Israele, sperimentata chirurgia contro il disturbo ossessivo compulsivo grave

Salute

di Lia Mara
L’intervento si basa sulla stimolazione cerebrale profonda, una tecnica utilizzata da oltre quindici anni per il Parkinson e più di recente per la depressione grave. La novità del caso trattato al Rambam è nell’approccio: a differenza del metodo convenzionale, sono stati impiantati quattro elettrodi in due diverse aree cerebrali anziché due elettrodi in un’unica zona. Questi dispositivi, collegati a un pacemaker sottocutaneo, inviano impulsi elettrici volti a riequilibrare i circuiti neurali responsabili della regolazione emotiva e del controllo degli impulsi.

 

L’ospedale Rambam di Haifa ha eseguito per la prima volta in Israele un intervento chirurgico d’avanguardia per trattare il disturbo ossessivo-compulsivo in quei casi in cui si presenti resistente alle abituali cure. La procedura segna una nuova frontiera per quel 1,2% della popolazione che soffre di questa patologia psichiatrica, caratterizzata da pensieri intrusivi e rituali paralizzanti, che nei casi più gravi può essere refrattaria ai farmaci e alle terapie tradizionali. Ne parla questa settimana il Jerusalem Post.

L’intervento si basa sulla stimolazione cerebrale profonda, una tecnica utilizzata da oltre quindici anni per il Parkinson e più di recente per la depressione grave. La novità del caso trattato al Rambam è nell’approccio: a differenza del metodo convenzionale, sono stati impiantati quattro elettrodi in due diverse aree cerebrali anziché due elettrodi in un’unica zona. Questi dispositivi, collegati a un pacemaker sottocutaneo, inviano impulsi elettrici volti a riequilibrare i circuiti neurali responsabili della regolazione emotiva e del controllo degli impulsi.

“L’obiettivo non è spegnere un’area del cervello, ma bilanciarne l’attività”, spiega sempre al Jerusalem Post la dottoressa Renana Eitan, direttrice della clinica neuropsichiatrica di Kfar Shaul. Secondo il dottor Lior Lev-Tov, responsabile della neurochirurgia funzionale al Rambam, agire contemporaneamente su due percorsi neurali separati ma interconnessi permette di “agire su più sintomi contemporaneamente e migliorare le possibilità di risposta in pazienti particolarmente difficili”. Il professor Hagai Bergman dell’Università Ebraica dell’Hadassah ha invece definito l’operazione una pietra miliare verso la personalizzazione delle terapie psichiatriche.

Sebbene la stimolazione cerebrale profonda non sia ancora inserita nel sistema sanitario israeliano e venga concessa solo in casi eccezionali o di ricerca, i dati internazionali sono incoraggianti: il tasso di risposta per questo metodo può raggiungere l’80% nei pazienti resistenti. Nel primo paziente operato, i risultati iniziali sono stati molto positivi e la fase di regolazione di un pacemaker è attualmente in corso. Sebbene ancora sperimentale, la tecnica promette applicazioni future anche per la depressione grave, i disturbi alimentari e l’epilessia.