Berlinale 2026: Ruth Beckermann, figlia di sopravvissuti alla Shoah, racconta Addis Abeba in Wax & Gold

Spettacolo

di Nina Deutsch

Alla 76ª Berlinale (12–22 febbraio 2026), nella sezione Berlinale Special Presentation, debutta Wax & Gold, il nuovo documentario di Ruth Beckermann. Figlia di genitori ebrei sopravvissuti alla Shoah, Beckermann intreccia memoria europea e realtà contemporanea africana, esplorando l’Addis Abeba di oggi tra l’Hilton e la vita della città. Nota anche per il suo impegno civile, in un’intervista ha definito le violenze del 7 ottobre «non una guerra, ma un pogrom», confermando un cinema che unisce storia, coscienza e responsabilità.

Alla  76ª Berlinale, in programma dal 12 al 22 febbraio 2026, uno dei titoli più attesi della sezione Berlinale Special Presentation è Wax & Gold, il nuovo documentario di Ruth Beckermann. Coprodotto da Ruth Beckermann Filmproduktion, Citrullo International e Rai Cinema, il film ci porta nel cuore di Addis Abeba, tra l’eleganza quasi irreale dell’Hilton – inaugurato nei primi anni ’60 dal controverso imperatore Hailé Selassié, in un decennio che ha segnato profondamente la storia dell’Africa – e la vita quotidiana della città, fatta di strade affollate, cantieri incompiuti e piccoli gesti di normalità.

Beckermann intreccia materiali d’archivio, conversazioni e riflessioni personali, trasformando l’opulenza dell’albergo e gli scheletri dei grattacieli in costruzione in metafore potenti della storia e delle contraddizioni del Paese. La regista si muove con delicatezza tra passato e presente, realtà e finzione, familiare e straniero, alla ricerca di una verità stratificata, personale ma anche collettiva. Nel film, il lusso dell’Hilton convive con le file di operai alle fermate degli autobus e con le costruzioni incompiute che punteggiano la città, raccontando senza filtri le tensioni, le disuguaglianze e le speranze di un Paese in continuo cambiamento.

Ruth Beckermann: memoria, cinema e identità

Nata a Vienna nel 1952 da genitori ebrei sopravvissuti all’Olocausto, la cosmopolita Beckermann ha costruito una carriera che intreccia cinema, scrittura e riflessione storica. Co-fondatrice della società di distribuzione Filmladen, dal 1985 lavora come regista e produttrice, portando i suoi film ai principali festival internazionali. Tra i titoli più noti: The Waldheim Waltz (Berlinale 2018, miglior documentario), Mutzenbacher (Berlinale 2022) e Favoriten.

Il suo cinema non si limita a documentare: è un’esplorazione critica della memoria e dell’identità. La regista stessa afferma: «Alla fine si finisce sempre per parlare di sé stessi, intrecciando la propria esperienza con la storia europea».

Il 7 ottobre? «Non una guerra, ma un pogrom»

La regista non evita le questioni più delicate dell’attualità. Dopo l’attacco terroristico di Hamas in Israele, dove vivono parte della sua famiglia e molti amici, ha cercato di capire come questa escalation si sia potuta verificare. In un’intervista a profil.at, ha commentato le violenze del 7 ottobre definendole «non una guerra, ma un pogrom», sottolineando il legame tra memoria, responsabilità e impegno civile: «Non sopporto di guardare le immagini dei massacri in Israele; è al di là delle mie capacità. Invece, leggo i giornali e seguo le notizie in tempo reale del Guardian e di Haaretz […]. I sopravvissuti probabilmente non vorranno mai più tornare ai loro villaggi». La sua posizione, di fatto, riflette un cinema che non guarda solo al passato, ma interroga il presente e la coscienza dello spettatore, offrendo un punto di vista etico e umano sugli eventi globali.

Il valzer di Waldheim

Merita una segnalazione il suo film Il valzer di Waldheim, vincitore del premio come miglior documentario alla 68ª edizione della Berlinale nel 2018. Il film esplora il tema della verità e delle menzogne, mostrando come un uomo disonesto possa arrivare al potere. Documenta il processo di scoperta del passato bellico dell’ex segretario generale delle Nazioni Unite, Kurt Waldheim, e il susseguirsi rapido di nuove accuse da parte del World Jewish Congress durante la sua campagna presidenziale in Austria, la smentita da parte della classe politica austriaca e l’esplosione di antisemitismo e patriottismo che, alla fine, contribuirono alla sua elezione. Realizzato con materiale d’archivio internazionale e con le riprese originali di Beckermann, Il valzer di Waldheim evidenzia come la storia possa ripetersi ancora e ancora, e resta sorprendentemente attuale nel mostrare le dinamiche di manipolazione, populismo e revisionismo storico che ancora oggi influenzano politica e società.

 

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Cinema che intreccia storia e contemporaneità

In Wax & Gold, come nei suoi film precedenti (The Waldheim Waltz, Paper Bridge, Die Geträumten), Beckermann realizza un cinema partecipativo, che invita lo spettatore a riflettere, interrogarsi e confrontarsi con i propri valori. (austrianfilms.com). Con Wax & Gold, Beckermann conferma la sua capacità unica di trasformare il documentario in uno spazio di pensiero, dove memoria, identità e responsabilità civile si intrecciano in uno sguardo umano e consapevole sul mondo.