29 aprile: camerati sfilano per le vie di Milano

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Immagini che fanno rabbrividire quelle girate a Milano il 29 aprile nel corso della parata organizzata da Forza Nuova in ricordo dei “camerati” Sergio Ramelli, Carlo Borsani, ed Enrico Pedenovi, cui hanno partecipato 900 militanti neofascisti.

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In seguito alla manifestazione, l’on. Emanuele Fiano, insieme a Sara Elter e Michel Dreyfuss hanno scritto una lettera aperta al Presidente del Consiglio, ai Ministri dell’Interno e della Giustizia, nonchè al Questore e al Prefetto di Milano. Questo il testo integrale della lettera, pubblicato anche sulla pagina Facebook di Emanuele Fiano:

Chi scrive, è cittadino di questa Repubblica, ne osserva le Leggi e ne rispetta la Costituzione.
Chi scrive sa come nasce la Costituzione di questo paese, conosce il sangue che è scorso durante la guerra di Liberazione dal fascismo e dall’occupazione nazista, vinta dai Partigiani alleati con il liberatori; conosce il senso che a questa Costituzione si diede proprio in risposta al ventennio di dittatura assassina e liberticida.
Noi conosciamo i simboli, le parole, le colpe e la memoria di quel ventennio. E sappiamo che non pochi ancora oggi conservano, per quella pagina di morte della libertà in Italia, una costante e patologica nostalgia. La domanda che ci è sorta come altre volte spontanea nelle ultime ore è : la Democrazia italiana, nata dalla lotta antifascista, ha dei limiti di espressione ? Qualunque espressione, anche la più palesemente coerente con quel passato, nei simboli e negli slogan, può essere espressa, senza divieti o limiti ?
Un giorno fa a Milano, città medaglia d’oro della Resistenza, 900 giovani appartenenti ai più noti gruppi dell’estrema destra extraparlamentare, hanno sfilato a Milano, facendo sventolare le loro bandiere bianche rosse e nere ( che strano ! proprio come quelle naziste del terzo reich ) con al centro la celtica, per ricordare l’assassinio di Sergio Ramelli.
Certo noi tutti potremmo stare zitti, rifugiare la nostra coscienza pigra dietro il diritto di espressione sancito dalla Costituzione nel sacrosanto Art. 21, verificare che la croce celtica non rientra in simboli storici del fascismo eventualmente passibili di ricadere in quanto previsto dall’Art. 4 della Legge Scelba del 1952, che punisce “chiunque pubblicamente esalti esponenti, principi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche” . Tutto ciò lo conosciamo e ci è già stato spiegato molte volte. Ma non basta più. Perlomeno a noi. Chi, come i firmatari di questa lettera, viene da famiglie dove il fascismo o il nazismo hanno inciso nella carne viva dei propri cari, chi come altri ha percorso la propria maturazione umana e culturale, nel solco della fede nella Democrazia e della Costituzione, sa che si sta oltrepassando un limite invisibile, quello del calpestamento della storia, dell’annientamento dei suoi insegnamenti. Anche il negazionismo in Italia non è reato, eppure sono tanti coloro che in Italia verificano con mano, nelle scuole e nelle piazze, quanto spazio stia prendendo il rischio di una riscrittura della nostra storia, proprio quella dove affondano le radici del nostro sistema democratico istituzionale.
Per questo facciamo appello a tutti voi, perchè simili manifestazioni non abbiano più a ripetersi, se il loro scopo palese è quello di dimostrare pubblicamente la ripresa di possesso, per i movimenti neofascisti, e per i simboli neofascisti, degli spazi delle nostre città. Perlomeno, sappiatelo, lotteremo, democraticamente, contro il silenzio di chi vede sventolare 900 bandiere con la croce celtica a Milano, città medaglia d’oro della resistenza, senza fiatare.

Michel Dreyfuss, Sara Elter, Emanuele Fiano.

Per sottoscrivere la lettera, è stata creata un’apposita pagina facebook