A Scuola. A parlare di Scuola. Con la Fondazione Scuola

Scuola

Una serata tutta dedicata alla Scuola.

In questa campagna elettorale ancora in corso, proprio la scuola –  il futuro della scuola – è più che mai al centro del dibattito. Per discuterne la Fondazione per la Scuola della Comunità ebraica di Milano ha organizzato una serata con tutti i candidati delle cinque liste in lizza per il nuovo del Consiglio. Sarà un’occasione per tutti, candidati ed elettori, per parlare di programmi, progetti da realizzare e problemi affrontare per la scuola di domani.
Nella fase di generale cambiamento che ci si prospetta dinnanzi – qualunque sarà l’esito del voto – la scuola rimane un punto di partenza obbligato e al contempo un cardine della Comunità.

L’appuntamento è fissato dunque per questa sera, martedì’ 5 giugno, alle 20.45  all’Aula Magna A. Benatoff della Scuola Ebraica. Modera la serata il direttore del Bollettino della Comunità, Fiona Diwan.

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Voci dalla Comunità/ “Quel che ci aspettiamo dalla scuola del futuro”

Alla vigilia delle prossime elezioni della Comunità, quelle che sembrano dover segnare un cambio di volta per il nostro futuro, la scuola è al centro delle riflessioni di molti. Fra questi ci anche Lilac e Imanuel Baharier che proprio sulla scuola hanno concentrato la loro attenzione. Il loro desiderio è soprattutto quello di una comunità e di una scuola che guarda all’esterno, e che per questo richiede il potenziamento delle lingue e degli scambi con le comunità all’estero, le scuole e le università israeliane.

“Per il futuro ci piacerebbe innanzitutto che la comunità avesse più contatti non solo con le altre comunità italiane ma con tutte le comunità del mondo – in Europa, negli Stati Uniti, in America Latina, in Asia… questo perché i giovani si abituino sin da subito alla dinamicità che caratterizza il mondo di oggi. La creazione di gemellaggi con altre scuole per esempio, potrebbe essere la via per favorire scambi di carattere interculturale con altre comunità; si potrebbe pensare a dei veri e propri soggiorni in cui i nostri ragazzi vengono ospitati dalle famiglie delle città ( e comunità) gemellate, e viceversa.

Oltre a questo sarebbe bello poter intensificare il rapporto della scuola con le università israeliane, favorendo l’ingresso dei nostri ragazzi in quegli atenei. Gli studenti italiani che arrivano in Israele spesso si trovano penalizzati perché non ricevono alcun sostegno speciale dalle università. L’esame psicometrico per esempio, si svolge in varie lingue, e molti degli studenti stranieri possono sostenerlo nella loro lingua madre – inglese, francese, spagnolo, russo. Ciò non accade per gli studenti italiani. Questo molto spesso fa sì che i nostri studenti ricevano un punteggio inferiore a quelle che sono le loro reali potenzialità.

Come primo passo ci sembra buona l’idea di Raffaele Turiel equiparare il titolo della maturità italiana a quello dei licei israeliani, francesi, inglesi, americani.
Siamo convinti che uno dei plus della nostra scuola dovrebbero essere poi quello delle lingue – ebraico ed inglese. E proprio questi programmi andrebbero potenziati con dei laboratori di conversazione e lettura e comprensione del testo, in modo che i ragazzi, una volta usciti dalla scuola, sappiano conversare fluentemente in entrambe queste due lingue. Le ore di ebraismo andrebbero potenziate, visto che proprio quelle sono una delle principali ragioni per cui mandiamo i nostri figli alla scuola ebraica.

Ancora si potrebbe fare per il potenziamento dei laboratori di scienze e informatica, per esempio con attività sia all’interno che all’esterno della scuola insieme a visiting professor italiani e stranieri. Si potrebbe sollecitare maggiormente la partecipazione a concorsi interscolastici, l’interazione con le istituzioni; stage estivi a progetto presso aziende, musei e istituti di ricerca.

Dal punto di vista del sostegno economico, oltre agli aiuti  che già esistono, si potrebbero istituire delle borse di studio legate unicamente all’eccellenza e perché no, anche la premiazione dei curriculum scolastici migliori.

Ecco, ci piacerebbe che chi guiderà la Comunità nei prossimi anni, considerasse almeno qualcuna di queste idee perché da genitori che hanno a cuore la formazione dei nostri figli, dalla scuola ebraica ci aspettiamo una preparazione di eccellenza a 360 gradi”.

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