racconta Bussigny: la denuncia non può essere liquidata come ‘interessata’.
Non un’inchiesta, ma un avvertimento
Il libro si apre con una dedica a una sopravvissuta alla Shoah e si chiude con un grido d’allarme. “Ora non potete più dire che non sapevate”, scrive Bussigny. Non è una conclusione, ma un atto d’accusa verso una società che tollera l’antisemitismo quando è travestito da lotta “anticoloniale”.
Convocata davanti alla Commissione d’inchiesta dell’Assemblea Nazionale, la giornalista ha ribadito la distinzione tra empatia per i civili palestinesi e apologia della violenza terroristica. È proprio questa distinzione, oggi, a essere sistematicamente cancellata.
Alla domanda se, a distanza di mesi, il suo giudizio sia cambiato, Bussigny risponde senza esitazioni. No. La speranza è minima, la paura enorme. La Francia, dice, rischia di perdere la battaglia culturale prima ancora di quella politica.
Eppure, conclude, c’è chi continuerà a combattere, fino alla fine. Anche quando il prezzo è l’isolamento, la minaccia e l’odio.
Nora Bussigny, Les Nouveaux Antisémites: Enquête d’une infiltrée dans les rangs de l’ultragauche. Albin Michel, 2025: 20,90 euro



