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Vignette infami
Siti web pieni di calunnie e falsi storici
Siti web pieni di calunnie e falsi storici. disegni agghiaccianti con israeliani al posto dei nazisti. il nuovo odio antisemita cresce sull’onda dei fatti di gaza. E corre in rete. La crisi mediorientale È l’alibi perfetto per chi fa finta di non capire le ragioni di Israele e così scagliarsi contro gli ebrei
Mariano Mingarelli, fondatore e presidente dell’Associazione di amicizia italo-palestinese, sostenitore di boicottaggi e di ogni iniziativa a favore della causa palestinese e contro Israele, si è dimesso dal comitato di consulenti di Infopal, l’agenzia di stampa diretta da Angela Lano (una delle militanti che era a bordo della flottiglia turca che ha tentato di forzare il blocco per approdare a Gaza). Motivo? La presenza di intellettuali che hanno atteggiamenti antisemiti, negazionisti o comunque troppo aggressivi nei confronti di Israele.
Se persino il presidente dell’Associazione di amicizia italo-palestinese fa scattare l’allarme rosso sul pericolo antisemitismo, vuol dire che le cose stanno cambiando. E in peggio. Sfaccettato e poliedrico, il pregiudizio antiebraico è un fenomeno in crescita. Ce lo racconta oggi una recente ricerca svolta dal CDEC che così classifica le sue varie forme: c’è un antisemitismo classico che tende a sottolineare la distanza sociale che separa ebrei da non ebrei, descrivendo gli ebrei come gente diversa è un po’ “infida”. C’è poi un antisemitismo moderno che sottolinea il presunto potere di cui gli ebrei disporrebbero, unito all’ambiguità dei loro legami identitari e di fedeltà (sono italiani?, stranieri?, ma che cosa sono, in verità?). C’è un antisemitismo cattolico, integralista -fortunatamente minoritario- per cui perfino lo scandalo della pedofilia nella Chiesa è attribuito a un attacco sionista. Esiste un antisemitismo che nasce dal fastidio per un popolo che non si è mai normalizzato, per un ebreo diverso ma uguale. Un antisemitismo da “inafferrabilità dell’ebreo” come lo definisce il sociologo Zygmunt Bauman. C’è, infine, un nuovo antisemitismo, sempre più violento, legato all’attualità e che pesca nelle due più recenti dimensioni dell’identità ebraica: quella collegata al ricordo della Shoà e quella dei legami con lo Stato d’Israele.
Ma esiste anche una grande area grigia -quella di chi non approva ma neanche disapprova affermazioni fortemente antiebraiche- che costituisce una parte ampia del campione analizzato (43%), che rischia di essere contaminata da discorsi e atteggiamenti antisemiti. Questo è oggi il vero pericolo: che il virus esca dai laboratori dove viene coltivato e arrivi al più ampio tessuto sociale che potrebbe accoglierlo. Ma di che cosa parliamo quando facciamo riferimento all’area grigia?
Gli atteggiamenti verso gli ebrei quasi sempre si riferiscono a una figura di ebreo astratto, non conosciuto, collocato a distanza di sicurezza e immune a qualunque informazione fornita dall’esperienza e da qualsiasi emozione suscitata da un rapporto personale. Data la scarsa conoscenza degli ebrei, si possono proiettare su di loro molte delle proprie insicurezze, paure, ambiguità. Insicurezze e paure che crescono nella società contemporanea con la globalizzazione, la crisi economica, l’immigrazione, la maggiore fatica a comprendere quello che ci circonda.
Lo sappiamo, in Italia esiste, ed è sempre esistita, una ristretta quota di antisemitismo duro e puro, ma va sottolineato che al suo fianco esiste anche un’area estesa di pregiudizi e ignoranza. Un atteggiamento, un sentimento di insofferenza, rancore, antipatia verso gli ebrei che accompagna da secoli la relazione tra ebrei e non ebrei. Talvolta anche in assenza di ebrei. È questa una componente di pregiudizio antiebraico che si differenzia dall’antisemitismo per la sua maggiore volubilità.
Questo tipo di antisemitismo è come un fiume carsico, una sorta di corrente sotterranea che riemerge a seconda delle circostanze. I motivi sono molteplici e variano con il variare della situazione sociale, economica e politica della società.
Sicuramente negli ultimi 60 anni abbiamo assistito a un cambiamento di atteggiamenti. La vicinanza storica con la Shoah aveva, in un certo modo, congelato i sentimenti antiebraici perché era diventato inammissibile essere antisemiti. Molte affermazioni erano diventate impronunciabili. Ma con il passare degli anni abbiamo assistito a un processo di scongelamento di questi atteggiamenti, una forma di sdoganamento. Certo, solo da parte di una minoranza, ma col rischio di contaminare pensieri e parole di altri. E così, col passare degli anni, l’antisemitismo si è lentamente ma inesorabilmente affrancato e oggi rischia di tornare a essere qualcosa di socialmente accettabile. Innegabilmente, a offrire questa opportunità è stata la nascita dello Stato di Israele e l’esplodere del conflitto israelo-palestinese. L’intrecciarsi di questi percorsi storici ha permesso di spostare l’aggressività sociale dagli ebrei allo Stato ebraico.
L’Antisemitismo nei simboli
La demonizzazione di Israele, l’equiparazione del governo israeliano con quello nazista, hanno rappresentato un atteggiamento politico nefasto e fatto nascere un territorio semantico pericoloso. La banalizzazione della Shoah, l’utilizzo fuorviato della parola e del concetto di Olocausto, la sovrapposizione tra il Maghen David e la svastica, non solo hanno inquinato i muri delle nostre città, intasato i siti web e alcune pagine di giornali, ma hanno lentamente reso possibili pensieri, atteggiamenti e posizioni politico-culturali fino a ieri inimmaginabili in soggetti sociali che parevano esserne immuni.
La tesi di Levi Sullam è che il sentimento antiebraico sia un vero e proprio archivio che custodisce e sedimenta mezzi diversi. Usa il termine “archivio” nel senso che gli attribuisce il filosofo Michel Foucault, quello di un repertorio in cui s’incrociano immagini, luoghi retorici, ragionamenti, meccanismi concettuali. Tutti elementi che danno vita all’antiebraismo come pratica discorsiva, che nel tempo si riattiva, si rimobilita e si ricontestualizza a seconda delle diverse situazioni storiche. È questo il caso del riemergere dell’antisemitismo in relazione ad accadimenti in Medio Oriente (basti pensare all’episodio della cosiddetta flottiglia pacifista partita dalla Turchia) oppure in concomitanza con date simboliche (il giorno della Memoria). Ogni crisi in Medio Oriente risveglia sentimenti antisemiti. È successo con le diverse intifada, con la guerra in Libano, con l’operazione Piombo Fuso. Dal 2000 in poi il “discorso” antiebraico ha fatto un salto di qualità in termini di tono e aggressività.
Più l’azione militare israeliana nei confronti di Hamas diventava dura, con la costernazione anche della comunità internazionale più vicina a Israele, e più la propaganda antisemita dei gruppi più oltranzisti sia di destra sia di sinistra, faceva breccia nella zona grigia risvegliando l’antiebraismo “dormiente”.
Durante le operazioni militari israeliane a Gaza del 2009, abbiamo assistito ad una serie di episodi emblematici: l’invito a boicottare i negozi che “si rifanno alla Comunità israelitica romana” di un sindacato di categoria italiano, il sigillo alle serrature di 22 negozi di ebrei, la crescita esponenziale di azioni intimidatorie a carattere antiebraico in Francia, il grido “Hamas, Hamas, gli ebrei nelle camere a gas” scandito in una manifestazione antisraeliana in Olanda. L’Aftonbladet, giornale svedese che vende un milione e mezzo di copie su nove milioni di svedesi, ha pubblicato un paginone sostenendo che i soldati d’Israele uccidono i giovani palestinesi per “raccoglierne” gli organi.
È con il cavallo di Troia della propaganda antisraeliana che l’antisemitismo entra nella zona grigia e può creare le condizioni per una pericolosa condivisione di luoghi comuni che, partendo da Israele, arrivano agli ebrei.
Il rischio di questa contaminazione culturale è il crescere di una insofferenza che dagli ebrei come categoria astratta passa all’ebreo come persona concreta, fisica. Con l’idea di rendere giustizia ai palestinesi si bruciano bandiere israeliane, si disegnano svastiche sui muri, si gridano slogan inneggianti alla distruzione di Israele, e si arriva a chiedere di boicottare i negozi di proprietari ebrei. Step by step il pregiudizio si estende, e il rischio è che dalle opinioni si passi alle azioni.
E anche in questi giorni, dopo la vicenda della cosiddetta flottiglia della pace, abbiamo assistito a manifestazioni al ghetto di Roma e grida rivolte contro gli ebrei romani (fascisti!, assassini!), con affermazioni che lasciano di sasso: “La svastica nazista è la bandiera di Israele” (Fidel Castro); “Tornatevene ad Auschwitz” (frase gridata dai “pacifisti” della flottiglia). Cresce oggi sempre più un antisemitismo antisionista e trasversale (estrema destra e estrema sinistra pescano dallo stesso pozzo, e ormai assistiamo a un’alleanza tra sinistra e fondamentalismo). Angela Lano e Claudio Mutti, -i due italiani salpati per Gaza e che sono a libro paga della radio dell’Iran-, scrivono entrambi su siti negazionisti, che denigrano “l’ebreo Carlo De Benedetti”, firmano appelli sul “cosiddetto olocausto” e assistono i figli dei kamikaze. E su un sito abitualmente frequentato da “populisti estremisti”, quello di Beppe Grillo, vengono postati commenti antisemiti come: “Il 90% degli ebrei sono il cancro del pianeta, idolatri di potere e denaro infettano anche le menti altrui coi loro squallidi ideali e sono causa di fame e guerre direttamente o indirettamente”; “Israele è uno stato confessionale (e questo fa già vomitare) il cui popolo è il più razzista della storia. Pretendere di tenere per le palle miliardi di persone in nome di dio e della sicurezza è il primo passo per una guerra definitiva”; “… e poi dicono che il cattivo era Hitler!”; “Certo che molti americani con una parte di ebrei sono incazzati. Tra le torri gemelle, il crack finanziario, le speculazioni finanziarie e lobby, controllo editoriale e mediatico, di sta razza di esseri non se ne può proprio più…”.
Infine c’è l’antisemitismo ai tempi di Internet. A partire dal 2000, infatti, sul web ha preso piede una rete di comunicazione tra estrema destra e fondamentalismo islamico. E una nuova preoccupazione nasce dai social network, anche a causa della natura stessa del web, dove la totale libertà di espressione, la mancanza di regole per blog o social-network (a parte quelle che essi stessi si danno, quindi assolutamente soggettive), hanno portato al proliferare di 8.000 siti, blog, forum e chat antiebraici a livello mondiale. In Italia? Per ora sono circa 50 gli spazi on line che rilanciano l’odio antisemita. Ed è grazie alla Rete che oggi si possono diffondere I Protocolli dei Savi di Sion (disponibili praticamente in tutte le lingue, introvabili fino a pochi anni fa in versione cartacea perché si potevano acquistare solamente in alcune librerie specializzate), il Mein Kampf, film antiebraici tra cui Süss l’ebreo.
Il rischio è la sempre più diffusa accettazione, nel mondo di Internet, dell’antisemitismo, o di altri atteggiamenti discriminatori, che la società “reale” aveva imparato a ripudiare. Il vero rischio dell’antisemitismo on line è la sua capacità di influenzare i valori sociali, soprattutto tra i più giovani: sul web si condividono i contenuti con facilità, ma chi certifica la correttezza storica di questi contenuti? Il pericolo, infatti, non è tanto che sul web girino queste tematizzazioni antisemitiche, il pericolo è che occhi sprovveduti le leggano, le accettino come storicamente valide e le trasformino in dato di realtà. La tecnologia crea un ambiente dove l’antisemitismo, o altre forme di odio, diventano accettabili all’interno della società. Quello che inizia nella comunità on line può poi influenzare i reali comportamenti sociali: Internet è uno dei mezzi, il più sfuggente e pericoloso, con cui questi militanti parlano all’area grigia. Non dobbiamo quindi abbassare la guardia. Anche in presenza di un basso tasso di episodi e aggressività antisemita, come accade in Italia. È importante preoccuparsi della possibilità della zona grigia, di essere manipolata. Comprendere il possibile rapporto di connivenza tra questa “area grigia” (una maggioranza silenziosa) e i militanti antisemiti è la sfida del futuro.
Betti Guetta
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Shabbath
Nitzavìm e Vayélekh - 25 Elùl
• Inizio: Venerdì 3 Set. h 19.28
• Fine: Sabato 4 Set. h 20.40
• Parashà:
Nitzavìm e Vayélekh
• Haftarà: Isaia 55: 6 - 56: 8
(I = rito italiano S = rito sefardita A = rito ashkenazita)
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Rosh Chodesh
Tishrì - 9 Settembre
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Festività
Rosh Ha Shanà - 1- 2 Tishrì
• Inizio: 8 Set. h 19.19
• Fine: 10 Set. h 20.26
• Parashà: Rosh Ha Shanà
• Haftarà: I Samuele 1:1 - 2:10
(I = rito italiano S = rito sefardita A = rito ashkenazita)
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