La scuola ha riaperto dopo l’ennesimo stop: la parola ai nostri ragazzi

Scuola

a cura della Fondazione Scuola
La prospettiva che abbiamo davanti è di una lenta ripresa della nostra vita abituale e di tutte le attività di cui è fatta, ma la cosa che riteniamo centrale e che tocca da vicino tutti noi è la riapertura della scuola.

La scuola è un elemento cardine attorno al quale ruota la vita dei nostri ragazzi e le ripetute chiusure e riaperture degli ultimi mesi hanno avuto, a più livelli, ripercussioni inevitabili su di loro.
La Fondazione ha voluto dare la parola proprio agli studenti che hanno vissuto, ognuno in modo diverso, sia il periodo di distacco dalla vita reale e dai loro insegnanti e compagni, che la prospettiva di rientro a scuola.
Vediamo con che spirito lo hanno vissuto, alcuni di loro con la stessa trepidazione del “primo giorno di scuola”, altri invece con più timore e qualche riserva, ma ciò che emerge più di tutto è l’importanza che ha avuto per grandi e piccini ritornare tra i banchi.
Buona continuazione dalla Fondazione scuola !

“Spero di rimanere a scuola il più possibile”

In questo periodo mi sono sentita impotente perché ogni giorno potevo essere su zoom o essere a scuola, e sapendolo sempre all’ultimo, non ero mai sicura di quello che sarebbe successo. Quando ero su zoom ero sia felice che no, ero felice di svegliarmi più tardi del solito (come tutti) ma sicuramente odiavo non poter stare con i miei amici. Un dato di fatto è che su zoom si prendono le lezioni meno seriamente e ci si distrae più facilmente. Quando si torna a scuola si deve fare il tampone veloce, che è molto importante. La cosa più bella quando si torna a scuola è poter stare di nuovo con i propri amici. Appena si torna a scuola si pensa a quanto era bello svegliarsi più tardi ma comunque si è felici, almeno un po’. Parlando dell’ultimo rientro io ero leggermente più triste del solito perché si dovevano recuperare le verifiche che non avevamo fatto visto che eravamo su zoom, anche se devo dire che abbiamo avuto molte supplenze quindi mi sono anche rilassata abbastanza. In questo momento spero di rimanere a scuola il più possibile, credo come tutti, anche se vuol dire tante verifiche e tanti compiti.

Chaya Tchilibon – II media B

“Fare lezione su Zoom è più stancante che in presenza”

A marzo quando ci hanno comunicato che avrebbero chiuso la scuola, ho subito pensato all’anno scorso e al fatto che ci hanno detto che avrebbero chiuso per qualche settimana, ma poi siamo tornati a scuola solo a settembre. Ero arrabbiato e rattristato, avevo paura di non vedere più alcuni dei miei compagni, diversi hanno deciso di cambiare scuola dopo la terza media e temevo che non li avrei visti per mesi. L’idea poi di ricominciare su zoom non mi allettava.  Si parla di “zoom fatigue”, concetto che condivido.  Abbiamo sperimentato questo divertente modo di comunicare e organizzare le lezione, utile per fare lezioni con persone che si trovano lontane, ma sicuramente non equivalente alle lezioni in presenza a scuola.

Quando è arrivato l’annuncio dell’apertura delle seconde e terze medie, sono finalmente tornato al mio meraviglioso tran tran quotidiano. Una conferma di quanto sia importante per tutti noi poter tornare alle lezioni in presenza: anche fare il tampone mi è sembrato piacevole!

Jacob Shore – III media B

“Noioso stare otto ore davanti a uno schermo”
Da quando ha chiuso la scuola devo ammettere che seguivo meno le lezioni rispetto a quando siamo in classe. Era molto noioso stare tante ore davanti a uno schermo, dalle otto alle quattro.
Durante la seconda chiusura mi sono divertito più rispetto alla prima perchè almeno dopo le lezioni potevo uscire un po’ e giocare a rugby o a calcio.
Alcune morot sono state gentili perché certe volte ci facevano finire la lezione cinque minuti prima: capivano quanto potesse essere difficile per noi.
Quando sono tornato a scuola è stato strano, bello e devo dire anche divertente rivedere i miei amici dopo tanto tempo! Un po’ noioso però è dover tenere la mascherina per tante ore. Ero contento anche di vedere le morot e la nostra bidella Lucy.

Questo è stato l’anno più strano: andare a scuola e poi non poterci più andare. Speriamo che questo finisca presto.

Ariel Saffi – V elementare B

“Il contatto umano facilita l’apprendimento”

Durante questo periodo di quarantena, inizialmente, ho percepito un misto di emozioni altalenanti, dalla tristezza di rimanere a casa, alla frustrazione di dover svolgere le lezioni in Didattica a distanza.
Per questo personalmente il ritorno a scuola mi ha rincuorato parecchio, poiché credo che l’apprendimento sia facilitato dalla presenza del contatto umano, perciò spero di ritornare a una piena normalità al più presto possibile.
Yair Baharier – III Liceo Scientifico

“La pandemia ci ha interrogato sul futuro”

5 Marzo 2020: una data che noi ragazzi non dimenticheremo. All’inizio fu euforia, felicità e gioia. La scuola è chiusa e noi siamo a casa a fare quello che vogliamo. Il sogno di ogni studente!
Una settimana dopo, la parola distanza invade il nostro quotidiano: didattica a distanza, distanza dagli amici, dai luoghi e persino dalle emozioni. Lo schermo del computer ridisegnava una nuova identità fragile e smarrita. Non vogliamo ammetterlo ma paura, angoscia erano all’ordine del giorno.
La pandemia e le lezioni a distanza hanno creato in noi, in maniera molto precoce, delle domande esistenziali: come sarà il nostro futuro? Finirà questa emergenza? Qualcuno ci ridarà la nostra normalità? Avremo ancora voglia di ballare, cantare, ridere e sognare?
Spesso durante il confinamento pensavo alla frase di Socrate: ”Ho gettato via la mia tazza quando ho visto un bambino che beveva al ruscello dalle proprie mani” ed ecco che piccoli gesti come uscire sul balcone, sentire la voce di un amico, leggere un libro, conversare con la propria famiglia diventavano importanti e profondi. Mi chiedevo: “Doveva arrivare la pandemia per rendercene conto?”. È sempre così, assenze e privazioni creano consapevolezza.
Mai avrei immaginato che la scuola “fisica” ci potesse così mancare! Tornare tra i banchi, vedere i propri compagni, lo zaino in spalla ci rendeva semplicemente vivi. La scuola per me è cambiata dopo questa pandemia, mi sono reso conto che oltre ad essere apprendimento, crescita e relazioni è indispensabile per coltivare l’umanità.
Noi di quinta abbiamo perso più degli altri; lasciamo queste mura senza poter festeggiare e senza avere negli occhi Aushwitz, un viaggio che avrebbe tracciato un segno indelebile nei nostri cuori. L’ultimo anno è da sempre un anno diverso, più intenso, è un trampolino per l’indipendenza. Per noi il quinto anno non c’è stato.

La nostra generazione sarà speciale e unica. Una generazione che apprenderà appieno il significato di libertà, di abbraccio e di complicità.

Jacopo Jamous – V Liceo Scientifico

“Mi sono mancati tanto i miei amici. E rivederli è stata un’emozione!”

“ È stato un periodo difficile perché mi sono mancati molto i miei compagni e le mie morot” dice Yael 4A.
“Per fortuna però rispetto all’anno scorso avevamo più lezioni e quindi le giornate passavano più in fretta e sembrava tutto più normale. Le morot hanno avuto una bella idea: assegnarci dei progetti di gruppo da fare on line come delle ricerche e un bellissimo lavoro per Pessach…così stavamo insieme anche oltre le ore scolastiche e ci sentivamo più vicini”…
“ E  le mamme non ci potevano sgridare se eravamo on line perché stavamo facendo i compiti!” aggiunge Aaron 4B sorridendo.

“All’inizio non mi andava tanto di tornare a scuola perché mi ero abituato a studiare su zoom, le lezioni erano divertenti… invece rivedere i miei compagni e le morot è stato proprio bello ed emozionante. La cosa che mi mancava di più era giocare con i miei amici, chiacchierare con loro dal vivo  e mangiare tutti insieme”.

Yael e Aaron Blanga – IV elementare A-B

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