A Torino: la grandeur e la grazia spirituale di Casale

Ilaria Ester Ramazzotti

15/05/2015 Milano

La magia di una piccola sinagoga tardo barocca incastonata nel paesaggio del Monferrato. L’opulenza orientaleggiante del tempio del capoluogo sabaudo. Comunità secolari e due gioielli ebraici imperdibili

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Si innalza sfrontata e orientaleggiante, vero simbolo dell’emancipazione degli ebrei sabaudi, con le sue cupolette a cipolla e lo stile neo-moresco della sua facciata. È la sinagoga di Torino, costruita nel 1884 da Enrico Petiti, in Piazzetta Primo Levi, un piccolo gioiello incastonato nel centro della città. Pochi sanno, a parte i torinesi, che in principio era l’immensa cupola della Mole Antonelliana quella che avrebbe dovuto diventare la sinagoga: la grandeur franco-piemontese aveva contagiato anche gli ebrei. Ma fu quello stesso ambizioso gigantismo a tradirli. Dopo l’emancipazione del 1848 la comunità aveva commissionato all’architetto Alessandro Antonelli la costruzione di un grandioso edificio, e benché il progetto fosse all’altezza delle aspettative, gli ebrei torinesi non riuscirono a vederlo realizzato solo per via del gigantismo dei costi, troppo elevati.
A un’ora di treno da Milano, la Torino ebraica vale il viaggio, non solo per la Mole, diventata simbolo cittadino, ma soprattutto per la Sinagoga Grande: a pianta rettangolare, con quattro alti torrioni merlati, uno per ogni angolo, uno stile architettonico unico, è un luogo che racconta la memoria e la storia di una comunità molto antica. Ha una facciata policroma ricamata di elementi decorativi, pietra bianca di Verona, granito e intonaco dalle tonalità brune, con al centro un grande rosone variopinto, e un portico con tre archi moreschi e colonne tortili che ingentiliscono l’edificio. La sala interna, da 1400 persone (quanti erano i membri della comunità di fine Ottocento), svela decorazioni e arredi ristrutturati e ricostruiti nel 1949, in seguito al bombardamento avvenuto durante la Seconda guerra mondiale.
Ma la sorpresa più grande è nel piano seminterrato. Qui troviamo altre due più piccole e intime sinagoghe: la prima ricavata dove in passato si cuocevano le azzime, ha forma di anfiteatro, pareti grezze in mattoni a vista e il soffitto a volte. Al centro, nel suo luminoso gioco di azzurro e oro, c’è la preziosa tevah in stile barocco decorata in lacca, mentre lungo la parete verso est risalta l’aron dorato con colonne in finto marmo azzurro con capitelli corinzi. L’altro tempio, sotterraneo, ancora più piccolo, custodisce un pregiato armadio sacro settecentesco, proveniente dal ghetto, con immagini dorate che ricordano Gerusalemme, dipinto di nero in segno di lutto nel 1849 alla morte di re Carlo Alberto.
Ma Torino aveva un ghetto? Sì, eccome. I primi ebrei in Piemonte arrivano all’inizio del XV secolo, esattamente dal 1424, in seguito all’espulsione degli ebrei francesi, nel 1394. Con la Controriforma le condizioni delle famiglie ebraiche peggiorano e il primo ghetto di Torino, del 1679, rimarrà tale fino al 1723. Si trovava nella zona dell’ex Ospedale della Carità nella contrada di San Filippo. La sua entrata principale corrisponderebbe oggi a via Maria Vittoria, dove sono ancora visibili alcune delle antiche cancellate che venivano chiuse al tramonto. Conosciuta come Piazza Carlina, piazza Carlo Emanuele II mostra i segni del vecchio ghetto nell’edificio all’angolo con via Des Ambrois: qui, a parità di altezza con le case adiacenti, sono sovrapposti quattro piani più un ammezzato per consentire l’alloggio a un maggior numero di famiglie. Il vecchio ghetto torinese aveva cinque cortili: nel “cortile grande” c’era la sinagoga di rito italiano e nel cortile “della vite” quella di rito spagnolo. Il cortile “della terrazza” era utilizzato come forno, e poi restavano i cortili “dei preti” e “della taverna”. Tutti e cinque comunicavano fra loro attraverso dei corridoi, i “portici oscuri”, chiamati così poiché coperti. Con l’aumento della popolazione fu poi aggiunta una terza sinagoga di rito tedesco.
Oggi la comunità ebraica di Torino è la più numerosa del Piemonte con 900 iscritti. Vivace e attiva, impegnata nel mantenere vive le proprie radici, nel corso degli anni ha assorbito le comunità di Alessandria, Asti, Acqui, Carmagnola, Cherasco, Chieri, Cuneo, Ivrea, Mondovì e Saluzzo. Vanta il funzionamento della biblioteca Artom e dell’archivio Terracini che raccolgono un ampio patrimonio bibliografico e documentale del Piemonte ebraico, ma anche scuole (qui c’è una scuola ebraica aperta anche a bambini e ragazzi non ebrei), e poi mostre, conferenze e appuntamenti culturali organizzate da varie istituzioni. (Per visitare le sinagoghe contattare prima gli uffici della Comunità Ebraica di Torino).

 

 

 

Casale 3
CASALE MONFERRATO
Una facciata anonima, che si confonde con le case adiacenti, perché un tempo una sinagoga non doveva dare troppo nell’occhio, meglio se anonima e appena “tollerata”. Non è ancora scoppiato l’Illuminismo, il Code Napoleon è ancora di là da venire, siamo in piena epoca dei ghetti, quando l’arte della dissimulazione dominava la postura sociale degli ebrei. Ma oggi lo stretto ingresso di vicolo Salomone Olper, nel cuore del vecchio ghetto, dischiude una piccola meraviglia: un cortile e un porticato arricchito da mattonelle raffiguranti l’alfabeto ebraico, opere d’arte contemporanea di Gabriele Levy. Al centro del cortile, un florido albero di melograni esprime simbolicamente l’attaccamento alle proprie radici ebraiche di una comunità tanto minuscola quanto fattiva.
Splendidamente tardo barocca, scrigno di decori e iscrizioni, legni pregiati, ori e stucchi, la sinagoga di Casale Monferrato è luce pura: 14 finestre illuminano la sala interna e le pareti affrescate in colori brillanti, dal bianco al blu cobalto, decorazioni dorate e iscrizioni in ebraico, in citazioni dalla Bibbia. L’aron del 1765, in stile neoclassico, è sormontato da un timpano con decorazioni di rami e foglie di quercia in oro sorretto da monumentali colonne lignee. La tevà è racchiusa in un cancello in ferro battuto dipinto in verde e oro e dal soffitto pendono grandi lampadari dorati. Un luogo che è anche un riassunto visivo: la sinagoga casalese, con il museo attiguo, racchiude e rappresenta tutti i simboli, le cerimonie, la storia e le tradizioni dell’ebraismo italiano. Inaugurata nel 1595, è attiva oggi nelle principali festività e Shabbat grazie alle tante persone che si aggiungono ai pochi ebrei locali. La sinagoga è talmente bella che molte coppie scelgono di sposarsi qui, attratti anche dalle bellezze naturali e paesaggistiche del Monferrato, fra i siti Patrimonio dell’umanità dell’Unesco.
Il tesoro culturale, artistico e spirituale di Casale comprende il Museo dei Lumi e il Museo degli Argenti, un museo d’arte e storia ebraica che ospita una delle collezioni di oggetti più importanti d’Europa, fra cui Sefer Torah e manoscritti antichi, tessuti e argenti legati al rito religioso e alla vita famigliare ebraica. All’ingresso, un Memoriale della Shoàh ricorda le vittime di Casale Monferrato e Moncalvo. (Da maggio a ottobre, al Castello di Casale, si potranno ammirare i 170 candelabri a otto braccia collezionati dal Museo dei Lumi, tutte uniche e originali channukkiot prodotte da artisti contemporanei). In occasione di Expo 2015, è in calendario un ciclo di incontri dedicati al Cibo nella cultura ebraica: domenica 3 maggio ci sarà la Cucina ebraica tripolina; domenica 31 maggio la Tradizione culinaria ebraico-piemontese e con una rassegna di vini kasher; domenica 14 giugno l’inaugurazione della mostra di un grande artista italiano, Il mondo di Aldo Mondino, cibo e spiritualità.

 

INFO:
Torino
Piazzetta Primo Levi 12, 10125 Torino
Tel. 011 6508332 – Fax 0116691173; Chiuso il Sabato e festività ebraiche.
http://www.torinoebraica.it
segreteria@torinoebraica.it.
dove mangiare kasher a Torino
– Panetteria Bertino: in Via B. Galliari 14, è sotto il controllo del rabbinato di Torino. Sono disponibili vini, carne, salumi, formaggi, scatolame, dolciumi e altri prodotti kasher
– Casa di Riposo della Comunità Ebraica, Via B. Galliari 13, fornisce pasti su prenotazione, tel. 011 658585
– Catering Daturi e Motta, Lungodora Colletta 91, tel. 011 283711
– Catering Medico, via Martiri della Libertà 4, tel. 011 8194319

Casale Monferrato
Vicolo Salomone Olper 44, 15033 Casale Monferrato (AL). Visite solo su appuntamento. Tel. 0142 71807 solo al mattino. Visite: giorni feriali solo la mattina 8.30-12.30 . Domenica 10.00-12.00, 15.00-17.00, solo per gruppi su appuntamento.Chiuso il Sabato e principali festività ebraiche. http://www.casalebraica.info;
casalebraica@gmail.com;
segreteria@casalebraica.org

 

The Turin grandeur and the grace of Casale

It rises bold and oriental, a true symbol of the emancipation of the Jews of Savoy, with its onion domes and its Neo-Moorish style facade. The synagogue of Turin, realized in 1884 by Enrico Petiti, in Piazzetta Primo Levi, is a little jewel set in the city center. Few people know, apart from the people of Turin, that, in the beginning, it was the immense dome of the Mole Antonelliana that was supposed to become the synagogue. After the emancipation of 1848 the community had commissioned to the architect Alessandro Antonelli the construction of a great building, and although the project was up to expectations, the Turin Jews failed to see it realized only because of its exagerate costs.

An hour by train from Milan, the Jewish Turin worth the visit, not only for the Mole, that has become a city symbol, but especially for the Great Synagogue. Rectangular planted with four high crenellated towers, one in each corner, with a unique architectural style, it is a place that tells the memory and history of a very old community. The building has a polychrome facade embroidered with decorative elements, white stone of Verona, granite and plaster brown tones, with a central rose window colorful, and a porch with three Moorish arches and twisted columns which refine the building. The interior room, from 1400 people (this is the number of the community members in the late nineteenth century), reveals decorations and furniture restored and reconstructed in 1949, following the bombing during the Second World War. But the biggest surprise lays in the basement. Here we find two smaller synagogues and more intimate: the first that was made in the past where you were cooking the unleavened bread, is amphitheater-shaped, with rough brick walls and vaulted ceiling. At the center there is the precious Baroque Tevah decorated with lacque, while along the wall to the east stands the golden Aron with blue fake marble columns with Corinthian capitals. The other temple, underground, even smaller, holds a prized cabinet sacred eighteenth century, from the ghetto, with images that recall the golden Jerusalem, painted black in mourning the death in 1849 of King Carlo Alberto.

But Turin had a ghetto? Yes, for sure. The first Jews in Piedmont arrived at the beginning of the fifteenth century, exactly in 1424, following the expulsion of the Jews in France, in 1394. With the Counter Reformation, Controriforma, the condition of the Jewish families got worse and the first ghetto of Turin, 1679, remained the same as before until 1723. It was in the area of the former Hospital of Charity in the district of San Filippo. Known as Piazza Carlina, piazza Carlo Emanuele II shows the signs of the old ghetto in the building at the corner of Via Des Ambrois: here, at the same height with the adjacent houses, are stacked four floors and there also a mezzanine to allow accommodation a greater number of families. The Turin old ghetto had five courtyards. In the great one there was the largest synagogue where the jews prayed in the Italian rite and in the courtyard of the vine grapes there was located the one with the Spanish rite (sephardi). The courtyard of the terrace was used as an oven, and then remained the courtyard called “The priests and the tavern”. All the five areas communicated with each other through the corridors, the ‘dark arcades’, so called because it was covered by archs. With the increased amount of the population, there was then added a third synagogue in German customs (askenazi).

Today the Jewish community of Turin is the most crowded of the Piedmont with 900 members. Lively and active, committed to keep alive their roots, over the years it has absorbed a vast number of little communities as Alessandria, Asti, Acqui, Carmagnola, Cherasco, Chieri, Cuneo, Ivrea, Mondovì and Saluzzo. The prestige of this community is due the “Artom library” and the Archive Terracini that collect a large bibliographic and documentary heritage of Piedmont Hebrew, but also a school. There are also exhibitions, conferences and cultural events organized by various institutions. (To visit the synagogues contact the offices of the Jewish Community of Turin).

CASALE MONFERRATO

An unassuming façade, which confuses itself with the adjacent houses, because in the past a synagogue should not attract too much attention and remain preferably anonymous and just ‘tolerated” for this reason. But today, the narrow entrance of the alley Olper Solomon, in the heart of the old ghetto, shows a small wonder, a courtyard and a porch decorated with tiles depicting the Hebrew alphabet, contemporary artwork of Gabriel Levy. At the center of the courtyard, a flourishing tree pomegranates symbolically expresses the attachment to their Jewish roots of a community as small as effective. At the center of the courtyard, a flourishing tree pomegranates symbolically expresses the attachment to their Jewish roots of a Jewish community very small but so effective.

Beautifully late Baroque jewel box of decorations and inscriptions, precious woods, gold and stucco, the synagogue of Casale Monferrato is crossed by pure shades of light: 14 windows illuminate the dining room and the walls painted with bright colors, from white to cobalt blue, golden decorations and inscriptions in Hebrew, quotations from the Bible. The Aron of 1765, built in the neoclassical style, is surmounted by a pediment decorated with branches and oak leaves in gold supported by monumental wooden columns. The tevah is enclosed in a wrought iron gate painted in green and gold and golden chandeliers hang from the ceiling. The Casale synagogue, and the nearby museum, contains and represents all symbols, ceremonies, history and traditions of Italian Jewry. Inaugurated in 1595, is now active on holidays and Shabbat thanks to the many people in addition to a few local Jews. The synagogue is so beautiful that many couples choose to get married here, attracted by the natural beauty of Monferrato, among the Unesco World Heritage sites.

The cultural, artistic and spiritual treasure of Casale includes also the Museum of the Enlightenment and the Silver Museum, a museum of art and Jewish history which houses one of the most important collections of Europe, including Sefer Torah and ancient manuscripts, textiles and silver related to religious ritual and Jewish family life. At the entrance, a Holocaust memorial commemorates the victims of Casale Monferrato and Moncalvo. (From May to October, the Castle of Casale, you can admire the 170 eight-armed candelabra collected by the Museum of the Enlightenment, all unique and original channukkiot produced by contemporary artists). On the occasion of Expo 2015 is scheduled a series of meetings dedicated to Food in the Jewish culture: Sunday, May 3rd there will be the Jewish cuisine Tripoli; Sunday, May 31 the Jewish-Piedmontese culinary tradition and with a review of kosher wines; Sunday, June 14 the opening of the exhibition of a great Italian artist, “The World of Aldo Mondino, food and spirituality”. (trad. Roberto Zadik)