Amit Segal e tutto quello che avreste voluto sapere sulla politica israeliana e non avete mai osato chiedere

Libri

di Ugo Volli

[Scintille. Letture e riletture] Uno degli aforismi più citati di David Ben Gurion sosteneva (e anche auspicava) che “un giorno Israele sarà uno Stato normale: avrà i suoi ladri, le sue prostitute, i suoi corrotti e i suoi professori universitari”. La frase, che compare nel libro-intervista di Michael Bar-Zohar Ben-Gurion: The Armed Prophet, risale a quanto pare al 1956, quando in realtà già non mancavano in Israele quei mestieri.

Nell’elenco di Ben Gurion però mancava un’altra categoria della normalità, di cui lui stesso faceva parte, quella dei politici ambiziosi e spregiudicati, certamente votati alla difesa del paese, ma anche alla costruzione e al mantenimento del proprio potere. Questa “normalità” della politica interna israeliana è un fatto contro cui si scontra  chiunque sia impegnato nella difesa di Israele: la personalizzazione, la frammentazione delle fazioni, la spregiudicatezza delle manovre, il rancore, il rifiuto del riconoscimento reciproco, le svolte improvvise, gli accordi opportunistici fra avversari ideologici, le lotte senza quartiere e le vendette sono comuni alla Knesset (il parlamento monocamerale di Gerusalemme) come al Congresso americano e a Montecitorio. Probabilmente sono inevitabili in democrazia ma soprattutto in uno Stato dalla popolazione così frammentata (fra ebrei e arabi, ashkenaziti e sefarditi, religiosi e laici, sionisti e antisionisti, destra e sinistra, immigrati dagli Usa, dall’URSS, dai paesi arabi, Tel Aviv, Gerusalemme e i piccoli centri ecc.).

Spesso raccontando all’estero le vicende di Israele questa dimensione di politica interna viene tralasciata o citata molto superficialmente, per ignoranza e pregiudizio da parte della maggior parte dei giornalisti che ne parlano occasionalmente, per carità di patria da parte di quelli che conoscono dall’interno la situazione. Il risultato è che il pubblico ne sa molto poco.

Ora c’è l’occasione di conoscere, se non l’attualità, una storia dettagliata di questa tormentata normalità politica israeliana, che finora mancava. È un libro informatissimo, pieno di aneddoti ma anche di pensiero, opera di uno dei più noti e autorevoli giornalisti israeliani, Amit Segal. Si intitola A Call at 4 AM  (“Una telefonata alle 4 di mattina”), è tradotto in un inglese molto leggibile e si ordina facilmente online. Il suo oggetto specifico sono i “tredici primi ministri e le decisioni cruciali che hanno plasmato la politica israeliana”, a partire proprio da quella presa velocemente da Ben Gurion a favore di una legge elettorale proporzionale con preferenze bloccate, che è stata determinante per la successiva caotica normalità della Knesset, per arrivare poi alla telefonata alle 4 di mattina che ricevette Golda Meir all’inizio della guerra del Kippur, e in seguito alla dura concorrenza fra Peres e Rabin e al suo impatto sugli accordi di Oslo, all’imprevedibile vicenda governativa di Sharon, al lungo premierato di Netanyahu. È un libro istruttivo, divertente, a tratti invece angosciante, scritto da un giornalista molto interno alla politica israeliana, che ne ha conosciuto molto bene, di persona, tutti i protagonisti degli ultimi quarant’anni e che non si limita alla cronaca, ma ne analizza le cause e insiste molto sui difetti del suo funzionamento, sperando di contribuire a migliorarlo.