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	<title>Mosaico</title>
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	<description>Sito ufficiale dell Comunit&#224; ebraica di Milano</description>
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		<title>Israeli Apartheid Week: scontri alla LSE</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Feb 2012 11:01:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Brazzo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Attualità]]></category>

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		<description><![CDATA[Un finto posto di blocco israeliano nel campus della London School of Economics provoca la reazione degli studenti ebrei e scontri con i giovani filo-palestinesi <br /><a class="readmore-link" href="http://www.mosaico-cem.it/articoli/israeli-apartheid-weeek-scontri-alla-lse">Leggi l'articolo</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-28636 alignleft" title="lse_pal" src="http://www.mosaico-cem.it/wp-content/uploads/2012/02/lse+pal+soc-e1329821190882.jpg" alt="" width="300" height="199" />Da otto anni questa parte, in varie città e università del mondo, si organizza fra febbraio e marzo una settimana di manifestazioni anti-israeliane a sostegno della campagna per il boicottaggio.</p>
<p>A Londra, il 20 febbraio, proprio nell&#8217;ambito di queste manifestazioni, si sono verificati scontri violenti, fra studenti ebrei e studenti filo-palestinesi. Il tutto è avvenuto nel campus di una delle università più prestigiose della capitale britannica, la London School of Economics.</p>
<p>Di fronte alla messa in scena di un finto posto di blocco israeliano preparato da studenti filo-palestinesi, alcuni, appartenenti all&#8217;Unione Studenti Ebrei (UJS) hanno reagito con il lancio di gavettoni. Ciò ha provocato, a sua volta,  la risposta violenta degli studenti della Palestine Society.<br />
Il falso posto di blocco, creato dalla LSE Palestine Society, è stato interpretato dagli studenti ebrei come un messaggio intimidatorio nei loro confronti; lo stesso dicasi per le pistole-giocattolo impugnate da alcuni e per l&#8217; &#8220;israeliano!&#8221; che veniva urlato loro contro.</p>
<p>E&#8217; stata una provocazione della Palestine Society che è servita solo ad alimentare la tensione che già esiste fra studenti del campus, si legge sul Jewish Cronicle.</p>
<p>&#8220;L&#8217;unione degli Studenti Ebrei &#8211; ha detto uno dei suoi portavoce &#8211; si è sempre opposta a questo tipo di messe in scena che vengono interpretate dagli studenti ebrei come messaggi intimidatori nei loro confronti. E&#8217; un modo ridicolo e farsesco di leggere una situazione grave e complessa come quella del conflitto fra israeliani e palestinesi&#8221;.</p>
<p>&#8220;L&#8217;UJS  fa appello agli studenti ebrei della LSE perchè non cedano alle provocazioni e alle azioni aggressive e si augura che le autorità dell&#8217;università intervengano perchè situazioni di questo genere non abbiano più a verificarsi&#8221; si conclude il comunicato messo dalla UJS.  &#8221;L&#8217;Unione degli Studenti crede nel diritto di protesta pacifica, ma condanna la violenza. La sicurezza e il benessere degli studenti è della massima importanza e l&#8217;Unione sarà pronta ad esaminare la situazione in collaborazione con l&#8217;università&#8221;.</p>
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		<title>Philippe Karsenty, Israele, la Francia e la manipolazione dell&#8217;informazione</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Feb 2012 08:45:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Brazzo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[In primo piano]]></category>

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		<description><![CDATA[Mercoledì 23 febbraio, a Milano, una serata con il giornalista francese che dieci anni fa fece scoppiare il caso Al Doura.   <br /><a class="readmore-link" href="http://www.mosaico-cem.it/articoli/philippe-karsenty-israele-la-francia-e-la-manipolazione-dellinformazione">Leggi l'articolo</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il rapporto della Francia con Israele dopo il 1967 è stato burrascoso e accidentato come quello di una coppia che ha divorziato, e male. La Guerra dei Sei Giorni aveva rappresentato per Charles De Gaulle il motivo della repentina interruzione di una relazione che durava idilliaca dal dopoguerra.  Da quel momento la causa araba e palestinese divenne per la Francia una sorta di amante: nelle sue braccia cercò di dare soddisfazione alle proprie ambizioni di potenza. Era la Francia che aspirava a fare del Mediterraneo il terreno di gioco dell’Europa, che aspirava a costruire un&#8217;Europa &#8220;alla francese&#8221; terzo polo fra Usa e URSS; era la Francia che influenzava la politica e l’opinione pubblica europea più di quanto oggi normalmente si ricordi.</p>
<p>Da allora  le relazioni fra Francia e Israele sono state tese, piene di malintesi e incomprensioni,  non prive anche di colpi bassi. Fra questi forse si può includere anche il caso Al Doura, uno degli episodi più eclatanti di manipolazione dell&#8217;informazione, degli ultimi decenni. Il caso Al Doura scoppiò nel settembre del 2000, all&#8217;inizio della prima Intifada.<img class="alignright size-medium wp-image-28602" title="Al_Dura-300x205" src="http://www.mosaico-cem.it/wp-content/uploads/2012/02/Al_Dura-300x205-300x170.jpg" alt="" width="300" height="170" /></p>
<p>In un video girato durante uno scontro a fuoco fra soldati israeliani e palestinesi, si vedeva un bambino – Mohamed Al Doura – ucciso, si disse, dagli israeliani. Il video, trasmesso da France 2 fece immediatamente il giro del mondo.</p>
<p>Tutta la scena era stata girata da un cameramen palestinese, Talal Abu Rhama; Charles Elderlin fu il giornalista di France 2 che raccontò e descrisse quel che era accaduto per le strade di Gerusalemme. Quella storia, quelle immagini divennero presto icone del conflitto israelo-palestinese; Elderlin  e Abu Rhama, delle star internazionali.</p>
<p>Se non che, altrettanto presto, alcuni  cominciarono a sollevare dubbi sull’effettiva dinamica dell’uccisione. Da un lato gli esperti balistici dimostrarono che i soldati israeliani, dalle loro posizioni, non avrebbero potuto colpire Al Doura; dall&#8217;altro Philippe Karsenty, un giovane giornalista ebreo francese, cominciò ad indagare sulla veridicità dei fatti.  <img class="alignleft size-custom1 wp-image-28626" title="karsenty" src="http://www.mosaico-cem.it/wp-content/uploads/2012/02/karsenty-e1329813247356-140x190.jpg" alt="" width="140" height="190" />Studiò le scene, cercò negli archivi di France 2, fino a scoprire che tutto il filmato raccontato con tanta enfasi dal collega Elderlin non era altro che una montatura, un vero e proprio falso. Nessun bambino palestinese era morto ucciso dagli israeliani in quello scontro a fuoco. Come scoprì Karsenty, l&#8217;intero girato da Abu Rhama, tenuto negli archivi di France 2, mostrava un prima e un dopo che Elderlin aveva deliberatamente omesso dal suo racconto: la scena non era che un gioco di guerra fra bambini.  Al Doura, infatti, dopo la presunta uccisione, riapriva gli occhi e muoveva le braccia. Questo è quanto Karsenty potè scoprire dopo che il caso fu portato davanti al Tribunale francese. La prima sentenza del 2006 diede ragione a France 2 &#8211; sentenza che trovò il consenso dell’allora presidente Chirac. Nel 2008 la seconda e definitiva sentenza diede ragione invece a Karsenty, ristabilendo la verità dei fatti. Tutta la vicenda pose a livello internazionale il tema della manipolazione dell&#8217;informazione a fini propagandistici &#8211; anche se l&#8217;enfasi che trovò il racconto di Elderlin non fu la stessa incontrata dalla corretta ricostruzione di Karsenty. Non a caso, Al Doura e il video Abu Rhama, rimangono ad oggi, nonostante tutto, un simbolo ancora efficace della causa palestinese.</p>
<p>Philippe Karsenty parlerà di questo incredibile caso di falsa informazione, del rapporto fra Francia e Israele e delle strategie politiche francesi per il Mediterraneo, nella conferenza organizzata dalla Comunità di Milano per la serata di mercoledì 23 febbraio nella sala del Bene Berith.</p>
<p><em>Philippe Karsenty</em><br />
Bené Berith, Milano<br />
ore 20.30</p>
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		<title>Picchetto anti-israeliano alla BIT di Milano</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Feb 2012 20:53:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Brazzo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[In primo piano]]></category>

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		<description><![CDATA[Contestazione anti-israeliana alla Borsa Internazionale del Turismo di Milano. "Una protesta vergognosa" hanno dichiarato il presidente della Comunità di Milano, Roberto Jarach e il vicepresidente, Daniele Nahum.<br /><a class="readmore-link" href="http://www.mosaico-cem.it/articoli/picchetto-anti-israeliano-alla-bit-di-milano">Leggi l'articolo</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-28595" title="BIT" src="http://www.mosaico-cem.it/wp-content/uploads/2012/02/ishot-4-e1329684686508.jpg" alt="" width="300" height="206" />Si è chiusa fra le contestazioni, la tre giorni milanese della Borsa Internazionale del Turismo (Rho, 16-19 febbraio). Un gruppo di manifestanti pro-Palestina infatti, sabato 18 febbraio ha inscenato una protesta davanti allo stand promozionale di Israele. Un picchetto che non ha provocato incidenti ma che ha richiesto l&#8217;intervento delle forze di polizia perchè la manifestazione venisse interrotta.<br />
La notizia è stata diramata solo oggi dalla Comunità ebraica di Milano; la manifestazione è documentata dai video pubblicati sul sito <a href="http://www.youreporter.it/video_BIT_Milano_i_manifestanti_boicottano_Israele">Youreporter.it</a>. Nei video si vede una decina di attivisti, con le kefia palestinese intorno al collo e la bandiera palestinese fra le mani mentre distribuiscono volantini e scandiscono slogan contro Israele: &#8220;vergogna, vergogna&#8221;; &#8220;vogliamo occupare il loro stand come loro occupano la Palestina&#8221;.<br />
Il presidente della Comunità di Milano, Roberto Jarach e il vice presidente, Daniele Nahum hanno definito queste scene &#8220;una protesta vergognosa: durante la fiera Bit si parla di turismo e di cultura. Evidentemente questi manifestanti non hanno questa sensibilità&#8221;. &#8220;È strano &#8211; proseguono Jarach e Nahum &#8211; che questi paladini della giustizia non abbiamo inscenato alcuna protesta contro altri Stati che violano i diritti umani. Questi episodi non devono più accadere. Bisogna dire con forza che chi protesta contro Israele protesta anche contro la causa della democrazia nel mondo&#8221;.</p>
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		<title>Aperto a Bruxelles il Parlamento Europeo Ebraico</title>
		<link>http://www.mosaico-cem.it/articoli/aperto-a-bruxelles-il-parlamento-europeo-ebraico</link>
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		<pubDate>Sun, 19 Feb 2012 09:35:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Brazzo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[In primo piano]]></category>

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		<description><![CDATA[L'incontro dei 120 deputati ebrei eletti dai 40 paesi europei alla fine del 2011, si è svolto lo scorso 16 febbraio. L'assemblea, nata per iniziativa dell'Unione europea ebraica, sarà voce ed espressione di tutti gli ebrei d'Europa <br /><a class="readmore-link" href="http://www.mosaico-cem.it/articoli/aperto-a-bruxelles-il-parlamento-europeo-ebraico">Leggi l'articolo</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-28582" title="EJP" src="http://www.mosaico-cem.it/wp-content/uploads/2012/02/ishot-1-300x170.jpg" alt="" width="300" height="170" />La prima volta che si parlò di  parlamento ebraico fu nel 1897  quando a Basilea si tenne il primo congresso mondiale sionista. Da allora l&#8217;Europa ha conosciuto due guerre mondiali, la Shoah, ha assistito alla nascita di Israele e alla lenta ricostruzione delle comunità ebraiche decimate dalla barbarie naziste.<br />
Oggi, a più di un secolo da quello storico incontro organizzato da Theodor Herzl si è costituito un nuovo Parlamento europeo ebraico. Un Parlamento creato con tutta l&#8217;ufficialità e i riconoscimenti del caso.<br />
Il 16 febbraio scorso le porte del Parlamento ebraico europeo si sono aperte per la prima volta a Bruxelles. 120 deputati, provenienti da tutti i paesi d&#8217;Europa, membri e non membri dell&#8217;Unione Europea &#8211; dall&#8217;Albania all&#8217;Armenia, alla Bosnia Erzegovina, alla Croazia, e ancora San Marino, Serbia, Montenegro, Tajikistan, Turkmenistan, Utzbekistan solo per citarne alcuni.</p>
<p>I rappresentanti di questo nuovo Parlamento sono stati eletti tramite la votazione elettronica svoltasi dal 18 ottobre al 15 dicembre 2011. Circa <a href="http://www.eju.org/survey/results">400.000 i voti espressi</a> complessivamente, e 120, appunto, i deputati eletti.</p>
<p>I parlamentari sono rabbini, politici, professionisti e personaggi della cultura che si riuniranno nuovamente per la prima Assemblea generale il prossimo aprile. Fra di essi ricordiamo, il francese Pierre Besnainou, Cefi Jozef Camhi dalla Turchia, Nathan Gelbart dalla Germania, Oliver Mischon dal Regno Unito, Joel Rubinfeld dal Belgio. A rappresentare l&#8217;Italia &#8211; che ha espresso in tutto 1217 voti &#8211; saranno Roger Coianiz e Vittorio Pavoncello.</p>
<p>L&#8217;obiettivo, secondo quanto sostenuto dall&#8217;Unione europea ebraica, è quella di esprimere una sola ed unica voce degli ebrei d&#8217;Europa ; fare in modo cioè che gli ebrei europei si rapportino e confrontino con le istituzioni europee come un&#8217;unità.<br />
Nel discorso che ha inaugurato i lavori, Antonya Parvanova rappresentante eletta dalla Comunità bulgara,  ha detto che l&#8217;incontro del 16 febbraio ha portata storica e segnerà il futuro degli ebrei d&#8217;Europa &#8211; e non solo di essi.</p>
<p>&#8220;Sono orgogliosa e onorata di essere di fronte a tutti voi oggi &#8211; ha detto la Parvanova. Per la prima volta, sono qui riuniti in questa sala i rappresentanti delle organizzazioni che rappresentano oltre 3,5 milioni di cittadini ebrei in tutto il nostro continente &#8220;. il nuovo Parlamento europeo ebraico sarà &#8220;la voce che rappresenta e che rafforza la comunità ebraica in Europa&#8221;.<br />
&#8220;Per la prima volta nella storia, il popolo ebraico europeo si ritrova qui oggi, come un solo uomo, o forse dovrei dire come assemblea unita da un&#8217;unica causa &#8211; ha affermato ancora la Antonya Parvanova La Comunità ebraica in Europa, parlando con una sola e medesima voce,  sarà sicuramente più utile nella vasta gamma di dibattiti europei in cui si prevede che essa dia il suo contributo.</p>
<p>Siamo qui oggi nel Parlamento europeo, una casa che è sempre stato un simbolo del futuro di pace, tolleranza e comune. Naturalmente, c&#8217;è ancora molto da fare anche per rafforzare la nostra Unione europea, ma l&#8217;Europa si è unita più di 50 anni fa sulla base di valori che devono essere mantenuti vivi ancora oggi. L&#8217;estremismo, il razzismo, l&#8217;intolleranza e l&#8217;antisemitismo non trovano posto in Europa e questo Parlamento continuerà a rappresentare e a proteggere i diritti  di ogni cittadino europeo&#8221;.</p>
<p>Il Parlamento ha sede a Bruxelles, dove terrà regolari Assemblee Generali annuali; durante questo primo anno di attività verrà elaborata una Carta del Parlamento.</p>
<p>L&#8217;inaugurazione del Parlamento europeo ebraico ha coinciso con la visita a Bruxelles di una delegazione di 40 esponenti della Conferenza dei presidenti delle maggiori organizzazioni ebraiche americane, guidata dal suo Vice Presidente Esecutivo, Malcolm Hohenlein. La delegazione ha avuto colloqui con l&#8217;UE, la NATO e funzionari belgi; tra i temi affrontati durante i colloqui l&#8217;antisemitismo in Europa e le questioni dell&#8217;Iran e della Siria.</p>
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		<title>A Roma nasce la Banca della Memoria</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Feb 2012 07:38:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Brazzo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>

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		<description><![CDATA[La vita, le storie, le istituzioni degli ebrei di Roma dopo la Shoah: è l'iniziativa promossa dal Centro di Cultura Ebraica <br /><a class="readmore-link" href="http://www.mosaico-cem.it/articoli/a-roma-nasce-la-banca-della-memoria">Leggi l'articolo</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mosaico-cem.it/wp-content/uploads/2012/02/bme-e1329636954100.jpg" alt="" title="bme" width="300" height="112" class="alignleft size-full wp-image-28571" />Si chiamerà Banca della Memoria Ebraica- BME &#8211; e conserverà la memoria degli ebrei romani dalla Liberazione nel giugno del 1944 fino agli anni più recenti.<br />
L&#8217;iniziativa è al nastro di partenza: domenica 19 febbraio verrà infatti presentato il programma di attività di questo nuovo settore di ricerca in cui il Centro di Cultura Ebraico si è lanciato con il supporto della Comunità di Roma e dell&#8217;UCEI.<br />
Si tratta di una serie di video-interviste in cui gli ebrei romani racconteranno della vita di tutti i giorni, come della ricostruzione delle istituzioni, aneddoti e storie familiari e momenti cruciali per la comunità e il paese &#8211; la nascita di Israele, l&#8217;arrivo degli ebrei di Libia, gli anni del terrorismo, la visita del Papa alla Sinagoga, solo per fare qualche esempio.</p>
<p>Il tutto sarà consultabile su di un nuovo sitoweb, creato ad hoc per questo progetto, www.memoriebraiche.it .</p>
<p>La presentazione della Banca della Memoria &#8211; realizzata grazie ad un finanziamento 8 per Mille dell&#8217;Unione delle Comunità Ebraiche Italiane &#8211; è in programma alle 17,30 in via Arco de’ Tolomei 1, al Pitigliani. Introduce i lavori, Marcello Pezzetti, direttore del Museo della Shoah di Roma, alla presenza di Renzo Gattegna presidente dell&#8217;Unione Comunità ebraiche Italiane e di Riccardo Pacifici, presidente della Comunità di Roma.</p>
<p>Il video che promuove la Banca della Memoria pubblicato su Repubblica.it</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="640" height="390" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowScriptAccess" value="always" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="quality" value="high" /><param name="wmode" value="direct" /><param name="bgcolor" value="#ffffff" /><param name="flashvars" value="autostart=false&amp;provider=video&amp;file=http://flv.kataweb.it/repubblicatv/file/2012/02/memoriebraiche18212.mp4?width=640&amp;height=387&amp;repeat=false&amp;logo.file=0&amp;logo.position=top-left&amp;logo.margin=10&amp;shuffle=false&amp;mute=false&amp;volume=60&amp;stretching=unfiform&amp;screencolor=000000&amp;buffer=5&amp;smoothing=true&amp;brand=RepubblicaTV&amp;category=edizione&amp;subcategory=roma&amp;videotitle=Ebrei a Roma, nasce la Banca della Memoria&amp;streamurl=http://video.repubblica.it/edizione/roma/ebrei-a-roma-nasce-la-banca-della-memoria/88462/86855&amp;webserviceurl=http://video.repubblica.it/php/services/related.php?id=&amp;mediaid=88462&amp;dock=false&amp;image=&amp;debug=false&amp;skin=http://flv.kataweb.it/player/v4/skin/skin_rrtv_temp.swf&amp;plugins=http://flv.kataweb.it/player/v4/plugin/plugin_nielsen.swf,http://flv.kataweb.it/player/v4/plugin/plugin_related.swf" /><param name="src" value="http://flv.kataweb.it/player/v4/player/player_v1a.swf" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="640" height="390" src="http://flv.kataweb.it/player/v4/player/player_v1a.swf" flashvars="autostart=false&amp;provider=video&amp;file=http://flv.kataweb.it/repubblicatv/file/2012/02/memoriebraiche18212.mp4?width=640&amp;height=387&amp;repeat=false&amp;logo.file=0&amp;logo.position=top-left&amp;logo.margin=10&amp;shuffle=false&amp;mute=false&amp;volume=60&amp;stretching=unfiform&amp;screencolor=000000&amp;buffer=5&amp;smoothing=true&amp;brand=RepubblicaTV&amp;category=edizione&amp;subcategory=roma&amp;videotitle=Ebrei a Roma, nasce la Banca della Memoria&amp;streamurl=http://video.repubblica.it/edizione/roma/ebrei-a-roma-nasce-la-banca-della-memoria/88462/86855&amp;webserviceurl=http://video.repubblica.it/php/services/related.php?id=&amp;mediaid=88462&amp;dock=false&amp;image=&amp;debug=false&amp;skin=http://flv.kataweb.it/player/v4/skin/skin_rrtv_temp.swf&amp;plugins=http://flv.kataweb.it/player/v4/plugin/plugin_nielsen.swf,http://flv.kataweb.it/player/v4/plugin/plugin_related.swf" bgcolor="#ffffff" wmode="direct" quality="high" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always"></embed></object></p>
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		<title>Saranno italiani gli aerei da addestramento dei piloti israeliani</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Feb 2012 14:52:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Brazzo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Ministero della Difesa israeliano ha scelto: l'M-346 dell'Alenia Aermacchi sostituirà gli Skyhawks americani<br /><a class="readmore-link" href="http://www.mosaico-cem.it/articoli/attualita/saranno-italiani-gli-aerei-da-addestramento-dei-piloti-israeliani">Leggi l'articolo</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-28550" title="M-346" src="http://www.mosaico-cem.it/wp-content/uploads/2012/02/M-346_training_aircraft_Alenia_Aermacchi_Italy_Italian_Defence_Industry_IDEX_2011-300x170.jpg" alt="" width="300" height="170" />L&#8217;accordo deve essere ancora ratificato dal Governo, ma l&#8217;intesa del Ministero della Difesa Israeliano con l&#8217;Alenia Aermacchi di Varese per l&#8217;acquisto di aerei da addestramento del modello M-346 è stata raggiunta con soddisfazione di entrambe le parti.<br />
Sarà un affare da 1 billione di dollari, riferiscono le fonti. Giuseppe Giordo, Amministratore Delegato di Alenia Aermacchi e Responsabile del settore aeronautico di Finmeccanica, ha commentato così l&#8217;accordo raggiunto il 16 febbraio:&#8221;Vorremmo ringraziare il Ministero della Difesa israeliano per la fiducia e la loro scelta dell&#8217; M-346, un fatto che conferma l&#8217;eccellenza del prodotto, risultato delle capacità e delle competenze delle risorse umane di Alenia Aermacchi &#8221;. L&#8217;aereo è appena stato consegnato all&#8217;Aeronautica Militare Italiana e, a breve termine, sarà in servizio anche con l&#8217;Aeronautica Militare di Singapore.</p>
<p>La scelta di Israele &#8211; dopo la decisione di abbandonare, dopo oltre 40 anni, gli Skyhawks americani &#8211; era fra l&#8217;M-346 italiano e il T-50 sudcoreano. L&#8217;accordo con l&#8217;Alenia è avvenuto in seguito a numerosi test e valutazioni, sia della qualità e affidabilità del mezzo, sia del costo. &#8221;Dopo un attento esame delle due proposte, italiana e coreana, e alla conclusione di un lungo e globale processo di analisi, è stato deciso che la prima fosse la più adatta per Ministero della Difesa Israeliano&#8221; ha spiegato Udi Shani, direttore generale del Ministero. Shani, in particolare ha menzionato l&#8217;idoneità degli aerei italiani ai &#8221;bisogni immediati&#8221; della forza aerea israeliana, il costo e le significative condizioni di scambio. L&#8217;accordo prevede infatti che l&#8217;Italia acquisterà da Israele strumentazione per la difesa e la sicurezza pari ad un billione di dollari &#8211; si legge sul sito Y.net.</p>
<p>Il Governo Israeliano ratificherà l&#8217;accordo con l&#8217;Alenia entro la metà del 2012; la consegna degli aerei si prevede invece per il 2014.</p>
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		<title>Il nuovo ambasciatore d&#8217;Israele in visita alla Comunità di Milano</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Feb 2012 13:44:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Brazzo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunità]]></category>

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		<description><![CDATA[ “Sono in Italia per missione, ma è la realizzazione di un sogno” ha detto Naor Gilon<br /><a class="readmore-link" href="http://www.mosaico-cem.it/articoli/comunita/il-nuovo-ambasciatore-disraele-in-visita-alla-comunita-di-milano">Leggi l'articolo</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-28540" title="Ambasciatore Gilon_2" src="http://www.mosaico-cem.it/wp-content/uploads/2012/02/Ambasciatore-Gilon_2-300x170.jpg" alt="" width="300" height="170" />Pomeriggio intenso quello del 16 febbraio, in Comunità quando è arrivato Naor Gilon, nuovo ambasciatore d’Israele in Italia. Ha voluto visitare la scuola ebraica e incontrare il presidente, Roberto Jarach e alcuni membri del Consiglio, fra cui il vicepresidente Daniele Nahum, Stefano Jesurum, Milo Hasbani, Paola Sereni e il segretario generale Alfonso Sassun. Durante la sua visita, durata circa due ore, egli ha esposto i suoi progetti, in inglese, davanti ai presenti. Mancava purtroppo il Rabbino Capo Rav Alfonso Arbib, per problemi di salute.</p>
<p>Personaggio autorevole, Gilon, nella sua lunga esperienza politica, ha ricoperto incarichi delicati e molto prestigiosi, è stato tra l’altro Ministro Consigliere per gli Affari Politici dell’ambasciata di Israele a Washington.</p>
<p>A Milano, nel corso della sua visita, ha illustrato la propria visione definendo il proprio mandato qui in Italia come “un sogno che diventa realtà”. Prima dell’intervento del neo ambasciatore, Roberto Jarach ha tenuto un breve discorso per dare il benvenuto a Gilon: “Ricevere subito il nuovo ambasciatore sottolinea il rapporto molto stretto che vogliamo avere con lo Stato d’Israele. Ognuno di noi ha parenti lì e siamo qui per supportare lo Stato in ogni sua iniziativa e se necessario per aiutarlo nei momenti di bisogno”.</p>
<p>Jarach ha poi aggiunto che “l’Italia è un luogo importante per un ambasciatore in quanto Paese amico di Israele”. Gilon ha preso la parola specificando che “ho avuto l’occasione di visitare numerosi Paesi europei e fra questi l’Italia è uno dei più solidali e per questo sono contento di lavorare qui”. Proseguendo, Gilon ha specificato che “ci sono continui e sempre maggiori rapporti di cooperazione fra Italia e Israele, nonostante la crisi, e diversi accordi intercorrono su questioni importanti e in questo Milano ricopre un ruolo fondamentale. C’è molto interscambio fra i due Stati e tanti israeliani visitano l’Italia così come, viceversa, molti italiani vanno in Israele, e una volta all’anno il Primo Ministro italiano viene in visita a Gerusalemme. So che anche il premier Monti intende visitare Israele”.</p>
<p>Riguardo al turismo e all’immagine del suo Paese, Gilon ha affermato che “purtroppo però molti italiani che si recano in Israele  non conoscono la differenza enorme rispetto al Libano, alla Siria e questo è un grande problema. Dobbiamo lavorare su questo e cercare di dare una nuova immagine di Israele”.</p>
<p>Proprio su questo Gilon ha sottolineato come “è necessario andare oltre al conflitto, sviluppando nuove idee e aprendosi a nuovi mercati, evitando di presentare lo Stato come fosse la Giordania o l’Egitto, ma mettendo in risalto quanto invece Israele sia un Paese all’avanguardia in molti settori economici e scientifici. Si deve sapere quello che ha da offrire al mondo; questo molta gente lo ignora”.</p>
<p>A questo proposito il diplomatico si è soffermato nel descrivere quanto “pur con tutti i problemi, -del resto, scherzando ha detto ‘dove ci sono ebrei ci sono problemi’-, la gente in Israele ama la vita, andare al mare o in discoteca, uscire la sera; le famiglie sono unite e calorose, il cibo e il vino sono di buona qualità e la scienza ha ottenuto eccellenti risultati”. Concludendo il proprio intervento,  Naor Gilon, ha ribadito il proprio entusiasmo riguardo al nuovo incarico specificando che “sono qui più per una missione che per un lavoro, e ho tante cose da fare”.</p>
<p>Naor Gilon, nato in Israele nel 1964, è sposato e ha quattro figli. Si è laureato in Scienze Politiche presso l’Università di Tel Aviv e ha conseguito il Master in Relazioni Internazionali presso l’Università Economica di Budapest. Ha fatto il suo ingresso al Ministero degli Affari Esteri nel 1989 e ha svolto le funzioni di vicecapo Missione presso l’Ambasciata di Israele in Ungheria dal 1990-1995, viceconsigliere per le Politiche internazionali per il Primo Ministro dal 1995-1997, consigliere per gli Affari Politici presso la missione permanente all’Onu negli Stati Uniti dal 1997-2000, direttore della Divisione per gli affari strategici e militari del Center for Policy Research dal 2000-2002, Ministro Consigliere per gli Affari Politici presso l’Ambasciata di Israele a Washington DC dal 2002-2005, responsabile dell’Ufficio per gli Affari Internazionali presso il Center for Policy Research dal 2007-2009; capo di Gabinetto del Ministro degli Affari Esteri nel 2009; vicedirettore Generale per gli Affari dell’Europa occidentale presso il Ministero degli Affari Esteri (2009-2011); Ambasciatore d’Israele presso la Repubblica Italiana e la Repubblica di San Marino dal 1° febbraio 2012.</p>
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		<title>Speciale Scuola: la parola a Turiel e Liscia</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Feb 2012 10:39:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ester</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola]]></category>

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		<description><![CDATA[Ebrei a scuola: sui banchi un tablet, aperto sulla Mishnà Per Raffaele Turiel, il cuore dell’educazione è il Derekh Eretz. Bulli e vandali non possono essere tollerati. L’insegnamento deve essere eccellente. “Penso che ci si debba interrogare sul destino della Scuola &#8230;<br /><a class="readmore-link" href="http://www.mosaico-cem.it/articoli/speciale-scuola-la-parola-a-turiel-e-liscia">Leggi l'articolo</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-medium wp-image-28547" title="Jewish-Day-School-iPad" src="http://www.mosaico-cem.it/wp-content/uploads/2012/01/Jewish-Day-School-iPad-e1329486955384-300x170.jpg" alt="" width="300" height="170" />Ebrei a scuola: sui banchi un tablet, aperto sulla Mishnà</strong></p>
<p><em>Per Raffaele Turiel, il cuore dell’educazione è il Derekh Eretz. Bulli e vandali non possono essere tollerati. L’insegnamento deve essere eccellente.</em></p>
<p>“Penso che ci si debba interrogare sul destino della Scuola ebraica della Comunità e per prima cosa decidere se abbia senso mantenerla in futuro. La mia risposta è sì; e quindi si deve lavorare per garantire che questa istituzione continui ad esistere. E non perdere altri alunni”. Così parla Raffaele Turiel, consigliere della Comunità -all’opposizione- e dell’UCEI (con delega alla Scuola). “Il problema è che il trend demografico è in discesa a Milano e anche la popolazione scolastica ne risente. Però oggi qualcosa si muove in Comunità, ci sono diverse forze in campo, per esempio la task force. Ma spesso sono manovre episodiche e poco coordinate. Dal mio punto di vista il futuro della Scuola è legato alla capacità di farne un luogo di eccellenza. Quando si chiede alle famiglie una retta, alta o bassa che sia, bisogna garantire che la didattica sia di qualità. L’altro punto importante è rispondere a una serie di esigenze, espresse dai genitori, con la proposta di moduli di valore aggiunto che vadano oltre l’offerta formativa del programma ministeriale. Che peraltro deve essere svolto molto bene. Una scuola aperta a tutti ma anche in grado di valorizzare le eccellenze. I moduli aggiuntivi in parte ci sono già, come i viaggi di studio, in Israele e ad Auschwitz, ma devono essere sviluppati perché ci si aspetta che una scuola privata, ebraica, dia elementi formativi che la qualifichino rispetto alle altre”. Una scuola che sappia aprirsi al mondo e stimolare l’apertura mentale degli studenti. “Lo vedo in questo senso: aprirsi alle altre scuole ebraiche, italiane ed europee. Come consigliere Ucei sono impegnato per creare un ‘sistema’ di scuole ebraiche che possano scambiarsi esperienze e creare sinergie. Progetti didattici di successo in una scuola, devono essere messi in condivisione e costituire un modello replicabile.</p>
<p>Gli altri temi qualificanti che caratterizzano la nostra scuola sono l’insegnamento dell’ebraico e dell’ebraismo. Come consigliere Ucei, ho contribuito allo stanziamento di fondi per l’apertura del Beth Hamidrash, in modo che gli studenti del liceo, se lo desiderano, possano intensificare lo studio dell’ebraismo con un pacchetto di ore extracurriculari senza costi aggiuntivi, con Rabbini di alto livello, come Rav Somekh”. Sullo sfondo c’è un contesto di scuola che si sta sempre più digitalizzando, presto abbandoneremo i libri di testo cartacei per passare ai tablet: “Il tema dell’innovazione è importante per proporre progetti di didattica nuova. Partirà a breve un progetto che vedrà insieme gli assessori alle Scuole di Milano e Roma per condividere iniziative qualificanti. L’Ucei cerca questi momenti di scambio, attraverso il Centro Pedagogico che riunisce già i presidi e alcuni insegnanti; si tratta di ampliarlo a tutti i docenti e possibilmente alle famiglie”.</p>
<p>E i rapporti scuola-famiglia? “Al di là dei ruoli, bisogna lavorare insieme per la formazione dei ragazzi, l’educazione nel senso più ampio del Derekh Erez e del profilo dell’identità ebraica. Gli alunni della scuola dovrebbero assimilare il fatto che la Comunità è un gruppo che ha interesse a rimanere coeso e che si deve essere disponibili ad aiutare gli altri. Fenomeni di bullismo, vandalismo e violenza non possono essere tollerati nella nostra scuola. Alle famiglie va poi fatto capire che la didattica, in una scuola che va dal nido ai licei, è strutturata a moduli. Alle elementari, per esempio, lo studio dell’ebraico raggiunge un certo livello, che alle medie viene incrementato e poi al liceo raggiunge i gradi successivi. Quindi se un ragazzo dopo le elementari viene tolto dalla scuola e poi reinserito al liceo, perde un modulo fondamentale per il conseguimento dell’obiettivo. Oggi alcuni genitori premono perché i ragazzi non siano oberati da troppe ore di ebraico o ebraismo, e in generale che non siano troppo sollecitati. Ma io penso che nell’età scolastica i ragazzi siano dei ‘contenitori’ che possono essere riempiti moltissimo e in vista dell’Università vadano abituati ad impegnarsi al massimo. Molti nostri ragazzi frequenteranno l’Università in Israele e dobbiamo prepararli adeguatamente, per esempio all’esame psicometrico, o al test di ebraico. E non solo negli ultimi mesi delle superiori ma già da prima, con tutto il tempo necessario per lavorare in modo metodico, costante ed efficace per poter superare le prove di accesso”. E la politica delle rette? “Abbiamo proposto, come opposizione, di aprire un tavolo con tutti gli enti che si occupano di scuola, per realizzare l’idea, che approviamo, di ridurre le rette: Comunità, Fondazione Scuola, ma anche Keren Hayesod e Bené Berith. I bilanci della Comunità sono difficili, serve l’aiuto di tutti”.</p>
<p><strong>Roberto Liscia: la task force darà indicazioni sulle strategie</strong></p>
<p>La task force per la Scuola è un gruppo scelto per un obiettivo, voluta dal Consiglio della Comunità cui hanno aderito diverse persone, insegnanti esterni alla Scuola ebraica e persone vicine, con figli che la frequentano. L’obiettivo è valutare, con un processo strutturato, qual è la percezione della scuola da parte dei membri della Comunità e capire per esempio quali siano le ragioni per cui, arrivati alle soglie dei licei, i genitori o i ragazzi scelgono istituti diversi. La task forse è stata proposta e organizzata da Roberto Liscia, che spiega: “Questa valutazione avviene attraverso l’analisi delle ‘7 S’ di un’organizzazione complessa (in italiano Stile, Strategia, Competenze, Valori condivisi, Staff, Struttura, Sistemi); vogliamo capire quali siano le variabili chiave dell’organizzazione scolastica: vedere la coerenza tra le attività e il modello didattico, la coerenza tra offerta didattica e domanda formativa, il preside e il team dei docenti, gli obiettivi e le attività, i processi, le regole e le attrezzature, il rapporto con i genitori e il clima di classe, i valori condivisi e il rispetto delle diversità. Si tratta quindi di valutare questo sistema complesso nella situazione attuale, e poi definire una ‘mappa-obiettivo’, cioè che cosa vuole essere la Scuola nel medio e lungo termine”. L’analisi consentirà di comprendere come la Scuola debba competere su questi elementi valoriali, come deve farli evolvere per affrontare la concorrenza formativa che arriva dalle altre scuole. E poi come rispondere alla domanda formativa che arriva dai genitori. “Per ora possiamo dire che quando ci si allontana dalla Scuola, quando si scelgono altre opzioni, di fatto questo allontanamento ha poco a che vedere con la qualità della scuola in sé, perché anche le prime risultanze che emergono dal questionario (diffuso via email e ancora disponibile sul sito mosaico-cem.it, sezione Scuola) non mettono in discussione la qualità.</p>
<p>Bisogna uscire dalla logica ‘gossipara’ che sia la qualità a causare l’abbandono scolastico. Non necessariamente le perdita di studenti è legata alla qualità dell’offerta didattica”.</p>
<p>Il secondo tema da affrontare in termini di task force è quello che viene chiamato “Miglioramento continuo”. “È necessario seguire un approccio incentrato sull’empowerment delle risorse umane e sul ridisegno dei processi concepito in funzione del miglioramento continuo. Il metodo si basa su quattro punti fondamentali: identificazione della vision strategica attraverso il coinvolgimento attivo degli stakeholders (questo è il ruolo importante della task force che coinvolge i ‘portatori di interessi esterni’ che non sono solo i genitori ma anche la ‘domanda del territorio’); individuazione di obiettivi raggiungibili e definizione di ruoli e competenze (con il coinvolgimento degli insegnanti e del rabbinato); valutazione delle performance; miglioramento continuo”.</p>
<p>Ma quali sono le fasi nelle quali si articola il Progetto elaborato dalla task force?</p>
<p>“La prima fase, quella in cui oggi siamo, è quella dell’Assessment. Abbiamo chiesto alle famiglie di rispondere a un questionario dettagliato (vedi Bollettino di Dicembre 2011) che comprende l’analisi storica, la valutazione della domanda, l’analisi del piano di offerta formativa, la qualità, i modelli di gestione, i costi.</p>
<p>Poi ci sarà la seconda fase, di progettazione, divisa in due settori. Da una parte il modello pedagogico-didattico, dove giocano un ruolo fondamentale il preside e il corpo insegnante (Piano Offerta Formativa -POF-, piani personalizzati, modalità e tempi). Dall’altra parte, il modello organizzativo -di governance dove gioca un ruolo sia il corpo insegnante sia la Comunità: reclutamento e aggiornamento docenti, economics e finanziamenti. La terza e ultima fase sarà quella della realizzazione, che vedrà concretizzarsi le modalità e tempi di adeguamento, attraverso assunzioni di responsabilità, processi e project management”.</p>
<p>Il questionario: sono arrivate le risposte?</p>
<p>“La fase del questionario è stata molto più lenta di quanto mi sarei aspettato, e ha causato un ritardo nell’intero progetto. È però decollato con un successo inaspettato con più di 250 risposte già nei primi giorni. Le risposte rappresentano circa 150 ragazzi su 500 (possono rispondere anche iscritti alla Comunità che non hanno figli a scuola), corrispondono quindi a un terzo delle famiglie di ragazzi iscritti alle medie e al liceo. Dopo l’estrazione statistica dei dati dalle risposte e la valutazione scientifica di questi, inizierò l’interlocuzione con gli insegnanti per confrontarmi con loro sulla percezione che hanno dei risultati del questionario, che essendo rivolto ai membri della Comunità e ai genitori, esprime la ‘domanda formativa’. Da presidi e insegnanti verrà il contributo all’interpretazione dei risultati. Poi presenterò i dati al Consiglio e contestualmente li pubblicheremo sul Bollettino, per aprire anche un dibattito pubblico sul futuro della scuola”.</p>
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		<title>Devar Torà / Questo Shabbàt è uno Shabbàt speciale</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Feb 2012 08:26:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ester</dc:creator>
				<category><![CDATA[Parole di Tora']]></category>
		<category><![CDATA[ebraismo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.mosaico-cem.it/?p=28533</guid>
		<description><![CDATA[Curare gli ammalati e dare speranza<br /><a class="readmore-link" href="http://www.mosaico-cem.it/articoli/cultura/tora/devar-tora-questo-shabbat-e-uno-shabbat-speciale">Leggi l'articolo</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>18 Febbraio 2012 &#8211; 25 Shevàt 5772</strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff9900;">Devar Torà</span></strong></p>
<p>“&#8230; avendo sottoposto alle cure mediche&#8230; ” (Shemòt 21, 19). La Torà dice, a proposito di una persona che subisce un danno fisico, che le cure mediche a cui deve essere sottoposto sono a carico di chi gli ha procurato il danno fisico. Però il grande commentatore della Torà, Rabbì Shelomò Ytzhakì, conosciuto come Rashì, deduce da questo verso anche un altro insegnamento cioè che è stata data la facoltà ai medici di curare gli ammalati. Accadde che un giorno si presentarono degli uomini dinnanzi a uno dei grandi tzaddìkim delle generazioni precedenti e gli chiesero se poteva pregare per un ammalato che versava in gravi condizioni. I medici l’avevano dato oramai per spacciato. Questo tzaddìk gli rispose affermativamente e disse: “la Torà ha dato ai medici il permesso di curare gli ammalati e non quello di far perdere la speranza della vita”.</p>
<p><strong><span style="color: #ff9900;">Halakhà</span></strong></p>
<p>Questo Shabbàt è uno Shabbàt speciale poiché, oltre a essere l’ultima settimana del periodo dei Shovavìm, è sia Shabbàt Shekalìm sia Shabbàt Mevarechìm: Giovedì  23 e Venerdì 24 febbraio, infatti, sarà Rosh Chòdesh Adàr. In tale Shabbàt si legge in un apposito Sèfer, in aggiunta alla parashà settimanale, un brano della Torah in cui si parla dell’obbligo che aveva ogni maschio adulto di pagare, quando esisteva il Santuario, la metà di una moneta detta shèkel. Il denaro raccolto serviva per le spese dei sacrifici fatti a nome del popolo, in modo che vi avessero tutti parte, ricchi e poveri indistintamente, e il conteggio di tale monete serviva come censimento degli adulti. Tale raccolta aveva luogo nel mese di Adàr e, in ricordo di ciò, noi leggiamo tale brano che la prescrive. Vi è comunque l’uso di mettere da parte una somma simbolica di denaro da destinare ai più bisognosi a memoria di tale mitzvà.</p>
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		<title>Asher e Rosa Wiesenthal battezzati post-mortem dai Mormoni</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Feb 2012 10:24:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Brazzo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>

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		<description><![CDATA["Non oso immaginare la sua reazione, se fosse ancora vivo" ha detto il rabbino di Los Angeles, Abraham Cooper, direttore del Simon Wiesenthal Center, dopo aver saputo del fatto.<br /><a class="readmore-link" href="http://www.mosaico-cem.it/articoli/asher-e-rosa-wiesenthal-battezzati-post-mortem-dai-mormoni">Leggi l'articolo</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-28494" title="simon_wiesenthal" src="http://www.mosaico-cem.it/wp-content/uploads/2012/02/simon_wiesenthal-300x170.jpg" alt="" width="300" height="170" />La Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni &#8211; la chiesa Mormone, come è più comunemente nota &#8211; ha fra le sue pratiche anche quella del battesimo post-mortem.</p>
<p>Secondo quanto rivelato in questi giorni da una studiosa americana, Helen Radkey, fra coloro che hanno subito il battesimo postumo ci sono anche i genitori di Simon Wiesenthal. Il fatto sarebbe avvenuto circa un mese fa nello Stato dello Utah, culla storica della chiesa mormone.</p>
<p>La tradizione di questa chiesa prevede che si possa provvedere al battesimo dei propri antenati (fino alla quarta generazione) non convertiti, così da consentire loro di ricongiungersi ai loro cari.<br />
Questa pratica tuttavia non è ammessa se prevede la conversione forzata e all&#8217;insaputa dei famigliari di un defunto di un&#8217;altra religione. E&#8217; quanto accaduto ad Asher e Rosa Wiesenthal &#8211; genitori del più noto Simon, sopravvissuto alla Shoah, in seguito &#8220;cacciatore di nazisti&#8221;, a cui è stato intitolato l&#8217;omonimo Centro di Los Angeles (Simon Wiesenthal Center) &#8211; morti il primo durante la prima guerra mondiale e la seconda nel campo di Belzek nel 1942.</p>
<p>Da quanto è emerso dalle ricerche della Radkey, altri ebrei, vittime della Shoah, avrebbero subito il medesimo tipo di battesimo post-mortem mormone.</p>
<p>Il rabbino di Los Angeles, nonchè direttore del Simon Wiesenthal Center, Abraham Cooper, ha detto: &#8220;Non oso immaginare la sua [di Simon Wiesenthal] reazione se fosse ancora vivo&#8221;. &#8221;Ci troviamo di fronte al caso di uomini e donne uccisi solo e soltanto perchè ebrei; è inaccettabile che le loro anime vengano &#8216;dirottate&#8217; da un&#8217;altra religione&#8221;.</p>
<p>Il battesimo post-mortem è una pratica vietata da un&#8217;apposita legge firmata nel 1995 dalle autorità ecclesiastiche dello Stato dello Utah. &#8221;Deploriamo sinceramente l&#8217;azione individuale di qualche membro della nostra chiesa &#8211; ha dichiarato infatti uno dei portavoce della Chiesa, Michael Purdy. &#8220;Si tratta di una grave violazione del nostro protocollo. La nostra chiesa prevede che si possano chiedere battesimi solo per i propri antenati defunti. Il battesimo delle vittime della Shoah è severamente vietato&#8221;.</p>
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