Kesher, gran finale con la musica israeliana

di Roberto Zadik
Gran finale in musica per Kesher che, prima della consueta pausa estiva, ha ospitato l’esibizione di un grande artista come Eyal Lerner. Il musicista, attore e regista israeliano, di fama internazionale e venuto giovane in Italia a soli 23 anni, si è esibito in un live molto intenso e originale dedicato alla nascita del suo Paese di origine, in occasione dei suoi 70 anni, interpretando classici come l’inno “Ha Tikwa” (Speranza) o “Hava Nagila”(Gioiamo rallegriamoci)  o “Yerushalaim shel zahav” (Gerusalemme ‘d’oro) e canzoni poco conosciute, cimentandosi in virtuosismi, col suo inseparabile flauto e in divertenti monologhi dove ha spiegato storia e curiosità di ogni brano.

Attualmente vive a Genova dove ha aperto una scuola di musica, ma Lerner ha vissuto per lungo tempo a Milano dirigendo per anni il Coro Kol Ha Kolot e ha ricordato emozionato la sua esperienza milanese e comunitaria.

L’esibizione che ha riempito la sala dell’Aula Magna è stata preceduta da due interventi di Rav Roberto Della Rocca, Direttore di Kesher e dal saluto del presidente Raffaele Besso. Soddisfatto di questa stagione, Della Rocca ha ricordato come sia “stato un periodo pieno di attività socio-culturali decisamente interessanti. Questa comunità solitamente è molto divisa e Kesher, già dal nome, ha come obbiettivo quello di far dialogare fra loro i vari pezzi comunitari, ognuno con la sua storia e le sue tradizioni,  per conoscersi e dialogare”. Ringraziando per il suo prezioso lavoro, Paola Boccia  da lui definita “anima di Kesher”, il Consiglio della Comunità e il presidente Besso, il Rav ha sottolineato l’impegno di Lerner “nel far conoscere la cultura ebraica e Israele attraverso la musica”.

Subito dopo è iniziato il concerto dell’artista, raffinato e versatile, impegnato in diversi progetti che vanno dalla Memoria della Shoah alla pacifica convivenza fra etnie e religioni. Nella sua introduzione egli ha subito messo in luce il suo stretto legame con Milano “le mie radici italiane nascono da qui” e come la Comunità l’abbia accolto “quando ero arrivato qui giovane in un momento difficile”. Poi si è passati alla musica in un’esibizione di circa un’ora e mezza di grande espressività e coinvolgimento.

Aneddoti musicali

Nel concerto non solo musica ma anche una serie di storie e aneddoti. Ad esempio in merito alla Tikwa, Lerner ha rivelato che il testo “fu scritto dal poeta Naftali Imbert seguendo la sua speranza e in sole nove strofe  e la cui melodia è decisamente curiosa”. Riprendendo varie citazioni e riferimenti, Lerner ha ricordato come musicalmente ci siano delle affinità con una musica seicentesca italiana, Fuggi fuggi, mentre altri pensano che sia legata alla Moldava del compositore Smetana”. Nei suoi interventi egli ha raccontato i primi tempi di Israele quando c’erano ebrei russi a fine Ottocento fuggiti da pogrom e persecuzioni, poeti che volevano conservare lo yiddish e come la maggioranza degli artisti venisse dall’Est Europa. Come nel caso del compositore Abraham Zvi Idelssohn autore di una celebre canzone “Hava Nagila” che nato in Lettonia nel 1882  emigrò in Palestina nel 1906. Studioso preparato e versatile, si occupò sia delle musiche ashkenazite che del folklore mediorientale, Lerner ha  reso noto al pubblico che “in seguito alla Dichiarazione Balfour per celebrare la vittoria degli inglesi scrisse quella melodia che invita a gioire e a rallegrarsi”.

Proseguendo nella sua selezione musicale e nella preziosa testimonianza storica, Lerner ha sottolineato l’importanza del teatro yiddish con la compagnia di ebrei russi Habima che si spostò in Israele e il ruolo centrale del linguista Eliezer Ben Yehuda, considerato “il padre dell’ebraico moderno, che utilizzò per ricreare la lingua ” ha raccontato “molte parole onomatopeiche e derivate da suoni. Bak buk la bottiglia quando uno beve l’acqua o mastik, la gomma da masticare o tif tuf, la pioggierellina sottile”.

Lingua ebraica, storia delle melodie e un viaggio nel tempo fino agli anni ’60 in cui Lerner ha ricordato l’importanza dei movimenti giovanili come l’Hashomer Hatzair, di contadini, lavoratori della terra nei Kibbutzim e delle band dell’esercito, Idf e il ruolo centrale di un musicista come Sascha Argov che emigrato dalla nativa Mosca scrisse numerose canzoni militari.  Prima di ogni brano, Lerner ha svelato aneddoti e curiosità. Ha spiegato le varie fasi musicali israeliane e il loro percorso,  come da canzoni e inni popolari di stampo folk la musica israeliana ha continuato a evolversi fino a veri capolavori come “Yerusahalaim shel zahav” (Gerusalemme d’oro) diventato “il secondo inno israeliano” e scritto dalla grande poetessa Naomi Shemer poco prima della Guerra dei Sei Giorni. Ultima canzone della serata è stata “Shir Ha Shalom” (Canto di pace) uno dei pezzi più “rappresentativi del rock israeliano anni ’60 che è diventata purtroppo l’ultima canzone cantata prima di morire, come suo ultimo leit motiv, da Rabin”.

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