Tragedia di Capodanno a Crans Montana: almeno 40 morti e oltre 100 feriti con ustioni

Mondo

di R. I.

Almeno 40 morti e oltre 100 feriti con ustioni è lo spaventoso bilancio di una tragedia che si è consumata la notte di Capodanno nel locale Le Constellation di Crans Montana, in Svizzera, molto conosciuto e frequentato, dove era in corso un party under-17. Sono quindi in maggioranza giovanissime le vittime e le persone coinvolte. È stato allestito un punto di raccolta per i familiari presso il centro congressi, le Regent di Crans-Montana e una help line che risponde al numero +41848112117 contattabile anche dall’Italia. Sarebbero 6 gli italiani ancora dispersi e 15 i ricoverati, secondo il ministro Tajani. Tre feriti sono stati trasferiti nel pomeriggio al Centro grandi ustionati di Niguarda. L’identificazione delle vittime e dei feriti è estremamente difficile a causa della gravità delle ustioni. 

Pubblichiamo la testimonianza di Francesca Modiano che si trovava in vacanza sul posto, e che questa mattina si è messa a disposizione nel centro di raccolta, dove opera anche un gruppo Chabad e stanno arrivando da Israele le squadre Zaka, responsabili del recupero dei cadaveri nelle aree colpite da attentati e altre calamità.
La località infatti è frequentata da molti ebrei milanesi e non solo

“All’1.30 un botto enorme. Non può essere un fuoco d’artificio… sembra più il suono di un’esplosione controllata di quelle per spostare le masse di neve a pericolo valanga. E a Crans si sentono spesso dopo forti nevicate o in primavera.
Strano però. Sono giorni che non nevica e fa bellissimo con freddo intenso.
Non ci pensi più, ti addormenti pensando che sia qualche divertimento dei giovani, mentre gli adulti più adulti hanno finito di festeggiare nelle case.
Poi ti svegli di notte con le sirene che vanno e vengono. E ti dici che saranno per i baldanzosi che aprono l’anno bevendo fiumi di alcool e ti giri dall’altra parte e ti addormenti.
Ti svegli al mattino, guardi fuori e vedi già un elicottero in volo. Strano… è troppo presto per soccorrere gli sciatori.
Apri i giornali online e tragicamente trovi la risposta a tutti gli anomali suoni notturni.
Uno scoppio abnorme e un incendio nel locale più centrale della località sciistica, a pochi metri dal cinema, dai supermercati, dai ristoranti, dalle funivie, dal tempio ebraico”.

Francesca Modiano si è poi recata al centro di accoglienza dei famigliari dei dispersi per dare una mano; la situazione è straziante, per la difficoltà dell’identificazione delle vittime terribilmente ustionate.

(foto Francesca Modiano)

La causa è ancora da accertare: il rogo e le successive esplosioni sembrano causate da candele o petardi accesi nel locale seminterrato, che avrebbero appiccato il fuoco al soffitto in legno. Escluso per ora l’attentato o il dolo. Ma la tragedia è imputabile, secondo le prime valutazioni dei soccorritori, anche alla mancanza di vie di fuga e uscite di sicurezza del locale.

Il centro di accoglienza per i familiari – racconta Francesca Modiano – è dentro al centro congressi del paese. Alle 10 del mattino c’erano già i Chabad col rabbino responsabile del tempio locale. Hanno portato pentoloni di minestra e tante scatole di cioccolatini.
A chi era qui già da ore, qualcosa di caldo ha fatto bene; ma in totale assenza di fame parecchi hanno apprezzato il cioccolato, magra consolazione durante ore di infinite e angosciante attesa. La gente continua ad andare a venire. I poliziotti sono numerosi, aprono le porte d’ingresso e di uscita a familiari e amici in lacrime. Ma nessuno sa niente. Ci sono anche gli addetti dell’ambasciata italiana ma non hanno alcuna informazione concreta da divulgare.
C’è appena stata una seduta informativa da parte della polizia locale, ma senza dire niente se non che ci sono ancora 4 o 7 (informazioni discordanti) ragazzi non identificati ma vivi negli ospedali.
I genitori sono increduli e arrabbiati per non poter sapere in quali ospedali sono stati ricoverati figli, figli di amici, figliocci, amici dei figli con cui erano in compagnia fino a pochi minuti prima. Saranno fra quelli feriti o morti?
Genitori che si trattengono dall’urlare rimarcando quanto non sia giusto non comunicare almeno in quali ospedali potrebbero trovarsi. Ma ufficialmente ancora silenzio”.

 

Una delegazione di Zaka è stata inviata a Crans Montana

Parteciperà alle ricerche degli ebrei dispersi dall’inizio della tragedia. Per il momento, tra le vittime non figurano israeliani, ma diversi membri della comunità ebraica locale (in particolare, 2 ragazze della comunità ebraica di Losanna figurano tra i dispersi). L’onda d’urto dell’esplosione è stata avvertita fino alla sinagoga che si trova nelle vicinanze. Come riporta israj.media, il rabbino Yitzhak Levi Pewzner, rappresentante del movimento Chabad nella località, ha testimoniato la portata dello shock: “L’esplosione notturna è stata di estrema violenza. Subito dopo, le strade si sono riempite di soccorsi, ambulanze e forze di intervento. È una vera catastrofe”. Nelle ore successive al dramma, il rabbino è stato sommerso da telefonate preoccupate. “Inizialmente la comunità temeva che si trattasse di un atto mirato contro la sinagoga o i nostri membri, ma questa ipotesi è stata scartata”, precisa. Il bilancio umano si aggrava: diversi membri della comunità sono stati evacuati verso strutture mediche dopo essere stati colpiti dall’onda d’urto dell’esplosione. Tre persone sono quindi disperse in questa fase. Le autorità locali hanno istituito un centro di emergenza, dove il rabbino Pewzner coordina i soccorsi. “L’intera comunità si è mobilitata per fornire sostegno sia ai nostri membri sia agli abitanti di Crans-Montana”.

AGGIORNAMENTO DEL 2 GENNAIO

(di Francesca Modiano)

I famigliari hanno passato la notte su brande dormendo qualche ora con l’aiuto del sonnifero, altrimenti impossibile. Bevono acqua ma mangiano il minimo che il loro stomaco consente. I chabad hanno portato un’altra buona zuppa calda in serata, assai apprezzata.

Arrivano tutte le autorità possibili, dal Ministro Tajani in giù, rappresentanti di tante istituzioni italiane e svizzere. Il nostro ministro degli Esteri parla da civile, da nonno e da genitore che ha rischiato di perdere un figlio un anno fa – come dice – ma la sua angoscia è durata solo cinque minuti mentre per questi genitori l’attesa potrebbe essere ancora lunga.

Sono stati fatti prelievi di DNA, rilevate tutte le informazioni possibili su segni particolari, contatti dei dentisti che li avevano in cura, ogni dettaglio che potrebbe aiutare ad identificare i ragazzi. Le speranze di avere il figlio in vita sono ormai solo per tre famiglie di maschi tra tutte quelle che aspettano di sapere. L’incubo continua ma chi ha fede si aggrapperà a quel lumicino fino all’ultimo.
Un nonno piange “Non è questo l’ordine giusto per andarsene dal mondo”.
Chi se ne importa delle indagini e degli interrogatori in corso…di qualunque cosa vengano imputati e qualsiasi possa essere il risarcimento, chi mai ti ridarà il figlio?

I loro nomi li leggiamo su tutti i giornali, uno si chiama come un antico guerriero e la madre, uscita per fumare, dice che lo è.
Tantissimi psicologi arrivati dall’Italia trovano le parole giuste e i giusti silenzi da rispettare, sanno dare lo stimolo per far fare due passi all’aria.
E sono arrivati anche gli uomini di Zaka! Nella disgrazia generale, mi fa piacere vederli qua. Daranno tutto il loro aiuto appena le autorità locali glielo consentiranno. Sono accompagnati dal console israeliano di Berna.
Ma tra poco inizia il giorno di riposo e per loro tutto si ferma. Gli altri continuano le indagini, i soccorsi e le cure senza sosta. Shabbat Shalom.

 

Israele in lutto per la morte di Charlotte, 14 anni, nell’incendio in Svizzera
La giovane israeliana di 14 anni, Charlotte Niddam, è stata confermata tra i deceduti a seguito dell’incendio scoppiato nella notte di Capodanno a Crans Montana. Charlotte stava trascorrendo le vacanze con la famiglia nella località alpina insieme ad altri amici.

 

 

Le sorelle Alicia e Diana, della comunità ebraica di Losanna

Al tragico bilancio degli italiani deceduti (sono 6: Sofia Prosperi, residente a Lugano; le vittime milanesi, i due amici Achille Barosi e Chiara Costanzo, il genovese Emanuele Galeppini, il romano Riccardo Minghetti e il bolognese Giovanni Tamburi) si devono aggiungere le sorelle Alicia e Diana Gunst, 15 e 14 anni, che avevano la doppia nazionalità, italo-svizzera (il nonno è italiano), come spiegato dal rabbino di Ginevra Menachem Mendel Pevzner. Anche loro sono morte nel rogo di Crans-Montana, dove avevano deciso di trascorrere il Capodanno con amici. Sono state identificate con l’analisi del profilo genetico.  Le sorelle facevano parte della comunità ebraica di Losanna.