1000 chilometri per scrivere il più grande “Never Again” della storia: l’impresa del ciclista ceco Lukáš Klement

Personaggi e Storie

di Pietro Baragiola

Quarantasette ore di fatica ininterrotta, neve, vento e temperature sotto zero. È così che il ciclista Lukáš Klement ha completato un viaggio di 1.000 chilometri attraverso la Polonia, trasformando la sua traccia GPS nella più grande scritta “Never Again” della storia.

L’impresa si è conclusa dopo 46 ore, 56 minuti e 26 secondi di pedalata complessiva, in condizioni climatiche estreme con il termometro sceso fino a -8 gradi Celsius. Vista dall’alto, la mappa del percorso disegna con precisione la frase che i sopravvissuti ai campi di sterminio usarono per denunciare gli orrori del nazismo. Un messaggio che, a distanza di ottant’anni, torna vivo oggi più che mai.

“È una vittoria dello spirito sui muscoli” ha dichiarato Klement al termine del percorso. “La resilienza del popolo ebraico mi ha permesso di superare questa prova. È la dimostrazione che lo spirito può davvero vincere sulla forza fisica.”

 

Il percorso di Klement

Il percorso è iniziato giovedì 15 gennaio davanti al cancello di Auschwitz, sotto l’inquietante scritta Arbeit macht frei. Da lì il viaggio di Klement si è snodato lungo strade secondarie e tratti esposti alle intemperie mentre il segnale GPS tracciava la scritta sulla mappa del satellite. Un aggiornamento seguito in tempo reale da migliaia di persone in tutto il mondo.

L’intero tragitto è stato studiato dal ciclista nei pesi precedenti con diversi strumenti di mappatura GPS e non prevedeva tappe tradizionali ma una pedalata quasi continua con brevi soste tecniche riservate solo all’alimentazione e al cambio di vestiti.

“Ogni ulteriore deviazione avrebbe compromesso la forma del messaggio” ha affermato Klement, spiegando di aver scelto di attraversare aree poco urbanizzate evitando i grandi centri abitati in modo da mantenere la leggibilità della scritta.

L’impresa è culminata giusto in tempo per l’81esimo anniversario della liberazione di Auschwitz che avverrà il 27 gennaio. Una data che, secondo l’atleta, “non deve restare confinata alla mera commemorazione ma tradursi in azione concreta.”

  

Un messaggio contro l’antisemitismo

Nelle numerose interviste rilasciate prima della partenza, Klement ha affermato di aver voluto realizzare quest’impresa come risposta diretta all’aumento dell’antisemitismo nel mondo.

È il mio messaggio personale ai terroristi responsabili dell’attacco di Sydney” ha spiegato il ciclista. “Il mio è un progetto che attraversa confini e culture, che unisce le persone al di là della razza, del genere e della religione.

A sostenerlo nella realizzazione dell’impresa è stata l’organizzazione israeliana di ricerca e soccorso ZAKA, impegnata in operazioni di emergenza in diversi contesti di crisi in tutto il mondo.

“La mia decisione di collaborare con ZAKA nasce dalla loro attenzione nell’onorare i caduti e dalla composizione eterogenea dei loro volontari, che includono ebrei, cristiani e musulmani” ha affermato Klement che, dal canto suo, non è ebreo. “Negli ultimi anni ZAKA ha portato soccorso alle vittime dei disastri avvenuti in ogni angolo del mondo, inclusa la guerra in Ucraina dove ha assistito decine di sopravvissuti alla Shoah”.

Il lavoro di Klement e ZAKA ha raccolto il sostegno di diversi capi di Stato e rappresentanti dei governi mondiali, tra cui l’ambasciatore statunitense in Israele Mike Huckabee che ha inviato al ciclista una lettera di incoraggiamento durante il suo percorso.

“Portare la vita in un luogo che è diventato simbolo di morte è un’iniziativa di profondo significato” ha scritto Huckabee. “L’America è al tuo fianco”.

Molti altri messaggi di supporto sono arrivati dall’ambasciatore israeliano nella Repubblica Ceca, dall’ambasciata di Israele a Varsavia, dal consolato israeliano di New York e da numerose comunità in tutto il mondo. Un coro di voci che ha accompagnato, chilometro dopo chilometro, la fatica solitaria di un uomo in bicicletta che si batte per l’umanità.