di R. C.
Balkan Rhapsody: Svevo, Saba, Canetti, il Klezmer. Una stimolante conferenza sui Balcani fra storia, cultura e mondo ebraico al Festival Nessiah di Pisa
I Balcani analizzati, nella loro essenza più profonda, partendo dai grandi autori del mondo ebraico triestino, come lo scrittore Italo Svevo, il poeta Umberto Saba ed il consulente editoriale Roberto Bazlen, che divenne poi co-fondatore della casa editrice Adelphi, per arrivare all’Europa dell’Est con ampi riferimenti alla Bulgaria di Elias Canetti e alla Romania della musica Klezmer.
Impresa audace condotta vivacemente dal giornalista e divulgatore culturale Roberto Zadik che, domenica 7 dicembre, presso la Domus Mazziniana, durante l’incontro Balkan Rhapsody in programma al Festival di cultura ebraica Nessiah, ha descritto, in nove “istantanee,” altrettante città balcaniche, passando per le capitali ex jugoslave, da Belgrado, a Zagabria a Sarajevo fino a Sofia e Bucarest, illustrandone i monumenti principali, due personaggi per luogo e riferendo aneddoti sul mondo ebraico così come sulla loro storia recente e la società.
L’intervento è stato introdotto da Pietro Finelli, direttore scientifico della Domus Mazziniana, che ha ricordato come “la Domus partecipa a questo Festival, da quattro edizioni, in una collaborazione iniziata nella memoria del professor Valerio Di Porto, autorevole studioso, per anni direttore della Domus e punto di riferimento per generazioni di studiosi dell’ebraismo così come per giovani ebrei italiani”. Successivamente Finelli ha portato i saluti del presidente della Domus, Paolo Maria Mancarella e del presidente della Comunità ebraica pisana e presidente e coordinatore del Festival Nessiah, Andrea Gottfried, dando la parola a Roberto Zadik che ha iniziato con alcune riflessioni, sottolineando le trasformazioni e i cambiamenti dei Balcani segnati da varie fasi storiche molto importanti, dagli Imperi Austriaco e Austro Ungarico nonché e, soprattutto dall’Impero Ottomano così come dai Regimi Comunisti e dalla guerra nell’ex Jugoslavia.
Il giornalista ha ricordato, fra le note di rilievo, che, proprio in tema di civiltà ottomana, fondamentale per quell’area è anche il termine “Balkan” che deriva dal turco e significa “catena montuosa”. Egli ha subito ricordato come i Balcani siano prima di tutto un “ponte fra culture”, citando il capolavoro dello scrittore bosniaco Ivo Andric Il ponte sulla Drina, mirabile affresco storico dell’ex Jugoslavia, e mettendo in evidenza come essi siano un ponte fra Adriatico, Mediterraneo e Est Europa. Subito dopo Zadik si è soffermato su come i Balcani siano una realtà estremamente complessa e affascinante formata da stati molto diversi ma assai intrecciati fra loro, dalla gastronomia alle città, alle lingue.
Nella sua ampia retrospettiva egli ha ricordato come essi siano “terre di sofferenza e di rinascita, di scoppiettante vitalità e, soprattutto, grande coacervo di cultura e di culture che partono da Trieste “città splendida e la più balcanica fra le città italiane“. Alternando riferimenti generali, a cenni specifici a città e Paesi, Zadik si è molto soffermato su vari aneddoti legati al modo ebraico balcanico denso di curiosità e di sorprese. Dalle identità tormentate di Svevo, che decise di convertirsi al cattolicesimo, alla personalità sofferente di Umberto Saba, all’enigmatico e geniale Bazlen grazie al quale “noi possiamo leggere le opere di Kafka, di Musil e dello stesso Svevo” fino all’ex Jugoslavia, coi massacri degli ebrei croati sterminati dalle milizie nazionaliste degli Ustascia, per arrivare a storie positive come il salvataggio degli ebrei albanesi che, aiutati dalle istituzioni e dalla popolazione, riuscirono a scampare alle deportazioni.
Una retrospettiva coinvolgente ed estremamente documentata in cui Zadik ha descritto città magnetiche come Sarajevo, “la più turca” delle città dell’ex Jugoslavia, evidenziando come essa sia sopravvissuta al terribile assedio da parte dell’esercito serbo e che, ancora oggi, sia “la Gerusalemme d’Europa” in cui chiese, moschee e sinagoghe si trovano una a fianco all’altra.
Il relatore ha approfondito, successivamente, anche la descrizione di luoghi poco conosciuti come Skopje, capitale della Macedonia del Nord, un tempo sede di una importante comunità ebraica, così come Salonicco che, prima della Shoah, era una delle più fiorenti comunità ebraiche del Mediterraneo. Tanti riferimenti storici e letterari, dalle ricostruzioni della guerra, nell’ex Jugoslavia, che egli ha ricordato come, secondo vari storici, sia stata una atroce guerra fratricida e una delle più cruente della storia recente, che raggiunse il suo apice con il Massacro di Srebrenica, fino alle ricostruzioni biografiche di personalità importanti del mondo ebraico balcanico, come lo scrittore bulgaro Elias Canetti che, pur essendo sefardita, adottò come sua lingua il tedesco ed Elie Wiesel che, nato in Romania da famiglia ebrea ortodossa, fu grande testimone della Shoah con il suo romanzo La notte e amico di Primo Levi.
Cultura, storia, curiosità etniche e musicali anche sul Klezmer che, come ha specificato Zadik, in Romania e in Moldavia, oltre che in Polonia e in Ucraina, “si sviluppò in maniera importante”. In conclusione egli ha ricordato come i Balcani, spesso, siano un’area del mondo poco conosciuta e sottovalutata dal mondo occidentale ma estremamente affascinante e che proprio paesi come la Romania oppressa da varie difficoltà come la dittatura repressiva di Ceausescu abbiano avuto svariati personaggi straordinari dal drammaturgo Eugene Ionesco al filosofo Emil Cioran, al Rabbino Capo di Romania Alexander Safran.
Per saperne di più sull’evento, qui il video completo:
Foto in alto: La sinagoga ashkenazita di Sarajevo (wikicommons)



