Spalato, Dubrovnik, Mostar e Sarajevo, alla scoperta dell’ebraismo balcanico

Viaggi

di Nuovo Convegno

Croazia e Bosnia-Erzegovina (Spalato, Dubrovnik, Mostar e Sarajevo): queste le tappe del viaggio organizzato dal Nuovo Convegno (22 – 27 maggio, 27 partecipanti). È stato un tour molto interessante e, sotto certi aspetti, emozionante per la visita ai luoghi ebraici. A parte Mostar, dove restano soltanto un cimitero ebraico e una zona dove è indicato che verrà ricostruito un tempio, nelle altre città è stato possibile visitare i vecchi quartieri ebraici con le sinagoghe e i cimiteri di Spalato, Dubrovnik e Sarajevo.
In particolare a Spalato i partecipanti hanno ritrovato la vecchia libreria della città con l’insegna “Morpurgo”; proprietario originario Vid Morpurgo proveniente da Mariburgo-Maribor e così italianizzato. Grande intellettuale ebreo askenazita, protagonista della vita cittadina, riposa nel cimitero della città. In questo cimitero, in cima a una collina, è stata ritrovata, con grande emozione, anche la tomba dei bisnonni di un partecipante al viaggio.
Queste zone, che sono state martoriate dalla guerra degli anni Novanta, hanno cercato di far rivivere i centri storici e hanno salvaguardato i settori e i monumenti ebraici, nonostante che le comunità siano molto piccole.

 

Un discorso a parte è senza dubbio la visita a Sarajevo dove il Nuovo Convegno è arrivato per l’entrata di shabbat, accolto da una cena kasher organizzata dalla Comunità, come pure il pranzo del sabato preparato dalla signora Tauber. Poi la visita alle sinagoghe e al Museo Nazionale per ammirare la Haggadah di Sarajevo: uno dei tesori più preziosi dell’intero mondo ebraico. Fu salvata dalla guerra spostandola nel caveau della Banca Centrale dello Stato.
In Comunità il Nuovo Convegno è stato accolto da Eli Tauber, scrittore e storico che, oltre a fare da guida nel settore ebraico della città insieme a sua figlia, ha tenuto una conferenza sulla vita della comunità e sui rapporti amichevoli con le altre religioni. Fra l’altro, ha raccontato che a Sarajevo si festeggia un particolare “Purim”, il 4 di Cheshvàn. Nel 1819 il Pascià di Sarajevo impose un dazio pesantissimo alla comunità ebraica per la propria vita in città e sequestrò dieci notabili ebrei, fra cui il rabbino Moshé Danon, indiscussa autorità morale della città. L’esecuzione sarebbe avvenuta il giorno di Shabbat se gli ebrei non avessero versato l’impossibile balzello. Tuttavia, quella mattina del sabato tremila musulmani, informati dei fatti dagli amici ebrei, con cui condividevano la vita cittadina e commerciale, si presentarono in massa alle prigioni e liberarono di forza gli ostaggi. Rav Danon, nel ringraziarli con riconoscenza, raccontò loro la vicenda di Purim; il legame fra Danon e i musulmani si fece più stretto; da quel giorno, si celebrò il “Purim di Sarajevo”, nella comunanza fra le due componenti religiose.
Durante l’assedio di Sarajevo (1992-1995), gli ebrei aiutarono i concittadini musulmani a salvarsi consegnando loro i propri documenti di identità e l’associazione ebraica “Benevolentia” soccorse e diede assistenza medica, e non solo, alla popolazione musulmana.

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