di Ilaria Myr
Numerose furono le donne ebree che svolsero un ruolo centrale nella ricerca scientifica. Se la storia di Rita Levi Montalcini è ormai arcinota, meno conosciuta è invece quella di Gertrude Elion (a sinistra nella foto), che vinse nel 1988 il Nobel per la medicina grazie alle sue ricerche sull’aciclovir, un farmaco ad azione antivirale. Nata nel 1918 a New York da una famiglia di immigrati ebrei lituani, crebbe in un ambiente che valorizzava l’istruzione e la determinazione. In un’epoca in cui le donne e gli ebrei affrontavano molte barriere nel mondo accademico e scientifico, Elion riuscì a farsi strada con straordinaria tenacia. Non potendo accedere facilmente a un dottorato per motivi economici e di discriminazione, lavorò instancabilmente nei laboratori, contribuendo allo sviluppo di farmaci rivoluzionari contro la leucemia infantile, l’herpes e l’HIV.
Ancora meno conosciuta è la figura di Rosalind Franklin (a destra nella foto) il cui lavoro è stato fondamentale per la dimostrazione delle strutture molecolari del DNA e dell’RNA. Nacque nel 1920 a Londra, in Inghilterra, da una importante famiglia ebrea, che aiutò i rifugiati ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale, accogliendo persino i bambini del Kindertransport nella propria casa.
Grazie alla Foto 51, scattata da Raymond Gosling, uno specializzando che lavorava sotto la sua supervisione, James Watson e Francis Crick poterono confermare il modello chimico della molecola del DNA da loro elaborato in modo autonomo, aggiudicandosi poi il Nobel nel 1962 per la scoperta della struttura del DNA. La Franklin venne però esclusa dal premio malgrado il suo apporto fondamentale per il raggiungimento della scoperta. Di fatto, i colleghi scienziati avevano sottratto impropriamente il suo lavoro scientifico senza darle i giusti crediti. La sua ricerca venne pubblicata a seguito di quella degli scienziati vincitori del Nobel: nel frattempo la scienziata era morta di cancro, nel 1958.



