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“Un volo nella notte, e poi la luce”
Dopo il coma, il risveglio. Giovanna Rosadini “guarisce” con un libro
Gli affetti vitali in famiglia, un fitto lavoro editoriale, la propria spiritualità intrecciata con la comunità ebraica di Milano, un mondo interiore ricco e le amicizie, molte e forti. Insomma la vita completa, nella sua pienezza. Ma da un po’ di tempo c’è quel fastidio all’orecchio sinistro, attribuito a una vecchia otite che torna a farsi sentire. E infine -è il 28 maggio 2005- il blackout. Giovanna Rosadini, studiosa, editor appassionata di poesia e autrice lei stessa, attraversa l’esperienza del coma, in seguito a un arresto cardio-respiratorio. Venti giorni di totale incoscienza: “un volo nella notte/ un tuffo dentro l’acqua più profonda”. Poi, per fortuna, il risveglio. Torbido e faticoso all’inizio, con la realtà e il sogno che si scambiano e la percezione del mondo che resta ovattata e distante. Finché, dopo un paio di mesi, senza riuscire ancora a parlare, Giovanna ricomincia a scrivere. Rinasce dal silenzio con una poesia. È il nucleo germinale di questa raccolta, Unità di risveglio, uscita da Einaudi nella storica “collana bianca” (Giovanna Rosadini, Unità di risveglio, Einaudi, pp. 124, € 11,50).
Un libro come un’andata e ritorno dalla “Terra di nessuno” (s’intitola così la sezione centrale della raccolta), che scuote, inquieta e conquista per l’intensità e la bellezza. Da una parte c’è la descrizione, quasi da anatomista, del proprio corpo perduto in questo limbo, “uno scafandro ottuso/ sul fondo del mare”.
Dall’altra, in controcanto, con una poesia narrativa ma intessuta da rime raffinate e cruciali, c’è il sangue vivo, il soprassalto dei sentimenti, il colore e l’amore che dal nulla ricompongono i pezzi di un’esistenza in qualcosa di diverso, di nuovo. È una raccolta importante quella di Giovanna Rosadini. Ha l’ambizione, e ci riesce, di riportare la poesia nel recinto del concreto, lontanissima dallo sperimentalismo sterile e dall’accademia; in una linea ideale che parte da Montale, Caproni e attraverso la migliore lirica anglosassone, da W. H. Auden a una contemporanea come Sharon Olds.
Signora Rosadini, lei scrive: “Eppure non mi sono persa,/ ho continuato a esserci,/ diversa, ed ascoltare il mondo/ da lontano, le vostre voci/ sussurrate piano”. Come appare il mondo da quella distanza?
Tutto si confonde, quello che stai vivendo e l’attività onirica, intensissima. Ho questo ricordo, per esempio, di me e di un amico che salivamo su un disco volante per un lungo viaggio, tra Stati Uniti e Israele. Poi ho ricollegato che erano le luci della Tac, reinterpretate nella mia dimensione. Eppure sono convinta che proprio grazie agli affetti familiari e degli amici ci siano state queste funi che mi hanno ancorata a questa terra”.
Sentimenti e legami. Ma anche il rapporto con la Comunità, importante durante e dopo quest’esperienza drammatica...
“Proprio le mie amiche della Comunità di Milano, durante il mio coma, hanno formato dei gruppi di preghiera, leggendo ininterrottamente i Tehillim, i Salmi di Davide. È stato l’abbraccio di un’intera collettività che, in qualche modo misterioso, ha esercitato la sua energia positiva. E sono grata a Rav Roberto Colombo: lui stesso, la mattina, ha continuato a portare i miei figli Bianca e Matteo al Tempio, come un padre. Mentre mio marito, come una trottola, correva da una parte all’altra dell’Italia per provvedere alla mia assistenza”.
La raccolta è divisa in tre momenti simbolici: Sintomi, Terra di nessuno, Itaca. E la prima sezione, con questi versi “epigrafici”, ha un valore di preludio.
“Ho iniziato a scrivere i Sintomi ben prima del mio buco nero. Ma presagiscono in maniera sorprendente ciò che stava per succedere. Sono convinta di quello che sostiene un altro poeta, Raffaello Baldini: ‘Il poeta è uno sciamano all’incrocio di una serie di linee di forza’. E ha la capacità di metterle per iscritto”.
Unità di risveglio è una parabola completa, un libro che ruota intorno a un centro di forza. Dopo, che cosa si può scrivere?
“Sì, credo di aver ‘elaborato’ una parte decisiva della mia vita in questi versi, anche se l’esperienza continuerà ad agire in me. Poi, ho scritto altre poesie, di memoria e su argomenti differenti. Ora, però, sto finalmente ultimando un testo a cui tengo molto. S’intitola ll numero completo dei giorni, ed è una lettura diaristica su Torà e Pentateuco. Ci stavo lavorando quando mi sono ammalata”.
“Inscriversi nello spartito orizzontale/ di nuvole, indaco cielo e azzurro mare/ nel pentagramma che inizia dalla costa”. E’ l’ultima poesia di Unità di risveglio. L’approdo a questa Itaca pare rasserenante. Com’è cambiato il suo approccio alla vita?
“La mia vera paura era di non riuscire più a esprimermi, a recuperare il talento della scrittura. Invece, oltre a quello, ho riacquistato quasi completamente anche le mie facoltà fisiche... Sono una donna molto fortunata. Ho oltrepassato quella frontiera tra morte e vita, che mi dà questa consapevolezza non tanto della prima, quanto della seconda.
Mi torno in mente quando sono arrivata a Milano, dopo la lunga riabilitazione. Anche i giardini polverosi di periferia mi sono apparsi bellissimi. Mi sono sentita per la prima volta -io, ligure e legata al mare - a casa anche qui. Felicemente.
La vita oggi è differente: ne ho una percezione più intensa. E comunque lo devo a questo viaggio fatto in un luogo così oscuro e lontano”.
Mauro Querci
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Shabbath
Nitzavìm e Vayélekh - 25 Elùl
• Inizio: Venerdì 3 Set. h 19.28
• Fine: Sabato 4 Set. h 20.40
• Parashà:
Nitzavìm e Vayélekh
• Haftarà: Isaia 55: 6 - 56: 8
(I = rito italiano S = rito sefardita A = rito ashkenazita)
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Rosh Chodesh
Tishrì - 9 Settembre
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Festività
Rosh Ha Shanà - 1- 2 Tishrì
• Inizio: 8 Set. h 19.19
• Fine: 10 Set. h 20.26
• Parashà: Rosh Ha Shanà
• Haftarà: I Samuele 1:1 - 2:10
(I = rito italiano S = rito sefardita A = rito ashkenazita)
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