Maturi!

Scuola

di Pia Jarach

Venerdì 3 luglio in Aula Magna si è tenuta la cerimonia di consegna dei diplomi di Maturità 2019-2020. Come ben sappiamo è stata una chiusura molto particolare, senza clamore, senza enfasi, tutti seduti con il doveroso distanziamento e con la mascherina sul volto.

È il segno dei quattro mesi che ci hanno cambiati per sempre, studenti, insegnanti e famiglie.

È stato il compromesso possibile per chiudere comunque degnamente un ciclo così importante di apprendimento, di formazione e di maturazione. Senza strette di mano, senza abbracci, senza feste, ma con tutti gli apprezzamenti più sinceri da parte del Preside Agostino Miele, della Vicepreside, Esterina Dana, del Presidente della Comunità, Milo Hasbani, del Presidente della Fondazione Scuola, Marco Grego, del Segretario della Comunità, Alfonso Sassun e della vice assessore alla Scuola, io stessa.

Ognuno ha consegnato ai ragazzi le proprie parole, i propri complimenti per come hanno saputo gestire una crisi così impensabile, con l’aiuto di un corpo docenti eccezionalmente coinvolto e presente e i propri auguri per ciò che li attende fuori dal nido della nostra scuola, spesso dopo un percorso complessivo iniziato fin dalla scuola materna.

L’invito un po’ di tutti è stato quello di uscire nel mondo pieni di orgoglio per aver frequentato una Scuola capace di essere in vetta alle classifiche dei migliori licei e istituti superiori della nostra regione e comunque in ottima posizione anche a livello nazionale e a diventarne ambasciatori.

Molti sono stati i voti da incorniciare, le lodi; per tutti è stata comunque una vittoria davvero indimenticabile.

Perché non si è trattato esclusivamente di studiare e di impegnarsi nel rush finale. Quello che è stato chiesto ai ragazzi ha risvolti ben più profondi e, ci auguriamo, più indelebili nel tempo.

Si è trattato di misurarsi con l’assenza delle relazioni fisiche, dello scambio, della libertà di movimento; di fare i conti con la paura, con l’incertezza, con la chiusura del mondo noto e delle proprie abitudini e l’esplorazione di una dimensione assolutamente inedita.

Uscire vincenti da questa dirompente esperienza collettiva può far riflettere su quante capacità personali possediamo senza esserne consapevoli, come quella di non “spezzarci” di fronte alle avversità o di non dipendere dai confini e dai limiti esterni, imposti da chicchessia.

Per dirla con Rav Jonathan Sacks, non è di resilienza che oggi dobbiamo parlare, ma di “non-fragilità”, di quella forza incredibile che prima del Covid19 avevamo dimenticato l’esistenza.

Nessuno ha dovuto rialzarsi, ma piuttosto imparare a rimodellarsi e a sentirsi senza confini interiori, liberi sempre e comunque, dentro. Nel mondo di prima eravamo tutti molto più fragili, pur credendoci più forti, oggi abbiamo un dono in più da spendere per il futuro: la consapevolezza che nulla e nessuno può toglierci ciò che siamo, né ciò che abbiamo imparato, né il desiderio di espandere ulteriormente le nostre conoscenze e di continuare ad approfondirle. Lo spazio interiore è davvero infinito.

I nostri “maturati” l’hanno toccato con mano insieme ai loro insegnanti e siamo sicuri che ne sapranno fare un ottimo uso nelle proprie carriere accademiche e umane.

Ricordandosi che la Scuola Ebraica e la Fondazione Scuola saranno sempre al loro fianco anche per il futuro, come rete indissolubile identitaria, umana e professionale.

Complimenti a tutti e buona vita.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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