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	<title>Mosaico</title>
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	<description>Sito ufficiale dell Comunit&#224; ebraica di Milano</description>
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		<title>Nel mosaico di Los Angeles gli ebrei sono un tassello immancabile</title>
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		<pubDate>Fri, 24 May 2013 05:18:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Brazzo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>

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		<description><![CDATA[Una mostra del Centro Autry di Griffith Park, ripercorre luoghi e figure del fecondo incontro che ha contribuito a fare di LA un mito <br /><a class="readmore-link" href="http://www.mosaico-cem.it/articoli/gli-ebrei-nel-mosaico-di-los-angeles">Leggi l'articolo</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-41795" href="http://www.mosaico-cem.it/articoli/gli-ebrei-nel-mosaico-di-los-angeles/attachment/mosaic_la"><br />
</a><a rel="attachment wp-att-41795" href="http://www.mosaico-cem.it/articoli/gli-ebrei-nel-mosaico-di-los-angeles/attachment/mosaic_la"><img class="alignleft size-full wp-image-41795" title="Jews in the Los Angeles Mosaic - Detail" src="http://www.mosaico-cem.it/wp-content/uploads/2013/05/Mosaic_LA-e1369372044796.jpg" alt="" width="300" height="222" /></a>Per chi nei prossimi mesi dovesse trovarsi dalla parti di Los Angeles, non potrà perdersi la mostra che il <a href="http://theautry.org/">Centro Nazionale Autry di Griffith Park</a> dedica agli ebrei di LA.<br />
<strong>&#8220;Jews in the Los Angeles Mosaic&#8221;</strong> questo il titolo dell&#8217;esposizione, ricompone il mosaico cittadini con le tessere delle figure che hanno contribuito a rendere questa città così particolare, a tratti unica, nel panorama americano.<br />
150 storie, documenti e poi oggetti, fotografie di famiglia e della comunità, tutto per raccontare come gli ebrei di Los Angeles, nell&#8217;ultimo secolo e mezzo abbiano contribuito a plasmare la fisionomia, la cultura e anche la politica della città attraverso la loro diversità e il loro dinamismo.<br />
La mostra è originale anche perchè ripercorre la storia della presenza ebraica quartiere per quartiere, da quello dei grandi studios cinematografici a quello delle aree suburbane di Boyle Heights e Fairfax. Fra le storie di personaggi divenuti celebri, ci sono quelle di Billy Wilder, Max Factor, Frank Gehry.<br />
Gli ebrei di Los Angeles sono stati protagonisti del Novecento americano (e non solo americano), inventando la mitica Barbie (grazie a Ruth Andler e al marito Elliot Stein), ma anche unendosi al  resto della popolazione di LA nell&#8217;elezione del primo sindaco afro-americano della città.<br />
&#8220;Jews in the LA Mosaic&#8221; evidenzia insomma come, nella storia di questa città gli ebrei siano stato una componente essenziale, tasselli immancabili nella ricostruzione del &#8220;mosaico&#8221; cittadino.</p>
<p>Il catalogo della mostra, curato da Karen Wilson e pubblicato dalla <a href="http://www.ucpress.edu/imprint.php?i=taper">S. Mark Taper Foundation Book in Jewish Studies</a>, illustra, nei cinque saggi che lo compongono, la reciproca influenza di ambienti e persone. Si esaminano l&#8217;impegno ebraico per la popolazione di frontiera, la &#8220;yiddish Kultur&#8221; e l&#8217;attivismo sindacale, il tema dell&#8217;identità etnica e i film di Hollywood, le donne ebree e la politica locale. Accompagnato da un ricco apparato iconografico, il catalogo ripercorre il lungo rapporto fra la città e gli ebrei mettendo in evidenza l&#8217;importante apporto degli ebrei losangelini alla formazione del mito stesso di Los Angeles.</p>
<p>Los Angeles ospita oggi una delle comunità ebraiche più grandi del mondo, seconda solo a Tel Aviv, New York e Gerusalemme.</p>
<p>La mostra, inaugurata lo scorso 10 maggio, rimarrà aperta fino al 5 gennaio 2014.</p>
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		<title>Gli ebrei in fuga da Malmo</title>
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		<pubDate>Fri, 24 May 2013 04:25:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Brazzo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>

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		<description><![CDATA[Un articolo di Giulio Meotti racconta la situazione di crescente tensione per gli ebrei di una delle maggiori città svedesi. <br /><a class="readmore-link" href="http://www.mosaico-cem.it/articoli/attualita/gli-ebrei-in-fuga-da-malmo">Leggi l'articolo</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In diverse occasioni Mosaico ha dato notizie di episodi di antisemitismo in Svezia, e in particolare nella città di Malmo &#8211; ma ha dato notizia anche del premio assegnato al giovane musulmano per la sua attività educativa contro l&#8217;antisemitismo nelle scuole proprio di Malmo.<br />
In questi giorni<a rel="attachment wp-att-41790" href="http://www.mosaico-cem.it/articoli/attualita/gli-ebrei-in-fuga-da-malmo/attachment/malmo-2"><img class="alignleft size-medium wp-image-41790" title="malmo" src="http://www.mosaico-cem.it/wp-content/uploads/2013/05/malmo-300x170.jpg" alt="" width="300" height="170" /></a> anche Giulio Meotti, giornalista de Il Foglio e autore di recente  di un libro dal titolo &#8220;La kippà blasfema&#8221;, ha dedicato un articolo alla vertiginosa crescita dell&#8217;antisemitismo nella città di Malmo, <strong>&#8220;Gli ebrei fuggono in massa dal &#8216;giardino delle rose&#8217; della Svezia&#8221;.</strong></p>
<p><strong> </strong>Città rifugio per molti ebrei dell&#8217; nord ed est Europa, negli anni &#8217;70 Malmo era arrivata ad avere una comunità ebraica di oltre duemila persone. Oggi, scrive Meotti, &#8220;sono rimasti in cinquecento. La maggior parte sono partiti per Stoccolma o per l’estero. &#8216;Abbiamo mappato tutti gli ebrei di Malmö, siete stati selezionati per l’annichilimento&#8217;, recita una delle molte minacce arrivata alla comunità ebraica locale. La columnist del Jerusalem Post Caroline Glick ha scritto che &#8216;Malmö è uno dei posti più pericolosi in Europa per gli ebrei&#8217;. La Svezia è stata nel Novecento uno dei luoghi più accoglienti per gli ebrei, che sono circa ventimila in tutto il paese (da lì viene anche l’eroe di Budapest, Raoul Wallenberg). E proprio Malmö fu “lo shelter”, la città-rifugio dei molti ebrei scandinavi che riuscirono a fuggire alla deportazione nazista nella vicina Norvegia e Danimarca&#8221;.</p>
<p>&#8220;Ora però qualcosa si è incrinato&#8221;, osserva Metti. &#8220;Anche a livello di opinione pubblica. Un recente sondaggio recita che il 68 per cento degli svedesi ha una opinione “molto negativa” di Israele. Nessun altro paese occidentale ha percentuali simili. Profanazioni di cimiteri, bombe molotov contro i centri ebraici, assalti agli ebrei fuori dalla sinagoga oppure apostrofati con un “jävla jude”, “maledetto ebreo”, per strada, è questa ormai la routine a Malmö. Per la celebrazione dell’ultimo capodanno ebraico in città è stata necessaria la presenza di molti poliziotti schierati a difesa degli edifici ebraici&#8221;.</p>
<p>Secondo quanto riporta da Fredrik Sieradzki della comunità ebraica, sul sito di news in inglese, Local, “molte giovani famiglie di ebrei stanno decidendo di lasciare la città”. E il rabbino della città, l&#8217;americano Shneur Kesselman, ha subito in cinque anni, un centinaio di aggressioni antisemite. &#8220;Si va dalla semplice imprecazione per strada allo schiaffo subito da bande di immigrati, oppure le “lettere antisioniste” recapitate in sinagoga&#8221;.<br />
&#8220;Il Centro Simon Wiesenthal ha diramato un avvertimento a tutti gli ebrei che si recano in visita in città: “Togliete i segni religiosi in pubblico e non parlate ebraico”. Si rischia di diventare un bersaglio&#8221;.</p>
<p>L&#8217;articolo completo di Meotti, non ancora disponibile nella versione online, si può leggere su &#8220;<a href="http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=8&amp;sez=120&amp;id=49256&amp;print=preview">Informazionecorretta</a>&#8220;</p>
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		<title>Dove va l&#8217;ebraismo italiano?</title>
		<link>http://www.mosaico-cem.it/articoli/comunita/dove-va-lebraismo-italiano-2</link>
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		<pubDate>Thu, 23 May 2013 08:31:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ester</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Qual è la situazione attuale dell’ebraismo italiano e delle varie comunità ebraiche presenti nel Paese? Parlano Campelli e Della Pergola<br /><a class="readmore-link" href="http://www.mosaico-cem.it/articoli/comunita/dove-va-lebraismo-italiano-2">Leggi l'articolo</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-41726" href="http://www.mosaico-cem.it/articoli/comunita/dove-va-lebraismo-italiano-2/attachment/olympus-digital-camera-13"><img class="aligncenter size-full wp-image-41726" title="OLYMPUS DIGITAL CAMERA" src="http://www.mosaico-cem.it/wp-content/uploads/2013/05/della-pergola.jpg" alt="" width="300" height="170" /></a>Qual è la situazione attuale dell’ebraismo italiano e delle varie comunità ebraiche presenti nel Paese? In che cosa si differenziano fra di loro i vari centri ebraici sparsi per la Penisola? Queste e molte altre domande e tematiche hanno animato l’interessante serata “Dove va l’ebraismo italiano?” che si è tenuta lunedì 20 maggio presso la residenza anziani di via Arzaga.  Organizzatore dell’evento Rav Roberto Della Rocca, per Kesher, che dopo una breve introduzione in cui si è definito «molto soddisfatto per questa serata»  ha presentato i due importanti ospiti: Enzo Campelli, docente di Metodo di Ricerca all’Università La Sapienza di Roma, e Sergio Della Pergola,  demografo, che insegna presso l’Università Ebraica di Gerusalemme. Durante l’iniziativa, in una sala in cui fra il pubblico c’erano alcune personalità comunitarie, come Rav Elia Richetti,  l’Assessore alla Cultura Daniele Cohen e i consiglieri Gad Lazarov e Simone Mortara, si è parlato di moltissimi argomenti.</p>
<p>Ad aprire la serata è stata la ricerca (<a href="http://www.mosaico-cem.it/articoli/moked-2013-indagine-sullebraismo-italiano-la-forte-volonta-di-essere-comunita">presentata anche al Moked di Milano Marittima</a>) condotta dal professor Campelli, intervistando più di 1422 persone ponendo a loro un centinaio di domande, sui più diversi aspetti dell’identità ebraica. Dalle differenze fra le varie comunità, molto sentito a Milano il problema della conflittualità interna fra i diversi orientamenti culturali fino ai problemi dell’assimilazione, della sopravvivenza della tradizione «avvertita dagli intervistati» ha sottolineato Campelli «anche a prescindere dalla religiosità e dalle mitzvot, come qualcosa che si trasmette nel tempo, da coltivare assieme alla famiglia per trasmettere ebraismo e i suoi valori morali». Insomma quella di Campelli appare come una rappresentazione decisamente realistica e coinvolgente della attuale situazione comunitaria nazionale dove  la maggior parte degli intervistati ha risposto con «grande partecipazione e emotività».</p>
<p>Successivamente ha preso la parola Sergio Della Pergola che ha messo a confronto i dati della sua fondamentale ricerca condotta negli anni Sessanta coi dati contemporanei, mostrando un quadro che, in mezzo secolo, è profondamente cambiato. Della Pergola ha cominciato dicendo che «La guerra dei Sei giorni, del 1967, è stato lo spartiacque per la storia ebraica contemporanea e che negli anni Sessanta il Paese viveva una fase decisamente diversa per certi versi opposta dalla profonda crisi attuale, economica e motivazionale, che sta colpendo il nostro Paese». Continuando la propria analisi con lucidità e precisione lo studioso ha detto che tanti elementi sono profondamente mutati. Come il rapporto con Israele che allora era «quasi inesistente mentre oggi è onnipresente, l’antisemitismo che non è affatto diminuito, ma ancora oggi ben presente. Oggi siamo più colti, più informati di un tempo anche se determinati pregiudizi  e fissità ideologiche sono rimaste quelle di un tempo».</p>
<p>Fra i tanti argomenti del suo intervento, Della Pergola ha  parlato anche delle varie comunità descrivendone in sintesi lo stato attuale. A questo proposito  ha ricordato come  «Milano appare come una comunità eterogenea e non molto coesa, mentre Roma appare semi-autosufficiente e più dominante che in passato. Firenze e  Torino sono molto diminuite nella loro popolazione ebraica, passando da 1500 presenze a meno di mille. Mentre tenace e commovente appare la finzione di piccole comunità, in cui ormai praticamente nessuno vive più, come a Casale Monferrato».</p>
<p>Nella sua rigorosa trattazione, Della Pergola si è poi soffermato sull’evoluzione delle comunità, sui flussi migratori che sono arrivati a metà degli anni Sessanta dalla Libia, dall’Iran e dal Medio Oriente, che però «non sono riusciti ad aumentare più di tanto la popolazione ebraica anche a causa della progressiva assimilazione, dell’alyà e del lento e inesorabile invecchiamento della popolazione».  In merito a questo delicato punto il ricercatore ha sottolineato che c’è stata «una grave diminuzione demografica con una piramide al contrario dove, in linea con la tendenza nazionale, ci sono meno giovani e più anziani  e dove su un campione di 100 adulti il 28 per cento ha oltre 65 anni. Si tratta di una profonda erosione dell’ebraismo italiano, infatti poche sono le nascite e siamo leggermente al di sopra della media italiana, dove ogni famiglia ha in media 1.3 figli».</p>
<p>Accanto a queste allarmanti preoccupazioni sul futuro delle comunità ci sono però anche diverse notizie positive fornite da Della Pergola, specialmente per quanto riguarda l’effettivo e notevole aumento del livello culturale e scolastico della media della popolazione ebraica. «Nel 1965 ben un quarto degli ebrei italiani adulti non aveva frequentato più delle elementari o al massimo le medie, questo valeva soprattutto per la comunità di Roma. Oggi questa condizione sembra scomparsa quasi totalmente, infatti è più che raddoppiata la percentuale dei laureati». Dati interessanti, complessi e non privi di contraddizioni; molte sono state le domande alla fine della serata da parte del pubblico.  Infatti se da un lato è aumentata la consapevolezza e la solidarietà verso Israele, così come negli ultimi anni c’è stato un progressivo incremento della percentuale di persone che osservano le mitzvot ed è molto migliorata la frequenza alle scuole ebraiche, purtroppo, dall&#8217;altro lato, ci sono anche dati decisamente negativi e preoccupanti. Fra i sondaggi è ben presente  il  «crescente desiderio di espatrio fra i giovani, perché non vedono futuro in Italia, con punte del 77 per cento dei ragazzi fra i 18 e i 35 anni e  del 56 per cento fra gli individui di età fra i 36 e i 50 anni». Come ha detto Rav Della Rocca all’inizio della serata si tratta di «dati sorprendenti che devono far riflettere tutti noi e che raccolgono umori, aspettative e preoccupazioni che rappresentano un ebraismo italiano gravemente malato. Assimilazione, calo demografico sono alcune delle malattie e per poterle curare ci vogliono buone diagnosi, come queste analisi, e strategie politiche e culturali».</p>
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		<title>Festival della Cultura Ebraica: si parte!</title>
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		<pubDate>Thu, 23 May 2013 07:12:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Brazzo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sarà uno degli eventi più importanti della prossima stagione e sarà dedicato al tema dello Shabbat. La Comunità si prepara e chiama a raccolta tutte le sue forze. Il Festival in programma per il prossimo settembre,  ha detto rav Roberto della Rocca, direttore scientifico dell'iniziativa, sarà un'occasione di conoscenza e unità, dentro e fuori la Comunità.<br /><a class="readmore-link" href="http://www.mosaico-cem.it/articoli/festival-della-cultura-ebraica-si-parte">Leggi l'articolo</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Annunciato sulle pagine del <a href="http://www.mosaico-cem.it/articoli/disconnessi-e-felici-un-festival-a-milano-per-capire-lo-shabbat"><strong>Bollettino di aprile</strong></a>, il <strong>Festival Internazionale della Cultura Ebraica</strong> di Milano sembra essere entrato finalmente nella sua fase operativa. Dopo mesi di progettazione, di discussione e scambio di idee, quest’importante iniziativa promossa dalla Comunità di Milano entra nel vivo. Così lunedì 20 maggio nella sala della biblioteca della Comunità, si è svolto il primo incontro tra i membri del comitato promotore del Festival e i rappresentanti degli enti e delle istituzioni ebraiche milanesi chiamate a partecipare attivamente alla costruzione del Festival. L&#8217;assessore alla cultura Daniele Cohen, insieme a David Piazza, rav  Roberto Della Rocca e Daniela Ovadia hanno presentato (anche a nome degli altri membri del comitato, David Bidussa, Miriam Camerini, David Fargion, Stefano Jesurum e Daniele Liberanome), la genesi del progetto, le idee-chiave che ne stanno alla base e gli obiettivi di questa iniziativa che si configura nel panorama italiano come un&#8217;evento e un’operazione culturale del tutto originale.</p>
<p>Come ha spiegato Daniele Cohen in Italia non mancano iniziative e momenti dedicati all’ebraismo – si pensi, solo per fare un esempio, al Festival della Letteratura ebraica di Roma, ben rodato, con il suo format, e il suo parterre di scrittori italiani e internazionali; ciò che è mancato finora è una stata una proposta culturale che avesse per fine il racconto degli ebrei attraverso i loro valori fondanti (e non attraverso il prodotto culturale di quei valori, come può essere la letteratura ebraica, l’arte, o il cinema etc.,). In questa lacuna si colloca e si inserisce il Festival di Milano che intende diventare a partire da quest&#8217;anno un appuntamento fisso per la città. Il Festival è promosso dalla Comunità, coinvolge come suo principale partner, il Comune di Milano e si rivolge a tutta la città.<br />
Il dialogo che si è instaurato fra i due poli organizzativi – Comunità e Comune di Milano – a proposito di questo evento, del resto, non è casuale, nè meramente “strategico”.</p>
<p>Uno degli obiettivi dichiarati del Festival infatti è di poter stabilire una relazione con la città e i cittadini che vada oltre gli schemi normalmente proposti dai media; far conoscere cioè quella dimensione stabile e atemporale, impermeabile alla storia, che è data dai valori fondanti ed essenziali dell’ebraicità.<br />
L’obiettivo del Festival, è stato spiegato, è, insomma, quello di raccontare e dire ai non ebrei, chi sono gli ebrei e la fonte preziosa della loro diversità.</p>
<p>Come ha sottolineato rav Della Rocca, “fare cultura significa lavorare sulla rappresentazione di noi stessi”.  Finora gli ebrei hanno indugiato su una rappresentazione di sé basata sulle aspettative degli altri, su quello che i non ebrei si aspettano di sentire e di vedere dagli ebrei. Spesso, ha osservato David Piazza, gli ebrei si sono proposti come bravi italiani, bravi cittadini che hanno partecipato e partecipano attivamente alla vita del paese. L’accettazione e l&#8217;integrazione di noi ebrei nella società si è fondata anche su questo modo di presentarci: uguali agli altri.  Se però vogliamo davvero costruire una società multiculturale, è necessario cambiare tendenza, ricercare l’accoglimento e la comprensione della diversità. Ed è in questa prospettiva che abbiamo voluto creare quest&#8217;occasione di incontro e di conoscenza, ha concluso Piazza.<br />
Il Festival che la Comunità ebraica di Milano sta preparando si propone, per certi aspetti, come una svolta rispetto ad una modalità consolidata di autorappresentazione di noi ebrei. Vuole essere cioè un momento di rappresentazione (e autorappresentazione) consapevole di ciò che siamo a partire dalla nostra diversità, a partire da quella nostra diversa cultura che trova nel riposo dello Shabbat uno dei suoi cardini.</p>
<p>“Lo shabbat ha custodito gli ebrei molto più di quanto gli ebrei abbiano custodito lo shabbat”, sosteneva un grande pensatore, non religioso, come Ahad ahm”, ha osservato rav Della Rocca. Capita anche spesso, ha aggiunto, che chi si trovi a dover spiegare “chi sono gli ebrei” cominci normalmente parlando dello shabbat. Da qui (ri)partiamo anche noi.</p>
<p>C’è un ulteriore obiettivo che sta alla base di questo evento e che è stato più volte sottolineato nel corso dell&#8217;incontro di lunedì scorso e cioè quello di ritrovare nella frammentazione della quotidianità, l’unità della nostra Comunità.<br />
La complessità, talvolta le divisioni, che segnano la Comunità di Milano possono trovare il loro superamento nella partecipazione attiva proprio alla preparazione del Festival. “Partecipare” in questo senso, secondo rav Della Rocca, significa soffermarsi a riflettere sul senso e il valore che lo shabbat  riveste per ciascuno di noi. Questa riflessione può ricondurci a quell&#8217;unità di base e fondante che ci accomuna nella molteplicità dei nostri caratteri.</p>
<p>La seconda parte dell’incontro di lunedì è stata dedicata alla presentazione di Valeria Cantoni della società Trivioquadrivio che curerà tutta la parte organizzativa dell&#8217;evento, e  alle proposte dei vari enti ebraici che hanno aderito all&#8217;appello.<br />
Il programma delle quattro giornate  &#8211; <strong>dal 28 settembre al 1 ottobre</strong>, in contemporanea con la Giornata della Cultura ebraica che si celebra in tutta Europa il 29 settembre &#8211; non è ancora stato reso pubblico. Ciò che è certo per ora è il luogo: il Festival avrà il suo centro nel quartiere della Guastalla, attorno alla Sinagoga, ma anche ai luoghi istituzionali della città come l’Università Statale, la Biblioteca Sormani, la Società Umanitaria, il Teatro Franco Parenti, tutti coinvolti nell&#8217;evento insieme anche alla Fondazione Corriere della Sera che ha aderito anch&#8217;essa all&#8217;iniziativa.<br />
Quanto agli enti ebraici, si attendono per le prossime settimane le loro proposte, che daranno ulteriore corpo al programma delineato finora. Considerato il carattere multiforme e variegato della nostra Comunità, le prospettive attraverso cui sarà declinato il tema dello shabbat saranno sicuramente diverse, originali, talvolta note, più spesso, forse, tutte da scoprire.</p>
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		<title>Voto a porte chiuse per il Bilancio</title>
		<link>http://www.mosaico-cem.it/articoli/comunita/voto-a-porte-chiuse-per-il-bilancio-2013</link>
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		<pubDate>Wed, 22 May 2013 18:30:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Brazzo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunità]]></category>
		<category><![CDATA[Consiglio]]></category>
		<category><![CDATA[Consiglio e Giunta]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Consiglio della Comunità si è riunito martedì 21 maggio per l'approvazione del Bilancio consuntivo 2012 e la discussione di nuove iniziative: il Festival della Cultura Ebraica e la Moshe House<br /><a class="readmore-link" href="http://www.mosaico-cem.it/articoli/comunita/voto-a-porte-chiuse-per-il-bilancio-2013">Leggi l'articolo</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<p>Una discussione e votazione a porte chiuse, così si è svolta la riunione del consiglio della Comunità di Milano martedì 21 maggio 2013. A deciderlo è stato il Presidente stesso della Comunità, Walker Meghnagi, che ha voluto lasciare ai soli consiglieri la discussione e il voto sul bilancio consuntivo dell’anno 2012 &#8211; segno questo che forse le questioni da trattare erano già al centro di notevoli tensioni e delicate controversie. E ciò benchè l’Assessore alle Finanze Raffaele Besso avesse sottolineato come il bilancio fosse in linea con quanto preventivato.<br />
Il voto ha avuto esito positivo nonostante le perplessità iniziali di vari consiglieri su alcune voci, e il bilancio è stato approvato con la sola astensione di Stefano Jesurum.<br />
I dati che emergono, comunque,  sono sicuramente sintomatici della difficile congiuntura economica generale. I contributi pubblici sono diminuiti, e sia le iscrizioni alla scuola ebraica, sia le richieste per la casa di riposo della Comunità, sono in calo. A compensare questa generale contrazione delle risorse, tuttavia sono intervenute una serie di entrate straordinarie, frutto di donazioni, vendite o acquisizioni di beni immobiliari.</p>
<p>Per il futuro si prevedono misure miranti all&#8217;ottimizzazione delle risorse grazie ad interventi di cooperazione e sinergia fra i vari uffici,<a rel="attachment wp-att-41680" href="http://www.mosaico-cem.it/articoli/comunita/voto-a-porte-chiuse-per-il-bilancio-2013/attachment/milano-consiglio"><img class="alignleft size-medium wp-image-41680" title="milano consiglio" src="http://www.mosaico-cem.it/wp-content/uploads/2013/05/milano-consiglio-e1369247403275-300x170.jpg" alt="" width="300" height="170" /></a> su diversi servizi. Una collaborazione trasversale che mira a razionalizzare le spese, mantenendo intatta la qualità delle prestazioni.</p>
<p>Al centro delle discussioni successive, la prima edizione del Festival della cultura ebraica dedicata quest&#8217;anno al tema dello Shabbat. Un evento culturale che, presentato già nel corso dell’ultimo consiglio, si svolgerà a Milano, con una cadenza annuale tra la fine di settembre e i primi di ottobre e dedicato ad un tema specifico, diverso per ogni edizione.</p>
<p>Il primo è già previsto per quest’anno e sarà un momento conoscitivo rivolto alla cittadinanza, ma anche un’occasione di aggregazione importante per la Comunità.</p>
<p>Il progetto è stato presentato dall’Assessore alla cultura Daniele Cohen e commentato anche da Rav Roberto Della Rocca, presente al consiglio in qualità di direttore del Dipartimento Educazione e Cultura dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e come direttore scientifico dell’iniziativa. Il progetto del Festival ha trovato grande assenso ed entusiasmo tra gli astanti, anche se la coincidenza con la Giornata della Cultura Ebraica, è stato osservato dal vicepresidente dell&#8217;UCEI, Roberto Jarach, porterà con sé qualche difficoltà logistica e organizzativa.</p>
<p>In seguito è stato fatto un resoconto delle attività dei Servizi Sociali e di Job &#8211; l’agenzia per l’intermediazione al lavoro della Comunità attiva da circa un anno &#8211; e una presentazione degli obiettivi per il futuro. In particolare si mira sempre più a fornire strumenti per la valorizzazione e il miglioramento delle risorse dei singoli e a creare contatti e sinergie tra le persone, abdicando in parte a un ruolo assistenziale che oltre a essere estremamente dispendioso, finisce per essere sterile nei risultati, limitandosi a porre l’individuo in una posizione di passività  non sempre proficua.</p>
<p>Infine Simone Mortara ha presentato un progetto di grande interesse per i giovani: la creazione anche a Milano di una &#8220;Moishe House&#8221;.  Questo genere di struttura è già presente in altre città del mondo e prevede l&#8217;assegnazione di un appartamento ad un gruppo di giovani che in cambio, si metteranno a disposizione per l&#8217;organizzazione di eventi comunitari dedicati ai giovani. Gli inquilini della Moshe House avranno un sostegno per le spese d&#8217;affitto, coperte per metà dall&#8217;organizzazione Moishe House International e dalla Comunità ebraica. Un bellissimo progetto, che ha per obiettivo l&#8217;incremento dei momenti di incontro e scambio tra i giovani ebrei di Milano, base essenziale del futuro della nostra Comunità Ebraica.</p>
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		<title>“Come e quando ho smesso di essere ebreo”: Shlomo Sand torna con un nuovo provocatorio libro</title>
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		<pubDate>Wed, 22 May 2013 12:00:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Brazzo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L'autore de "L'invenzione del popolo ebraico" torna in libreria con un nuovo libro destinato a suscitare polemiche. Sand questa volta si è tutelato con un'avvertenza iniziale: " molti lettori mi vedranno come un vile; vedranno la tesi centrale di questo libro come  illegittima ed esasperante". <br /><a class="readmore-link" href="http://www.mosaico-cem.it/articoli/come-e-quando-ho-smesso-di-essere-ebreo-shlomo-sand-torna-con-un-nuovo-provocatorio-libro">Leggi l'articolo</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-41675" href="http://www.mosaico-cem.it/articoli/come-e-quando-ho-smesso-di-essere-ebreo-shlomo-sand-torna-con-un-nuovo-provocatorio-libro/attachment/shlomo"><img class="alignleft size-medium wp-image-41675" title="shlomo" src="http://www.mosaico-cem.it/wp-content/uploads/2013/05/shlomo-e1369223948176-300x170.jpg" alt="" width="300" height="170" /></a>Ci sono persone che hanno il gusto della provocazione, che amano andare contro, destabilizzare, urtare. Ne conosciamo tutti qualcuna, sappiamo che sono così e le accettiamo. Ma quando il &#8220;provocatore&#8221; di professione fa lo storico e pubblica libri, non per la ristretta cerchia degli accademici, ma per raggiungere il più ampio pubblico, l&#8217;effetto è dirompente.</p>
<p>Shlomo Sand insegna storia all&#8217;Università di Tel Aviv; un paio di anni fa il suo libro <a href="http://inventionofthejewishpeople.com/">&#8220;The invention of the Jewish people</a>&#8221; è stato nell&#8217;occhio del ciclone per mesi, ha venduto milioni di copie, suscitato dibattiti e polemiche ovunque. Sosteneva in buona sostanza che &#8220;gli ebrei discendono da una pletora di convertiti, provenienti dalle più varie nazioni del Medioriente e dell&#8217;Europa orientale&#8221;, contestando l&#8217;idea diffusa (un mito, per Sand) di un percorso unitario che dall&#8217;epoca biblica arriva senza soluzione di continuità fino ai giorni nostri.<br />
Oggi Shlomo Sand torna in libreria con un nuovo libro destinato a far parlare e suscitare polemiche come e forse ancor più del precedente &#8211; al punto che <strong>&#8220;How and When I Stopped Being Jewish&#8221;</strong> (questo il titolo del libro), è aperto da Sand con un avvertimento: &#8220;Molti lettori vedranno la tesi centrale di questo libro come illegittima, persino esasperante; molti dei lettori che si definiscono ebrei secolari che si ostinano a definirsi ebrei a tutti gli effetti, mi vedranno come un vile, come uno che odia se stesso&#8221;.</p>
<p>Nell&#8217;ampia intervista rilasciata ad <a href="http://www.haaretz.com/culture/books/the-gospel-according-to-sand-we-are-not-jews.premium-1.524748">Haaretz,</a> Sand ha spiegato i temi forti che stanno alla base della sua nuova fatica, a cominciare da quello di &#8216;identità ebraica&#8217;, di &#8216;chi è ebreo&#8217; &#8211; che è in fondo l&#8217;argomento su cui Sand si arrovella da anni. In questo caso in particolare l&#8217;attenzione cade sugli ebrei cosiddetti secolarizzati, gli ebrei laici.<br />
&#8220;La gente normalmente mi dice che io appartengo alla nazione di Albert Einstein, ma io Shlomo Sand, mi sento molto più vicino alla cultura israeliana di Arik Sharon, che non a quella tedesca di Einstein&#8221;.</p>
<p>Sand in sostanza si identifica non con la &#8220;nazione ebraica&#8221;, bensì con quella israeliana.  &#8221;Puoi chiedermi se la cosa mi piaccia o meno, ma la accetto come una realtà&#8221;.</p>
<p>Nel suo libro Sand si chiede se esista una cultura ebraica secolare che tenga uniti gli ebrei non osservanti di tutto il mondo; tenta di capire se vi sia una componente ebraica che collega le filosofie di ebrei laici famosi come Marx Freud e Einstein. &#8220;Il Capitale di Marx, la teoria dell&#8217;inconscio o quella della relatività contribuiscono in qualche modo alla formazione e conservazione della cultura ebraica laica?&#8221; La risposta, secondo Sand è, no. &#8220;Forse che Arthur Koestler può considerarsi uno scrittore ebreo? e Serge Gainsbourg: ha mai scritto canzoni ebraiche anziché francesi?&#8221;<br />
Anche il celebrato umorismo ebraico, alla fine, nella riflessione di Sand, si frantuma, &#8220;è un mito&#8221; dice. &#8220;L&#8217;umorismo di Woody Allen, di Sholem Aleichem attingono a quella cultura yiddish-slavo che è incomprensibile per un ebreo iracheno&#8221;, il cui umorismo, dice Sand, si basa su tutt&#8217;altri schemi e logiche.</p>
<p>Ma se le cose stanno così, allora cosa unisce gli ebrei laici di New York, a quelli di Parigi o Tel Aviv? Secondo Sand, nulla.</p>
<p>&#8220;Quelli che si definiscono ebrei laici non hanno modi di vita in comune; vivono la propria vita ciascuno secondo culture e linguaggi nazionali. &#8220;Se gli ebrei laici sparsi per il mondo, Israele compreso, non condividono fra loro religione, cultura, stili di vita, cosa giustifica la loro inclusione in una nazione esclusiva? Qualche feste e cerimonia? Herzl alla fine dell&#8217;800 festeggiava Hannuka con un albero di natale, e quando nacque suo figlio non lo fece circoncidere. Si può dire che fosse ebreo?&#8221;</p>
<p>Queste però sono solo le premesse di un ragionamento che arriva logicamente a conclusioni molto dure, difficili da accettare, che coinvolgono direttamente lo Stato di Israele e lo attaccano al cuore, senza nessuna pietà.</p>
<p>&#8220;Quanto più si approfondisce l&#8217;argomento, tanto più si arriva ad ammettere che non esiste una cultura unificante per chi non sia religioso. &#8220;Noi&#8221;, dice Sand rivolgendosi all&#8217;intervistatore di Haaretz, &#8220;abbiamo esperienze ed esistenze da israeliani; queste possono avere origini ebraiche e yiddish ma sono israeliane&#8221;.</p>
<p>&#8220;Israele pretende di essere lo stato ebraico, lo stato del popolo ebraico, ma poi non è in grado di definire chi sia un ebreo. Non c&#8217;è nessun criterio linguistico o culturale che possa contribuire alla definizione di chi sia ebreo, dal momento che i discendenti degli ebrei non hanno avuto mai una lingua o una cultura secolare in comune&#8221;. Ciò spiegherebbe per Sand, perché  i legislatori israeliani possano far riferimento solo a criteri religiosi per determinare ciò che fonda l&#8217;identità ebraica: sono ebrei coloro che sono nati da madri ebree e quelli che si sottopongono a processo di conversione autorizzato&#8221;.</p>
<p>Non è difficile trovare contraddizioni in questo, dice Sand. &#8220;Lo stato degli ebrei non è del tutto ebraico. Essere un ebreo nello Stato di Israele non significa che si debbano osservare tutti i comandamenti e credere nel Dio ebraico. È possibile esplorare le credenze buddiste, come ha fatto Ben-Gurion, o mangiare gamberetti, come ha fatto Arik Sharon. Non è nemmeno necessario coprirsi il capo &#8211; la maggior parte dei leader israeliani e i generali dell&#8217;esercito non lo fanno&#8221;.</p>
<p>Per Sand oggi &#8220;essere ebreo in Israele significa innanzitutto e principalmente non essere arabo&#8221;. Nell&#8217;affermare ciò introduce anche una fastidiosa comparazione fra l&#8217;elevato status di vita degli ebrei in Israele con quello dei bianchi nell&#8217;America degli anni &#8217;60, dei coloni francesi nell&#8217;Algeria pre-1962, dei bianchi e degli afrikaner in Sudafrica fino al 1994, dei tedeschi ariani nella Germania degli anni &#8217;30. Rifiuto  invece categoricamente qualsiasi paragone con la Germania degli anni &#8217;40&#8243;.</p>
<p>Questi paragoni, ma soprattutto il discorso  sul rapporto fra arabi ed ebrei nell&#8217;Israele di oggi, l&#8217;attacco diretto alla politica odierna israeliana (ma anche alle politiche per la memoria della Shoah messe in atto in Israele e in Occidente), appaiono, dal discorso di Sand, quasi come l&#8217;obiettivo ultimo del libro, al punto che viene il dubbio che l&#8217;interessante riflessione iniziale sia solo un pretesto per arrivare a queste conclusioni.</p>
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		<title>Napoli: Holocaust Days of Remembrance</title>
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		<pubDate>Wed, 22 May 2013 08:50:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ester</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Holocaust Days of Remembrance]]></category>
		<category><![CDATA[Marina Americana di Napoli]]></category>

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		<description><![CDATA[La Base della Marina Americana di Napoli per l'Holocaust Days of Remembrance ha ospitato un incontro con i sopravvissuti dalla Shoah.<br /><a class="readmore-link" href="http://www.mosaico-cem.it/articoli/napoli-holocaust-days-of-remembrance">Leggi l'articolo</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-41645" href="http://www.mosaico-cem.it/articoli/napoli-holocaust-days-of-remembrance/attachment/foto8"><img class="aligncenter size-large wp-image-41645" title="Napoli" src="http://www.mosaico-cem.it/wp-content/uploads/2013/05/foto8-348x260.jpg" alt="" width="348" height="260" /></a></p>
<p>Il 14 maggio presso la Base della Marina Americana di Napoli in occasione del Holocaust Days of Remembrance si è svolto l’incontro con i sopravvissuti dalla Shoah.</p>
<p>L’evento che ha visto la partecipazione di oltre 200 Marines per ascoltare la testimonianza di Piero Terracina e di Mario Venezia (figlio di Shlomo Venezia) è stato realizzato grazie alla collaborazione della Fondazione del Memoriale della Shoà di Milano <em>(rappresentata da Daniela Di Veroli, con delega del Vicepresidente Jarach ndr)</em> con il Protocollo Relazioni Esterne della Base dei Marines.</p>
<p>Tutto è iniziato dopo l’incontro avuto nell’aprile scorso presso la sede di Londra con i rappresentanti del Holocaust Educational Trust (<a href="http://www.het.org">www.het.org</a>) durante il quale si è “stretta” una collaborazione reciproca ed un gemellaggio per interventi e progetti europei.</p>
<p>Quando la Base dei Marines di Napoli ha contattato la HET di Londra per organizzare l’evento con un sopravvissuto della Shoà, gli è stato suggerito di contattarmi per valutare la possibilità di una collaborazione.</p>
<p>Grazie ai contatti con la sede ANED di Roma, e dopo un’organizzazione durata oltre un mese, è stato possibile realizzare l’incontro.</p>
<p>Arrivata a Napoli nel tardo pomeriggio del 13 maggio sono stata accolta presso la Base, mentre una loro delegazione andava ad incontrare Piero Terracina per accompagnarlo alla Base.</p>
<p>La sera ci ha visti riuniti a cena (kosher parve) insieme a delle famiglie ebraiche americane residenti presso la base.</p>
<p>La mattina abbiamo accolto l’arrivo di Mario Venezia e alle 12.30 presso il Teatro della Base ha avuto inizio l’evento vero e proprio in perfetto orario rispetto al programma distribuito: Apertura a cura di LCDR Jason Levy (Relazioni Esterne); Inno nazionale Italiano; Inno nazionale Americano; Bandiere; Preghiera a cura Chaplain Rav Blum (testo di Chief Rabbi Lord Sacks); Benvenuto a cura del Comandante Generale RDML Frederik J. Roegge; Intervento di Mario Venezia; Intervento di Piero Terracina.</p>
<p>Vedere il teatro gremito di Marines, uomini e donne, ascoltare rapiti gli interventi degli ospiti e scorgere nei loro occhi un velo di commozione è stato davvero toccante, specie per chi ha nel proprio immaginario la figura del Marine come inattaccabile ed emotivamente freddo.</p>
<p>Al termine dell’intervento di Piero, che concludeva l’evento, l’intera platea si è alzata in un applauso sentito e partecipe.</p>
<p>Mario ha fatto personalmente dono al Comandante Roegge del libro del padre Shlomo con la seguente dedica: “Thank you for having such a wonderful event to help us all remember what great losses can occur in a world when few stand-up for what is right. Thank you for your service in the defense of freedom everywhere”.</p>
<p>Abbiamo lasciato la Base augurando alle famiglie ebraiche presenti un felice Shavuot e con la promessa di organizzare presto altri incontri ed eventi. Con l’Ufficio Protocollo abbiamo concordato di organizzare annualmente incontri ed eventi in occasione del Holocaust Days of Remembrance.</p>
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		<title>Digi-Tel (Aviv): il Comune è online</title>
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		<pubDate>Mon, 20 May 2013 06:30:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Brazzo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[In primo piano]]></category>

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		<description><![CDATA[Il sindaco di Tel Aviv Ron Huldai ha presentato la settimana scorsa la "grande rivoluzione digitale" in atto: trasparenza delle informazioni, wifi gratuito in tutta la città e servizi al cittadino online. Start-uppers, sviluppatori, creativi, sono tutti chiamati a raccolta   <br /><a class="readmore-link" href="http://www.mosaico-cem.it/articoli/digi-tel-aviv-il-comune-e-online">Leggi l'articolo</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-41630" href="http://www.mosaico-cem.it/articoli/digi-tel-aviv-il-comune-e-online/attachment/huldai-635x357"><img class="alignleft size-medium wp-image-41630" title="huldai-635x357" src="http://www.mosaico-cem.it/wp-content/uploads/2013/05/huldai-635x357-300x170.jpg" alt="" width="300" height="170" /></a>Tel Aviv sta per diventare la prima città al mondo dove tutti i servizi amministrativi saranno accessibili e gestibili gratuitamente via web. &#8220;Sarà una vera e propria rivoluzione digitale&#8221;, ha detto il sindaco della città Ron Huldai nella conferenza stampa di settimana scorsa.<br />
Il progetto si chiama Digi-Tel e partirà già questa estate.<br />
Da pagare tasse e bollette, a iscrivere i figli a scuola o richiedere  permessi e licenze: si potrà fare tutto via web, evitando le code negli uffici. Non solo: i residenti potranno ottenere informazioni personalizzate sugli eventi in programma nei loro quartieri; prenotare e pagare i biglietti per il teatro e gli eventi sportivi, iscrivere i bambini a scuola e alle attività del dopo-scuola; potranno anche essere aggiornati in tempo reale sulla situazione del traffico cittadino, i cantieri aperti, le strade chiuse e le eventuali deviazioni, i parcheggi disponibili. E grazie ad una &#8220;club card&#8221; personale avranno diritto a sconti per l&#8217;ingresso ai musei, agli spettacoli teatrali, ai concerti.</p>
<p>Lo scopo di Digi-Tel, ha spiegato Huldai, è di rendere la vita più semplice ai cittadini e al tempo stesso alleggerire il carico di lavoro dei dipendenti comunali. Tempo e risorse ora destinate al disbrigo di tutte queste pratiche negli uffici del Comune, potranno essere riassegnate ad altri incarichi e ambiti di lavoro. Sarà un risparmio per tutti, ha sottolineato Huldai.</p>
<p>&#8220;Ci sono tanti giovani impegnati nel settore delle tecnologie, e abbiamo incoraggiato gli imprenditori più creativi a trasferirsi in città creando business incubator per le imprese e lavorando a stretto contatto con le tante start-up che hanno aperto uffici nel centro di Tel Aviv.  Ora vogliamo sfruttare tutti questi talenti per migliorare la qualità della vita dei cittadini. La nostra visione e politica è quella di rendere tutto il più trasparente e aperto possibile ai residenti&#8221;.</p>
<p>Tel Aviv del resto ha già percorso un discreto cammino sulla strada della trasparenza e condivisione dei dati: permessi di costruzione, report e protocolli di pianificazione urbanistica, edilizia e istruzioni sono già stati digitalizzati. Tra non molto, tutti i dati relativi all&#8217;amministrazione comunale saranno accessibili online e gratuitamente, grazie a singole applicazioni che consentiranno a chiunque lo desideri di controllare e verificare le informazioni tramite i propri dispositivi mobili.</p>
<p>E proprio questa sembra la parte più innovativa e interessante dell&#8217;intero progetto. Come ha spiegato uno dei funzionari del comune presente alla conferenza stampa, &#8220;gli sviluppatori web avranno accesso ad una piattaforma dalla quale potranno attingere dati, sfruttarli in maniera creativa per realizzare nuove applicazioni utili al miglioramento dei  servizi e della vita dei cittadini. Si pensi per esempio ad un&#8217;app che sfrutti la geolocalizzazione e la banca dati sui permessi di costruzione: la verifica della regolarità dei lavori diventa estremamente rapida e possibile per chiunque&#8221;, (a cominciare dal Comune stesso). Per favorire lo sviluppo di queste nuove applicazioni di pubblica utilità, il Comune di Tel Aviv ha in programma per la fine dell&#8217;anno, anche un bando di concorso rivolto proprio agli sviluppatori web.</p>
<p>Va aggiunto a tutto questo che il Digi-Tel prevede che in gran parte della città vi siano stazioni di accesso gratuito wii-fii a tempo illimitato &#8211; dalle spiagge ai supermercati, alle vie e piazze principali della città. Grazie a questo servizio, molti residenti potranno persino evitare di fare abbonamenti a pagamento per la connessione internet da casa: potranno usare quello gratuito offerto dal Comune!</p>
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		<title>L&#8217;UGEI si apre anche ai giovani non iscritti alle Comunità</title>
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		<pubDate>Sun, 19 May 2013 17:30:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Brazzo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>

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		<description><![CDATA[La decisione è stata presa nel corso del Congresso straordinario svoltosi a Milano dal 17 al 19 maggio, durante il quale sono stati eletti anche i nuovi consiglieri. <br /><a class="readmore-link" href="http://www.mosaico-cem.it/articoli/attualita/lugei-si-apre-anche-ai-giovani-non-iscritti-alle-comunita">Leggi l'articolo</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La notizia è stata pubblicata nella newsletter l&#8217;Unione Informa arrivata domenica pomeriggio: il Congresso straordinario dell&#8217;UGEI, l&#8217;Unione dei Giovani Ebrei d&#8217;Italia, riunitosi a Milano dal 17 al 19 maggio, apre le sue porte &#8220;a tutti i giovani portatori di un particolare interessamento e legame nei confronti dell’ebraismo per ragioni familiari, anche se non iscritti a una Comunità ebraica. La decisione riguarda in particolare i giovani figli di unioni interreligiose&#8221;.</p>
<p>Il Congresso straordinario di questi giorni si è tenuto dopo le dimissioni ai primi di aprile, del presidente, Susanna Calimani e del Consiglio esecutivo eletto lo scorso novembre a Firenze (Moshe Polacco, Benedetto Sacerdoti, Alessandra Ortona, Raffaele Naim, Sara Astrologo, Gady Piazza, Fiammetta Rimini, Giorgia Campagnano).<br />
I nuovi consiglieri eletti nella riunione straordinaria di Milano sono Margherita Hassan (Milano), Alessandra Ortona (Milano), Benedetto Sacerdoti (Padova), Michal Terracini (Milano), Yoel Hazan (Milano) Emanuele Boccia (Milano), Simone Bedarida (Firenze), Emanuele Gargiulo (Napoli), Filippo Tedeschi (Torino).<br />
Ma al di là delle nomine, ciò che è più interessante sono i temi del dibattito che ha preceduto l&#8217;elezione. Oltre che dei nodi che hanno portato alle dimissioni dei consiglieri; ai problemi economici e di organizzazione interna, si è parlato infatti molto anche di identità ebraica, di partecipazione dei giovani alla vita comunitaria e all&#8217;UGEI stessa. Ed è proprio dal confronto su questo tema che è emersa la novità più rilevante di questo Congresso: la decisione di consentire anche a giovani non ebrei &#8211; ovvero, come si legge su l&#8217;Unione Informa, a &#8220;tutti coloro che si trovano in percorso di conversione da un lato e a coloro che verso l’ebraismo portano un interesse speciale dovuto a un legame familiare dall’altro&#8221; &#8211; di prendere parte alle iniziative dell&#8217;UGEI. Si tratta di una decisione di grande portata e della quale certamente si parlerà ancora.</p>
<p>Durante il Congresso si è parlato anche delle iniziative politiche e culturali di cui l&#8217;Unione dei Giovani Ebrei dovrà farsi promotrice; delle modalità di comunicazione, delle necessarie modifiche statutarie, e anche del rapporto con i giovani della comunità romana, negli ultimi tempi rimasti forse un pò al margine del gruppo UGEI.</p>
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		<title>Dove va l&#8217;ebraismo italiano?</title>
		<link>http://www.mosaico-cem.it/articoli/dove-va-lebraismo-italiano</link>
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		<pubDate>Sun, 19 May 2013 07:21:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Brazzo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Enzo Campelli, Sergio Della Pergola, rav Roberto Della Rocca, presentano e commentano i risultati dell'ultima indagine sull'ebraismo italiano. L'appuntamento, riservato agli iscritti della Comunità di Milano, è per lunedì 20 maggio.<br /><a class="readmore-link" href="http://www.mosaico-cem.it/articoli/dove-va-lebraismo-italiano">Leggi l'articolo</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Chi siamo e dove stiamo andando? Sono queste al fondo le domande da cui, un anno fa, ha preso le mosse l&#8217;indagine sociodemografica sull&#8217;ebraismo italiano condotta da Enzo Campelli. Le risposte che possiamo darci sulla base di questa ricerca, forse non saranno definitive, tantomeno esaustive, certo aiuteranno a capire meglio le tendenze, i problemi, i caratteri della comunità ebraica italiana dei giorni nostri.<br />
Docente di metodologia delle scienze sociali all&#8217;Università La Sapienza di Roma, Campelli infatti ha ricevuto dall&#8217;Unione delle Comunità Ebraiche Italiane l&#8217;importante incarico di tracciare una mappa dell&#8217;ebraismo italiano; i risultato di questo intenso lavoro sono in corso di pubblicazione e saranno pubblicati entro l&#8217;estate. Intanto però, dopo la prima <a href="http://www.mosaico-cem.it/articoli/moked-2013-indagine-sullebraismo-italiano-la-forte-volonta-di-essere-comunita">presentazione allo scorso Moked di Milano Marittima</a><a rel="attachment wp-att-41605" href="http://www.mosaico-cem.it/articoli/dove-va-lebraismo-italiano/attachment/campelli-3"><img class="alignleft size-medium wp-image-41605" title="campelli" src="http://www.mosaico-cem.it/wp-content/uploads/2013/05/campelli1-e1368947658570-300x170.jpg" alt="" width="300" height="170" /></a>, un&#8217;anticipazione dell&#8217;esito dell&#8217;indagine &#8211; svolta a campione tra gli iscritti di tutte le comunità italiane, e che ha visto in campo un nutrito team di ricercatori e intervistatori &#8211; sarà data lunedì 20 maggio nel corso della serata &#8220;Dove va l&#8217;ebraismo italiano?&#8221;, organizzata dalla Comunità ebraica di Milano insieme a Progetto Kesher.<br />
L&#8217;incontro, <strong>riservato esclusivamente agli iscritti alla Comunità</strong>, sarà condotto da Rav Roberto Della Rocca, e vedrà la partecipazione, insieme ad Enzo Campelli, anche di Sergio Della Pergola, demografo fra i più prestigiosi, e autore a sua volta, negli anni &#8217;70, di un&#8217;importante indagine demoscopica sugli ebrei italiani.</p>
<p>Campelli e Della Pergola avranno modo così non solo di commentare i risultati dell&#8217;indagine sull&#8217;ebraismo italiano oggi, ma anche di fare un confronto su come e quanto esso sia cambiato negli ultimi quarant&#8217;anni.</p>
<p>L&#8217;incontro si svolgerà nel Nuovo Centro Diurno Residenza Arzaga, a partire dalle ore 20.00.<br />
Per partecipare è necessaria la prenotazione scrivendo all&#8217;indirizzo <a href="mailto:paola.hazanboccia@gmail.com" target="_blank">paola.hazanboccia@gmail.com</a></p>
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