di Nathan Greppi
Sud Italia ebraico, una storia da riscoprire, un patrimonio secolare a lungo abbandonato che negli ultimi anni sta vivendo una rinascita, grazie al lavoro di studiosi e appassionati. Mentre a Palermo, Catania, Matera, Taranto e Palmi-Reggio Calabria l’Ucei ha creato nuove sezioni dove fare rifiorire tradizioni religiose e culturali. La cover del numero di febbario di Bet Magazine.
Il primo libro ebraico più antico del mondo fu stampato a Reggio Calabria nel 1475. Il più antico con data certa. Si tratta del Commentario al Pentateuco di Rashi (1040-1105), il più grande commentatore medievale di Torà e Talmud, che fu stampato in caratteri mobili proprio nella Giudecca di Reggio dal tipografo Avraham Ben Garton Ben Yishaq.
Mentre a Bova Marina, sempre in Calabria, fra il IV e il V secolo d.C. fu costruita una sinagoga i cui resti sono stati ritrovati nel 1983 e che è considerata da molti la seconda più antica d’Europa dopo quella di Ostia. Sono solo alcune delle numerose tracce che testimoniano una grande e proficua presenza ebraica nell’Italia meridionale, cancellata dopo che, nel 1492, i sovrani Isabella di Castiglia e Ferdinando d’Aragona firmarono l’editto per espellere tutti gli ebrei che vivevano nei territori sotto il dominio della corona spagnola, che all’epoca comprendevano anche gran parte del Mezzogiorno, la Sicilia e la Sardegna.
Un ricco patrimonio che, in anni recenti, studiosi e appassionati hanno cercato di riportare alla luce, mentre l’UCEI (Unione delle Comunità Ebraiche Italiane) ha inaugurato nuove sezioni in diverse città meridionali, quali Palermo, Catania, Matera, Taranto e Palmi-Reggio Calabria. «Da oltre dieci anni, abbiamo avviato con la Regione Calabria un progetto di valorizzazione del patrimonio ebraico locale -, spiega a Bet Magazine il massmediologo Klaus Davi, fondatore dell’agenzia di PR Klaus Davi & Co. e profondo conoscitore della Calabria ebraica -. In particolare, ci sono tre elementi tangibili che testimoniano questa presenza: Santa Maria del
Cedro, dove molti ebrei si recano per i cedri di Sukkot; il Commentario di Rashì, stampato a Reggio Calabria; e la sinagoga a Bova Marina. Abbiamo fatto diversi eventi con i comuni dove si trovano le giudecche, contando sul supporto dell’UCEI e invitando anni fa anche l’ex-ambasciatore israeliano in Italia Dror Eydar, creando una grande attenzione internazionale, tanto che sono venuti a seguirci anche inviati di emittenti francesi e tedesche».
La Calabria e i cedri di Sukkot
Anche l’UCEI ha portato avanti diverse iniziative sul territorio: «Nel maggio 2025 la Calabria ha ospitato a Diamante il Moked, un appuntamento nazionale dell’ebraismo italiano che solitamente si svolge in altre Regioni. È stata un’occasione preziosa per far conoscere a molti partecipanti la realtà ebraica calabrese, attraverso incontri, racconti e visite simbolicamente molto significative», racconta il già vicepresidente UCEI e coordinatore del progetto Meridione Ebraico Giulio Disegni. «La storia ebraica della Calabria, del resto, è lunga e stratificata. Da molti anni vengono organizzati eventi grazie all’instancabile impegno di Roque Pugliese, oggi delegato della Sezione di Palmi–Reggio Calabria, costituita alcuni anni fa, ma attiva da molto prima sul piano culturale, istituzionale e nel dialogo con le amministrazioni locali e regionali».
Non sono mancati i problemi, specialmente dopo il 7 ottobre: «Purtroppo, la vicenda di Gaza è stata strumentalizzata per rallentare il progetto. C’è stata l’iniziativa dei 100 comuni che hanno firmato un appello per rompere i rapporti con Israele, ma nel complesso in Calabria non c’è nulla di paragonabile alle forme di antisemitismo spinto che abbiamo visto nelle università a Milano e a Torino. Anche perché l’ebraismo rappresenta un’opportunità per il Sud», spiega Davi, il quale racconta che non mancano i progetti per il prossimo futuro: «Abbiamo realizzato un documentario che contiamo di presentare a febbraio a Catanzaro, presso il palazzo della Regione Calabria. Un altro obiettivo è riportare il primo manoscritto della Torah stampato a caratteri mobili nel 1475 a Reggio Calabria, e che attualmente si trova nella Biblioteca Palatina di Parma».
Basilicata: ebrei a Matera
Secondo Disegni, la Basilicata «rappresenta, per certi versi, il fiore all’occhiello di questa politica di rilancio dell’ebraismo nel Meridione. Qui non era mai esistito un raggruppamento organizzato, eppure oggi a Matera vivono alcune famiglie ebraiche: costituire una Sezione, nel 2025, è stato quindi un atto naturale e necessario».
D’altronde, la Basilicata ospita le catacombe di Venosa, uno dei più antichi reperti della presenza ebraica italiana nell’antichità.
«Le catacombe ebraiche di Venosa, in Basilicata, sono state scoperte a metà ‘800, ed erano ancora intatte. Da allora, dopo un periodo di scavi clandestini in cui sono state saccheggiate, oggi resistono dei settori ben conservati», racconta Giancarlo Lacerenza, docente di Storia e civiltà ebraica all’Università di Napoli l’Orientale, dove dirige anche il Centro di Studi Ebraici.
Sulle ragioni di tanta attenzione da parte degli storici, Lacerenza spiega: «sono le prime catacombe ebraiche ritrovate in Italia in età moderna. Il motivo principale per cui interessano gli studiosi sono le decine di epigrafi funerarie che vi si trovano, in greco, latino ed ebraico. Esse documentano soprattutto le ultime fasi in cui questi cimiteri sotterranei sono stati usati, e quindi ci mostra come si è evoluta l’integrazione degli ebrei nel tessuto cittadino».
Lo storico afferma che le catacombe «sono rimaste abbandonate nel corso del ‘900, finché nei primi anni ’70 uno studioso pugliese, Cesare Colafemmina, non ha cominciato a fare altre esplorazioni e scoperte. Dopo un’interruzione dovuta al terremoto del 1980, a metà degli anni ’80 la sovrintendenza locale ha iniziato i primi seri lavori di restauro, per mettere in sicurezza il luogo e renderlo accessibile. Gli ultimi grandi lavori di riqualificazione dell’intera area archeologica, comprese anche le catacombe cristiane, risale ai primi anni 2000».
Sicilia: le giudecche riscoperte
«La Sezione di Catania è stata istituita nel 2023 perché esistevano da tempo i presupposti reali per farlo. A guidarla è Moshe Ben Simon, guida turistica israeliana che vive a Catania da molti anni e che oggi è delegato non solo della Sezione cittadina, ma di tutta la Sicilia orientale – spiega Disegni. – Con lui sono state organizzate numerose attività culturali e commemorative, tra cui il significativo ricordo delle stragi antiebraiche di Noto e Modica, avvenute a metà del Quattrocento. Grande attenzione viene inoltre dedicata alla tutela dei beni ebraici, in particolare a Siracusa, dove si trova l’antichissimo Mikveh di Ortigia, testimonianza di una comunità ebraica un tempo molto importante». Di recente, però, Catania è stata teatro di una vicenda problematica.«Negli anni scorsi era sorta una cosiddetta ‘comunità ebraica’ priva dei requisiti previsti dall’Intesa tra lo Stato italiano e l’Unione delle Comunità, nata come semplice associazione – continua Disegni -. L’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane è intervenuta con fermezza, perché una Comunità Ebraica, anche nuova, può nascere solo nel rispetto delle regole e dei presupposti istituzionali».
C’è, ovviamente, anche Palermo, dove si svolge una vita ebraica molto dinamica. «Le iniziative sono numerose e si sono sviluppate negli anni grazie all’energia, alla passione e all’intelligenza di Evelyne Aouate, che è stata l’anima in questi anni dell’ebraismo palermitano e che purtroppo ci ha lasciati alcuni anni fa. Oggi la Sezione, guidata da Luciana Pepi, prosegue questo lavoro organizzando attività legate alle festività ebraiche, al Giorno della Memoria e alla Giornata Europea della Cultura Ebraica. Un passaggio fondamentale è avvenuto nel 2017, quando l’arcivescovo Corrado Lorefice ha concesso in comodato d’uso alla Comunità Ebraica di Napoli l’antico oratorio di Santa Maria del Sabato, nei pressi dell’ex sinagoga del quartiere della Meschita. Oggi l’edificio è in fase di restauro con il sostegno del Comune e diventerà un luogo di incontro per ebrei locali e stranieri che soggiornano frequentemente in città».
Puglia: non solo Trani e San Nicandro
«La Sezione di Taranto è nata nel 2025 perché anche qui esistevano condizioni concrete: una presenza ebraica reale e un’attività culturale già avviata, in particolare grazie all’impegno costante di Eugenia Curiel Graubardt, oggi delegata di Sezione -, racconta Disegni. – Era importante che le presenze ebraiche di Taranto e dei territori circostanti, quali Oria, Manduria, Martinafranca e altri centri, potessero essere raccolte in una struttura riconosciuta, capace di fare rete e di dare continuità alle iniziative. In Puglia, del resto, operano già da anni altre sezioni, come Trani e San Nicandro, che rappresentano esempi virtuosi di rinascita ebraica nel Mezzogiorno».



