di Roberto Zadik
Il film Elena nel Ghetto nelle sale il 29 gennaio. La pellicola racconta del sacrificio di Elena Di Porto una giovane donna romana che cercò di salvare gli ebrei del Ghetto di Roma dal rastrellamento del 16 ottobre 1943 ma non venne creduta da nessuno perché ritenuta folle per il suo comportamento eccentrico. Protagonista Micaela Ramazzotti
Il sottile confine tra eccentricità, audacia, apparente follia e il sacrificio di una giovane ragazza ebrea romana, Elena Di Porto, definita spregiativamente “la matta di piazza Giudia”, che fronteggiò il nazifascismo, nel tentativo di salvare i suoi correligionari del Ghetto dalla tragedia, ora sono al centro del film Elena del Ghetto in uscita nei cinema giovedì 29 gennaio.
Debutto coraggioso del regista romano Stefano Casertano, presentata con successo, lo scorso autunno, al Festival di Roma, la pellicola racconta gli ultimi cinque anni di vita di Elena Di Porto, personalità irrequieta che, per via delle sue intemperanze, venne isolata e che si comportava come “un maschiaccio”, portando i pantaloni, fumando e bevendo nelle lunghe partite al tavolo del biliardo dopo essersi separata dal marito. Visse solo 31 anni morendo, in data sconosciuta, nel campo di sterminio di Auschwitz ma dimostrò doti di straordinaria umanità e attaccamento alla sua identità ebraica nel periodo peggiore di tutti, quel quinquennio che va dalla promulgazione delle Leggi razziali fino all’epilogo nazista, col rastrellamento del Ghetto di Roma.
Nonostante il suo attaccamento alla propria identità ebraica e la volontà di salvare più ebrei possibili, la sua cattiva reputazione ebbe il sopravvento e quando, dopo l’occupazione nazista della Capitale, dopo essere entrata nelle fila della Resistenza, cercò di avvertire la gente di quanto stava per accadere non venne creduta dalla maggioranza delle persone.
Proprio questa indifferenza e la sfiducia generale nei suoi confronti permisero che tutto questo orrore accadesse. Nonostante varie peripezie, vissute dalla giovane nella sua lotta contro i fascisti, dai quali venne arrestata, perché aveva cercato di difendere un ebreo aggredito dalle “squadracce”, continuò la sua battaglia solitaria contro l’ingiustizia e il barbaro autoritarismo di quel regime.
Purtroppo, alla fine, i nazisti prevalsero riuscendo in un solo giorno, quel tristemente famoso 16 ottobre 1943, ricordato come il “sabato nero degli ebrei romani”, a deportare più di mille ebrei romani.
Il film ha come protagonista una straordinaria Micaela Ramazzotti, attrice espressiva e convincente anche in questo non facile ruolo che, a detta del regista intervistato dal sito Sms News, impersona un personaggio ai margini, di cui si parla ancora oggi e la cui storia lo ha incuriosito. Casertano ha anche sottolineato che spera che questo film tenga viva la memoria, poiché evidenzia come la discesa verso la violenza politica avviene se non si ha attenzione verso la società e che Elena ha rappresentato un faro in un mondo che era sceso nelle tenebre.
Soddisfatta della sua parte, l’attrice ha evidenziato, in un’intervista apparsa sul sito cinemagazineweb.it, come Elena fosse una donna coraggiosa, con un’ anima non abitata dalla paura, qualcosa che in qualche modo inquina l’essere umano. Un personaggio tragico e di grande importanza, contro l’indifferenza e l’individualismo odierno che, come ha ricordato Ramazzotti “era una donna di grande spessore e fuori dagli schemi e proprio per questo ritenuta matta”.
Immedesimandosi totalmente nella parte, ha cercato di restituire al pubblico la sua immagine reale con tutta la sua forza e la sua irriverenza. Elena Di Porto non riusciva a restare indifferente ai soprusi e difendeva i più deboli, avendo una visione lucida delle situazioni che si presentavano e affrontandole. Per lei il Ghetto era tutto: la madre, il fornaio e le persone che vedeva ogni giorno. Coraggiosa, anticonformista, ribelle ed emarginata per questa sua “scomodità”, era profondamente legata alla sua Roma e rischiò la vita per salvare i suoi correligionari; infatti, poco prima del rastrellamento, come si vede in una delle scene più struggenti del film, sotto la pioggia, durante la notte, fa il giro del Ghetto urlando a tutti di fuggire ma la gente la respinge duramente dandole della “sciammannata” e della matta.
Una storia di umanità e di sacrificio, di lotta per la libertà, contro pregiudizi e stereotipi, e non solo uno dei pochi e necessari film italiani sulla Shoah, per una donna straordinaria che, come ha detto Micaela Ramazzotti “quando ha visto che nessuno le veniva dietro, dopo aver messo in salvo i suoi due figli, ha deciso di andare a morire con gli altri e che, mentre la portavano via, diceva Vado a morì pure io“.
Prodotto dalla Titanus, da Rai cinema, col contributo del Ministero della Cultura, nel cast della pellicola anche gli attori Valerio Aprea, Giulia Bevilacqua e Caterina De Angelis. La storia del film è stata oggetto dell’interessante saggio storico La matta di piazza Giudia firmato da Gaetano Petraglia e pubblicato, nel 2022, dalla casa editrice Giuntina.



