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Libri
L’opera di Grete Weil
Mia sorella Antigone
In questo romanzo (1980), in cui si intrecciano mito, storia e autobiografia, Grete Weil ripercorre, su diversi piani temporali, i momenti più significativi della sua vita. Punto centrale dei ricordi personali, delle riflessioni sul passato e della percezione del presente è scoprire, attraverso il mito di Antigone, le cause dei propri comportamenti e delle proprie mancanze negli anni del terrore nazista, vissuto in Olanda.
I ricordi, quasi sempre dolorosi, penetrano nella sua vita quotidiana di ebrea tedesca, ormai anziana, che vive nella Germania degli anni di piombo (siamo a Francoforte negli anni Settanta), in un presente che le procura fastidiosa sofferenza. Il suo passato di ebrea assimilata che, dopo aver trascorso felicemente i primi ventisei anni della sua vita nell’amata patria tedesca, precipita nel tormento della persecuzione nazista non passa, è sempre presente. La rielaborazione del proprio trascorso è spesso dolorosa: per ciò che ha fatto e per ciò che non ha fatto. Si rammarica di non aver saputo dire no: “Ho compreso … di essermi lasciata abolire. Non fu solo colpa di Hitler. Bisogna essere in due, per queste cose, uno che lo fa e uno che lo accetta. Lui ha emanato leggi folli, io le ho seguite. Non prenderei me stessa sul serio se invocassi il fatto che non mi restava altro da fare. Non ho detto no – dire no, l’unica libertà indistruttibile, Antigone ne ha fatto magistralmente uso – io ho detto sì”.
Il romanzo è preceduto dalla accurata prefazione del traduttore Marco Castellari, il quale ci fa conoscere la produzione letteraria della Weil: autrice di molti romanzi e racconti in cui sono fondamentali l’esperienza della persecuzione razziale e il valore della testimonianza. Il volume contiene anche due saggi in appendice. Il primo, della curatrice Karin Birge Büch (Resistenza e omissione: trappole di un’affinità elettiva) è un approfondito saggio critico che aiuta a capire il romanzo e la complessa personalità dell’autrice, col suo senso di colpa, la sua incapacità di odiare e col suo valore del perdono. Il secondo, del curatore Andrea Gilardoni (I Consigli ebraici) è un pregevole saggio storico su uno degli aspetti più controversi e, in parte vergognosi, della tragedia dello sterminio degli ebrei europei.
Grete Weil (1906-1999) , il cui vero nome era Margarete Elisabeth Dispeker, era nata in Baviera in una famiglia ebrea assimilata di estrazione alto-borghese.
Dopo l’ascesa al potere dei nazisti il marito, il drammaturgo Edgar Weil, si era rifugiato in Olanda. La Weil, abbandonati gli studi, lo aveva raggiunto poco tempo dopo.
Durante l’occupazione tedesca dell’Olanda il marito era stato arrestato nel corso di una retata e deportato a Mauthausen, dove era morto nel 1941. La Weil per salvare se stessa, la madre e la suocera, aveva collaborato per un breve periodo con il Consiglio ebraico di Amsterdam; in seguito si era nascosta ed era riuscita a evitare la deportazione e a sopravvivere.
Nel 1947 era ritornata in Germania perché si identificava nelle sue città rovinate e nelle sue brutte case ricostruite, e aveva iniziato a scrivere opere di vario genere, molte delle quali recano l’impronta della sua esperienza di perseguitata. Ma nel Paese della sua lingua madre (la sua casa) non si sentiva vicina a nessuno: la sua gente era stata assassinata e gli altri erano in parte degli assassini.
Tuttavia non provava odio per nessuno. In una sua opera del 1988 scriveva: “Ci sono situazioni in cui si deve odiare. In questo non sono molto brava. Durante i giorni del rastrellamento ho desiderato ardentemente che giungessero (…) gli aerei degli alleati, che gettassero un paio di bombe. Ma odiare? Non avrei potuto vivere se l’odio fosse diventato troppo grande e io avessi pensato che l’intero popolo tedesco fosse colpevole. Semplicemente, non avrei potuto vivere. E io vivevo tanto volentieri”.
Maurizio Ghiretti
Gli incubi che prendono forma nella notte della guerra e della Shoah diventano a volte libri di memorie, raccontati per gli adulti ma anche, con più attenzione e delicatezza, per ragazzi. Segnaliamo in particolare, per quest’ultima categoria, alcuni volumi pubblicati di recente: Giulio Levi (1940-1945 Gioele, fuga per tornare, Fatatrac, pp. 80, euro 11,00) trova la forza di ritornare alla sua infanzia per raccontare ai bambini di oggi, con le emozioni e le parole di allora, la storia della sua famiglia; siamo negli anni delle leggi razziali, in Italia. Il racconto della fuga in Svizzera, basato su documenti originali e su frammenti di memoria, parla di brevi soste e spostamenti improvvisi, di campagne e città sconosciute, di campi profughi. Gioele, trascinato da eventi più grandi di lui, non capisce il perché delle partenze precipitose, dell’allontanamento dai genitori e dalla sorellina, di una vita che lo vede via via “ospite” di famiglie diverse, con abitudini e lingue ignote.
Monika Diana Sears, (La bambina sotto il tavolo, Aliberti editore, pp. 111, euro 9,90) ebrea polacca, è bambina al tempo della Seconda Guerra Mondiale, sopravvissuta alla tragedia dell’Olocausto. Una comunità di donne coraggiose, madri, zie, figlie, si muove sullo sfondo di questo lungo racconto, e costituisce il coro al quale la piccola Monika fa riferimento. La privazione dell’infanzia, il bisogno di crescere in fretta e il costante richiamo al silenzio sono l’eredità devastante di questa esperienza, che passa di generazione in generazione. Monika dedica ai suoi nipoti la sua memoria, perché niente vada perduto.
Diversa la storia di Erika Silvestri (Il commerciante di bottoni, Fabbri editori, pp. 159, euro 9,90) che ha 14 anni quando incontra Piero Terracina la prima volta, nella sua scuola di Ladispoli. Un sopravvissuto. Un uomo che avrebbe portato per sempre dentro di sé il dolore di aver perduto la famiglia per poche lire, venduta ai nazisti. Erika rimane sorpresa quando lo incontra: una persona che doveva parlare di una vita vissuta nell’orrore, ma sapeva farlo con il sorriso. Tra i due nasce una bella amicizia e Erika diventa la nipote adottiva di Piero, che non ha mai più avuto una famiglia.
Ancora le voci di ragazzi sono quelle che ci porta Laurel Holliday (Ragazzi in guerra e nell’Olocausto, il loro diari segreti, Tropea, pp. 314, euro 16,90). La prima raccolta di diari tenuti da bambini e ragazzi di ogni parte d’Europa durante la Seconda guerra mondiale. Dai ghetti della Lituania, della Polonia, della Lettonia e dell’Ungheria ai campi di concentramento di Terezin, Stutthof e Janowska, dalle strade bombardate di Londra e Rotterdam alla prigione nazista di Copenaghen, queste pagine, sconosciute al grande pubblico e conservate in poche copie, raccontano cosa significhi per un adolescente vivere ogni giorno con la consapevolezza che può essere l’ultimo. Ma è proprio in situazioni tanto drammatiche che la scrittura testimonia un’irriducibile voglia di vivere.
Una sorella ricostruisce affettuosamente la vita di suo fratello, inserendola in quella della famiglia veneziana di origine. E’ Anna Ancona che racconta in un agile libretto (Il rosa e il nero, pensieri in versi e in prosa, La Giuntina, pp. 159, euro 13,00) la vita di Paolo, “una persona speciale”, che lasciò l’Italia nel 1948, non ancora maggiorenne, per trasferirsi in Israele e lì vivere la grande avventura della costruzione di questo Paese. Avventura che lo stesso Paolo racconta e commenta nel suo prezioso libro di pensieri, in lettere e poesie che scrive regolarmente da quando è ragazzo.
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Shabbath
Yitrò - 22 Shevat
• Inizio: Venerdì 5 Feb. h 17.04
• Fine: Sabato 6 Feb. h 18.21
• Parashà:
Yitrò
• Haftarà: Isaia 6: 1 - 7: 6; 9: 5-6
(I = rito italiano S = rito sefardita A = rito ashkenazita)
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Rosh Chodesh
Adàr - 14 e 15 febbraio
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Festività
Purim - 14 Adàr
• Inizio: 27 Feb. h 17.35
• Fine: 28 Feb. h 18.49
• Parashà: Purim
• Haftarà:
(I = rito italiano S = rito sefardita A = rito ashkenazita)
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