Kesher a San Pietroburgo: magia, storia, fascino russo

Viaggi

La Città Imperiale di Pietro il Grande ha accolto i turisti milanesi in tutto il suo splendore: dall’Hermitage alla scintillante Neva, alla Grande Sinagoga
per i 60 mila ebrei residenti. Un Tour impegnativo e sorprendente

C’è chi ha partecipato per la prima volta e chi è ormai un habitué dei viaggi di Kesher; chi viaggia da solo e chi in coppia, ma tutti sono rimasti affascinati e rapiti da San Pietroburgo. Ecco le voci dei partecipanti.

Mia moglie Ruth e io non avevamo mai aderito alle iniziative di Kesher; quest’anno, grazie agli amici Picciotto abbiamo preso parte al viaggio a San Pietroburgo: un’esperienza indimenticabile!
La città e la storia: San Pietroburgo è stata voluta dallo Zar Pietro il Grande sulle rive della Neva, ed è stata la capitale della Russia fino alla Rivoluzione di Ottobre. Le nostre guide, Sonia, Anna e Maria, in un perfetto italiano, non ci hanno fatto mancare alcun particolare, sia sugli Zar, da Pietro il Grande a Nicola II, passando per la Grande Caterina, sia su quanto in quasi due secoli gli Zar hanno realizzato. Ne è uscito un quadro di sovrani dispotici e sanguinari, ma attivissimi nello sviluppo della città: pochi Zar, per congiure e attentati sono morti nel loro letto, ma l’impegno nel costruire palazzi, musei, giardini, infrastrutture, in particolare canali di navigazione, hanno fatto di San Pietroburgo una delle città più belle della terra: dall’Hermitage, uno dei musei più visitati al mondo, al Museo Fabergé con le sue preziose collezioni, dai Palazzi Imperiali agli splendidi parchi, dai numerosi canali ai ponti sempre imbandierati, tutto lasciava a bocca aperta. Le nostre guide, che con spirito patriottico parlavano sempre della “nostra città” e della “nostra Russia”, ricordavano quasi con nostalgia il periodo zarista, pur riconoscendone l’arretratezza e le disparità sociali; sul presente, qualche rapido accenno a Putin, “il nostro eterno Presidente”.
San Pietroburgo Ebraica: con 60.000 ebrei San Pietroburgo rimane un importante centro ebraico, con una splendida Sinagoga in stile moresco (Grand Choral Sinagogue), e numerosi centri (non manca, attivissimo, Habad) che ci hanno ospitato in più occasioni. A Pushkin, sobborgo di San Pietroburgo, c’è un memoriale a ricordo della Shoah. Il ristorante Le Haim ha provveduto alle nostre colazioni, ai nostri pranzi al sacco, alle nostre cene nei suoi locali: tutto squisito e abbondante (il top, un’ottima anatra all’arancia). Al ritorno a casa, tutti a dieta !
Ringraziamenti: Rav Roberto Della Rocca non ci ha fatto mancare le sue derashot con interessanti riferimenti alla storia e all’attualità russa ed è riuscito a organizzare tefillot tutti giorni in albergo, nei vari centri ebraici, in battello. Giovedì a Shachrit, il nostro Rav è riuscito a far arrivare un Sefer Torah in albergo! Paola Hazan è stata un’organizzatrice impeccabile; al di là della sua efficienza, abbiamo ammirato la sua disponibilità ad affrontare e risolvere qualunque problema.
Qualche critica? Difficile trovare difetti: se proprio dobbiamo, il programma era talmente ricco che uscendo dall’albergo alle 9 di mattina e rientrando alle 11 di sera, le capacità fisiche dei partecipanti venivano messe alla prova: ma la stanchezza è ormai passata, il ricordo di un viaggio stupendo rimane!
Roberto Steindler

Pretenziosi, polemici, arroganti, saccenti, scontrosi, maleducati, rumorosi, egocentrici… fragili, irritabili, spaventati, lunatici. Si eccoli i miei ebrei! Qui sono circa una cinquantina – uniti per un viaggio a San Pietroburgo. Ci sono: “gli ebrei che più ebrei non si può!” come una buona marca di detersivo e le taglie minori, le mezze tacche e io con loro e tutto l’amore che provo… perché rappresentano le mie origini, la mia famiglia e il rapporto che ho con la vita e la storia.
San Pietroburgo, nella sua incredibile bellezza di città d’acqua, fa da sfondo alle inenarrabili tragedie del popolo russo e diversamente degli ebrei… una questione di numeri – difficili da definire, una questione di dimensioni dei monumenti alla memoria -inadeguata, una questione di modi con cui il male sa essere perpetrato, ma che non cambia le ferite, le cicatrici, ciò che si è perso e che non potrà mai più essere. Identità stracciate, culture rottamate, civiltà distrutte.
Questi bellissimi palazzi costruiti per Zar e Zarine, ma soprattutto l’articolazione complessa e grandiosa del progetto della città, mi riportano a un antico racconto chassidico, secondo il quale costruire una bellissima Sinagoga, mentre la gente moriva di fame, era cosa buona perché dava a ciascuno di loro l’impressione di appartenere a una Comunità potente e di avere quindi speranza. Così i Russi si sono impegnati a ricostruire i propri palazzi e festeggiano, con autentico senso di appartenenza, la loro giornata della Vittoria e gli ebrei di San Pietroburgo si sono ricostruiti la Sinagoga e sono contenti di aver ritrovato una libertà di culto e l’amicizia di Putin. La Camera d’Ambra è anch’essa un simbolo della difficile e puntigliosa ricostruzione di quanto è stato distrutto e trafugato dai tedeschi durante la seconda guerra mondiale.
Gli ebrei hanno concorso alla costruzione di San Pietroburgo, e gli ebrei russi alla costruzione di Israele.
Rav Della Rocca ci ha ricordato che nonostante la nostra religione si basi sul tempo, alcuni luoghi ci consentono maggior vicinanza e significato. Israele è uno di questi luoghi.
Come la tessera di un puzzle questa asserzione si è inserita in quella che solo qualche giorno prima avevo sentito esprimere da Haim Baharier, all’Umanitaria per il 70° anniversario dello Stato d’Israele. La Terra di Israele non si riassume solo nello Stato d’Israele. La terra d’Israele è quella che abitiamo rispettando le Leggi, è il nostro rapporto con il mondo, la consapevolezza di un Creatore attraverso l’attenzione che abbiamo per la sua creazione. Grazie Rav della Rocca, grazie Paola, grazie Gruppo per questa esperienza che è ancora tutta da maturare ed essere approfondita.
Donatella Camerino

 

Esperienza bellissima questa del viaggio a San Pietroburgo. La città supera in bellezza quanto avevo già visto….e parlo di Parigi, Vienna, Budapest e Praga. Imponente e regale, con edifici importanti ma delicati nelle loro tinte pastello. Certo, dopo aver visto tutto il fasto di cui si avvalevano gli zar….si capisce benissimo come mai il popolo abbia deciso di fare la rivoluzione. Per quanto mi riguarda, è stata bella anche l’atmosfera del gruppo: amici nuovi e vecchi hanno allietato il mio soggiorno. Nonostante gli inconvenienti tecnici (ritardi agli appuntamenti) tutto è stato molto piacevole. Grazie Paola e grazie rav Della Rocca…..al prossimo viaggio.
Ester Amiras Picciotto

 

 

Viaggio Kesher a San Pietroburgo

6-10 Maggio 2018
Una giornata con una luminosità eccezionale ci ha accolto all’arrivo e ci ha accompagnati durante tutto il nostro soggiorno; è un evento raro per una città che normalmente è grigia e piovosa (quando non nevica).
Il viale che ci porta dall’aeroporto alla città è affiancato da edifici squadrati di stile sovietico; ma il paesaggio urbano cambia completamente all’ingresso della città che rivela la sua natura di capitale imperiale.
Gli edifici sono imponenti, costruiti architettonicamente con un gioco di simmetrie e di decorazioni e con una delicata colorazione pastello.
I canali e la maestosa Neva aggiungono un tocco di nobiltà ad una città che, con buona ragione, viene chiamata la Venezia del Nord.
È una città che ha vissuto tre periodi storici diversi: l’epoca degli zar, l’Unione Sovietica e la Russia post comunista. Gli avvenimenti in ognuna di queste epoche hanno avuto un influsso diretto sulla storia ebraica e dello Stato d’Israele.
Come non dimenticare che in epoca zarista furono inventati i sanguinosi pogrom che, oltre ad aver causato lutti, furono la molla per l’emigrazione degli Ebrei verso l’America e verso la Palestina ottomana. Le prime Aliyot (salite) ebbero origine in Russia e coinvolsero dapprima poveri contadini religiosi, in seguito giovani idealisti che fondarono le prime colonie collettive (Kvutzot e Moshavot).
Abbiamo visitato, durante il nostro soggiorno, i Palazzi degli Zar: l’Ermitage (Palazzo d’Inverno) diventato uno dei Musei più importanti del mondo, con opere d’arte dei più famosi artisti; le residenze estive Peterhof e Zarskoie Selo, con magnifici giardini ed altrettanto splendide sale.
Una menzione particolare va al Museo Fabergè, nel quale abbiamo potuto ammirare le ormai famose uova.
In un gruppo ebraico non poteva mancare una visita alla Choral Sinagogue, l’imponente sinagoga della città che ci ha stupito per l’eleganza costruttiva e l’armonia degli interni. Attualmente è gestita dai Chabad e le preghiere si svolgono giornalmente in un locale più piccolo, ma ugualmente ricco.
Abbiamo anche avuto anche la fortuna di essere presenti per i festeggiamenti del 9 Maggio, data che commemora la vittoria sovietica nella Seconda Guerra Mondiale e abbiamo goduto dello spettacolo pirotecnico dei fuochi d’artificio sulla Neva. Stranamente la città si è riempita di simboli sovietici (stelle rosse e falce e martello).
È una città che ci ha piacevolmente sorpreso; devo ammettere che siamo rimasti meravigliati dalla grandiosità e dalla maestosità della città che fu la capitale dell’Impero fino alla Rivoluzione Russa.
Abbiamo anche apprezzato il nostro gruppo e in particolare l’organizzatrice Paola Hazan Boccia che si è occupata con grande puntigliosità della parte organizzativa e la “guida spirituale” Rav Roberto della Rocca che non mancava mai di radunare un minian anche nei luoghi più improbabili.
Raffaele Picciotto

Sentirsi ebrei in Russia e sentirsi a casa in Russia non è facile: tanto particolare è la situazione locale e tante le tragedie, lontane e recenti, che affiorano nei nostri pensieri. Paola Boccia e Rav Roberto Della Rocca hanno saputo trasformare un normale viaggio in una occasione ebraica di grande spessore culturale.
Organizzazione impeccabile, atmosfera perfetta. E come dicevano i nostri fratelli: “Che lo zar possa campare tanti anni e che soprattutto stia il più possibile lontano da noi”.
Renzo e Daniela Ventura
Gerusalemme

Scrivo queste righe sul volo di ritorno da Pietroburgo/Leningrado/San Pietroburgo, con ancora negli occhi la splendida luce di questa città. Palazzi fastosi e immensi, spazi giganteschi, l’acqua del Neva e degli altri fiumi e canali ne fanno un luogo davvero unico e speciale. Non da poco, siamo stati particolarmente fortunati con il clima il che ci ha fatto apprezzare ancora di più ciò che abbiamo visto. Un ultimo commento: tutto è così immenso che non entra nelle fotografie! Grazie Paola per averci portato!
Anna Segre Weissberg

Voglio ringraziare Paola per tutti gli sforzi che ha fatto per rendere questa impresa molto agréable a tutti. Per me è stato un viaggio molto importante ed ho capito molto cose della Russia, cose che peraltro ho studiato in gioventù, e che adesso mi sono ritrovato a rivivere a “Leningrado”, con la saga della rivoluzione proletaria, e quell’allucinante famoso assedio durante la Seconda Guerra Mondiale. È stato un bellissimo viaggio, anche se quella opulenza ostentata cominciava a dare un po’ di fastidio, almeno a me.
Ami Lazarov
Il gruppo di Kesher destinazione Pietroburgo, o Leningrado per i nostalgici, è iniziato il 6 maggio nell’aeroporto della città. I gruppi provenivano da Milano, Firenze, Roma, Torino, Tel Aviv e Ginevra. Anche se stanchi per la levataccia abbiamo iniziato a seguire con grande spirito di gruppo le indicazioni di Paola che con piglio dittatoriale e grande esperienza faceva filare tutti dritti impedendo ogni insubordinazione. Ritrovare vecchi amici e trovarne di nuovi ha risvegliato sentimenti e ricordi lontani portando calore e simpatia. Abbiamo vissuto i giorni del viaggio abbinando le visite ai palazzi reali dei Romanof ai musei Hermitage e Fabergé ai parchi di residenze imperiali, a navigazioni notturne nel magnifico Fiume Neva alla realtà ebraica della città con le sue accoglienti strutture comunitarie, che ci hanno fatto sentire a casa e offerto cene squisite. Abbiamo scoperto una città imperiale pulita, ordinata, di una bellezza che ha superato le aspettative.
Rav Della Rocca ha ancora una volta portato il suo messaggio di un ebraismo che sa abbinare le regole della Halakhà con la cultura e la tolleranza, oltre a una dose di simpatia e guida sapiente.
Luciano Bassani

Cara Paola, ti ringrazio per le bellissime ore che hai fatto passare a tutto il gruppo di Kesher a San Pietroburgo. Ogni cosa era perfetta: il timing, la scelta delle visite collettive a musei e palazzi, un cibo kasher da grande chef, la compagnia, l’allegria e il buon umore; considerami arruolata per prossimi viaggi.
Non mi resta che concludere con una dedica: “viva Paola Boccia che sa trasportare il popolo ebraico dovunque”.
Liliana Picciotto

Come sempre un viaggio bellissimo che lascia il desiderio di ripeterlo per approfondire la conoscenza con le persone incontrate con cui ci sarebbe molto ancora da dire. Grazie davvero a Paola per queste opportunità che ci offre.
Alessandra Segre

Organizzato in ogni particolare e tutto si è svolto nei migliori dei modi. Ringrazio Paola Boccia e rav Roberto Della Rocca di tutto!
Anita Finzi

 

Kesher – San Pietroburgo

Note di viaggio

di Silvia Hassan

Cenni storici: San Pietroburgo è stata fondata sulla foce del fiume Neva da Pietro il Grande (1682 -1725) nel 1703 quando vi fece costruire la Fortezza dei Santi Pietro e Paolo, in seguito alla vittoria sulla Svezia che gli permise di avere uno sbocco sul Baltico. A quel tempo l’area di S.Pietroburgo era vuota e paludosa, così  Pietro il Grande fece scavare numerosi canali navigabili e bonificare le paludi.  La città è costruita su oltre 40 isole collegate da ponti. Nel 1712 Pietro il Grande trasfersce la capitale da Mosca a San Pietroburgo. Innamorato dell’Olanda, dove aveva vissuto e studiato ingegneria navale, Pietro il Grande intendeva costruire sulla Neva una città ideale, simile ad Amsterdam. S. Pietroburgo è quindi una città studiata a tavolino, con pianta ortogonale, come l’antica Roma, non come le altre città russe a pianta circolare sorte intorno al Cremlino. Pietro vi fa costruire cantieri navali e trasferire i ministeri o “collegi”. Chiama architetti e artigiani da tutta Europa (es. Trezzini, ticinese). Dopo la guerra con la Svezia, la Russia, già monarchia retta da uno Zar, diviene un Impero. Alla morte di Pietro il Grande (1725) la capitale viene riportata a Mosca, ma poi di nuovo trasferita a S. Pietroburgo. A Pietro succede prima Anna Ivanovna, poi la figlia Elisabetta, sotto il cui impero la città si abbellisce di palazzi grandiosi (Palazzo d’Inverno). Epoca di grande splendore fu l’Impero di Caterina II (1762 – 1796),  sposa di Pietro III, erede al trono legittimo. Caterina lo fa prima imprigionare e poi assassinare. Al momento dell’attentato Caterina II,  che era fuori S. Pietroburgo, vi fa ritorno come salvatrice dell’Impero e vi regna per 34 anni portando a compimento il progetto espansionistico di Pietro il Grande. Conquista la Crimea per avere uno sbocco anche sul Mar Nero e promuove i commerci con l’Europa e in particolare con la Gran Bretagna. Caterina II era una sovrana illuminata e aveva frequenti contatti con gli illuministi francesi. Sotto Caterina II avviene la spartizione della Polonia che perde la sua indipendenza e viene divisa fra la Prussia e la Russia.  Alla morte di Caterina II gli succede il figlio Paolo I  (1796 – 1801) il quale detestava la madre, che sapeva essere mandante dell’assassinio del padre, pertanto si allontana dalla reggia e si fa erigere uno splendido palazzo (Arch. Italiano Rastrelli) dove vivere per conto suo, ma da lì a pochi anni viene anch’egli assassinato. Paolo I aveva nel frattempo ripristinato la successione maschile. Prima di sposarsi, le principesse straniere dovevano convertirsi al cristianesimo ortodosso. A Paolo I succede il figlio Alessandro I (1801 – 1825), lo zar che sconfigge Napoleone. Alla morte di Alessandro I si crea un vuoto di potere che passa nelle mani del Senato. Sembra il momento propizio per chiedere la Costituzione. I “Decembristi” chiedono allo zar l’istituzione di una monarchia parlamentare (I rivoluzione – 1825). L’insurrezione viene repressa nel sangue: lo Zar Nicola I (1825 – 1855)  fa uccidere i capi della rivolta e mandare in Siberia gli altri Decembristi.   1853 Guerra  di Crimea contro la Francia, persa dalla Russia, per il controllo dei luoghi santi e delle popolazioni che vivevano nell’Impero Ottomano.  Il figlio di Nicola I, Alessandro II (1855 – 1881), più liberale, emancipa la servitù della gleba (1861). Questo però crea scontento perché i contadini non sanno dove andare, non avendo più la casa concessa dal signore locale, mentre questi non ha  più chi gli coltiva la terra. In più, emerge il movimento nihilista che chiede maggiori riforme. Alessandro II era sul punto di emanare la Costituzione quando viene ucciso in un attentato. Sul luogo dell’attentato viene fatta erigere la Chiesa del Salvatore sul Sangue Versato, icona del panorama di S. Pietroburgo. Con l’industrializzazione si riversano in città molti lavoratori. Boom demografico 1860-1880. Il sovraffollamento e la scarsa igiene danno il via a scioperi e violenze che sfociano nella rivoluzione del 1905 (II rivoluzione), repressa anch’essa nel sangue (Domenica di sangue) dallo Zar Nicola II (1896-1917).  Nicola II non era preparato per divenire zar perché la linea di successione passava dal fratello, che però muore prima di diventare zar. Questa II rivoluzione era nata nelle fabbriche, dove gli operai erano sottoposti a condizioni disumane. In seguito ad altri scioperi lo zar è costretto a istituire il Parlamento, la Duma, che però non ha vere funzioni deliberative.  Nel 1914  l’Impero russo entra nella I Guerra mondiale e S. Pietroburgo assume il nome di Pietrogrado.  Nel 1917 la città è  la culla della rivoluzione di febbraio prima e di quella di ottobre poi. Nicola II abdica per sé e per il figlio Alessio (malato di emofilia) a favore del fratello Michele, che però rinuncia al trono. Nicola II si rifugia nella residenza estiva degli zar e il potere passa a Kerenski (governo provvisorio nel Palazzo d’Inverno). Lenin è il capo del partito bolscevico e si prepara alla rivoluzione contro il Governo provvisorio. Lenin fa arrestare Kerenski e dà l’assalto al Palazzo d’Inverno.   A luglio arriva l’ordine di prelevare lo zar Nicola II e giustiziarlo insieme a tutta la sua famiglia a Ekaterinenburg. Lenin organizza il Partito Bolscevico e trasfersce la sede a Pietrogrado fino al 1918. Guerra civile fra i Bianchi (Menscevichi) e i Rossi (Bolscevichi), vinta da questi ultimi. Alla morte di Lenin (1924) la città assume il nome di Leningrado e diviene il fulcro del programma stalinista di industrializzazione degli anni ’30. Nel ’34 in seguito all’assassinio del capo locale Kirov, Stalin dà inizio alle purghe del Partito Comunista. Patto Molotov-Ribbentrop di Non Aggressione con la Germania di Hitler (1939). Ma Hitler vuole conquistare l’URSS e impadronirsi delle sue fabbriche. Nel giugno 1941 lancia l’Operazione Barbarossa. Stalin non si aspettava l’attacco e non aveva preparato il paese alla guerra. Hitler attacca l’URSS con 3 eserciti: verso Mosca, Leningrado e Kiev che penetrano nel paese senza incontrare resistenza. Nel settembre 1941 il sud è occupato fino al lago Ladoga. Dal nord, arriva un esercito dalla Finlandia. I Finlandesi sostengono Hitler ma non bombardano Leningrado. Leningrado è circondata: a sud Hitler, a nord l’esercito finlandese a ovest il golfo di Finlandia a est il lago Ladoga. Hitler fa bombardare i depositi di cibo. La popolazione ha diritto a 125 gr. di pane /giorno. L’assedio di Leningrado dura fino al 7 gennaio 1944, quasi 3 anni. 1 milione di persone muore nella difesa della città e 1 milione muore di fame e di stenti a Leningrado.  L’esercito nemico viene fermato vicino al centro di Leningrado. (Il nostro gruppo ha passato la linea del fronte russo/tedesco). Il tributo di sangue dei cittadini dell’URSS durante la II guerra mondiale conta 27 milioni di morti. In epoca sovietica il Partito garantisce a ogni cittadino 11mq. di abitazione a testa. Dopo il crollo dell’URSS i cittadini diventano proprietari degli appartamenti in cui abitano, ma una certa percentuale rimane in comune per cui si creano degli agglomerati in cui occorre convivere con altri inquilini. Crollo dell’URSS 1989.


Ebrei:
dall’inizio del XVI sec. a metà del XVII sec.  agli ebrei era vietato risiedere in città, sebbene sotto Pietro il Grande alcune personalità importanti nel campo dei commerci potessero risiedervi, solo se convertiti. La figlia Elisabetta era però molto ostile agli ebrei e vieta loro di passare il confine russo perché “non voleva trarre profitto dai nemici di Cristo”. Invece Caterina II, consapevole che gli ebrei avrebbero apportato notevoli vantaggi commerciali all’Impero, crea una zona di residenza coatta (rimasta in vigore fino al 1917), sebbene per accedervi vi fosse bisogno di un permesso speciale. In seguito alla conquista della Bielorussia e della spartizione della Polonia, quasi mezzo milione di ebrei entra a far parte dell’Impero russo. Nell’800 l’Impero russo aveva la maggior concentrazione di ebrei a livello mondiale. A S. Pietroburgo arriva anche il primo Rebbe Chabad Shneur Zalman di Liady (1745-1812) che viene imprigionato nella Fortezza. Per tale ragione, ora la città è luogo di pellegrinaggio dei Chassidim che vogliono portare la luce là dove c’era il buio. Anche Moses Montefiori (1784 – 1885) visita S. Pietroburgo per cercare di allentare le misure restrittive contro gli ebrei. Sotto il regno di Nicola I (dal 1827) gli ebrei erano costretti a servire nell’esercito per 25 anni. Sotto Alessandro II la popolazione ebraica cresce notevolmente e alla fine del suo regno la città conta circa 16.000 ebrei che vi risiedono legalmente. Dopo l’attentato ad Alessandro II nel 1881 si scatenano dei pogrom, a cui segue la partenza di molti ebrei per la Palestina, aiutati dal Barone Rotschild. Avraham Neiman (1803 – 1875) è il primo rabbino riconosciuto ufficialmente. La Grande Sinagoga Corale, finanziata dalla ricca famiglia Gintsburg, viene inaugurata nel 1893. Alla fine degli anni ’80 del XIX sec. S. Pietroburgo era un grande centro culturale ebraico dove venivano stampati decine di giornali in ebraico, russo e yiddish. Anche il Rebbe Schneerson giunge a S. Pietroburgo e viene messo agli arresti nella Fortezza per qualche tempo.  Prima del periodo sovietico gli ebrei costituivano circa un terzo dei professionisti della città, sebbene non contassero più del 3% della popolazione. Sotto la dominazione zarista vi furono numerosi pogrom, ma mai a S. Pietroburgo. Inizio del XX sec. la polizia segreta zarista fa pubblicare e diffondere il libello antisemita I Protocolli dei Savi di Sion, cui seguono pogrom e un’altra ondata migratoria (II Alyiah) verso la Palestina.  Stupisce perciò che nel 1911, in piena epoca zarista, a S. Pietroburgo viene istituito il primo museo ebraico della Russia. Nella prima guerra mondiale, gli ebrei sostengono il movimento patriottico ma anche il nascente movimento sionista, per via della delusione di non potere emergere, anche se possono diventare ufficiali. Intolleranza e pogrom anche durante il periodo sovietico.  Gli ebrei erano accusati dai Bolscevichi di essere ricchi borghesi e dai Menscevichi di essere rivoluzionari. In URSS, 1,5 milione di ebrei muore nella Shoah. All’arrivo dei nazisti, i 3.000 ebrei che si trovavano a Puškin devono presentarsi al comando nazista (avendo scritto “ebreo” sul passaporto non possono fuggire) e vengono tutti trucidati. L’URSS riconosce Israele nel 1949, ma nei primi anni ’50 viene montato ad arte il cosiddetto “complotto dei medici ebrei” accusati di aver attentato alla vita di alte personalità politiche sovietiche. In realtà si trattava solo di una scusa per ravvivare l’antisemitismo e mandare gli intellettuali ebrei nei gulag. Alla morte di Stalin nel 1953 alcuni medici vengono rilasciati. Negli anni ’70 ci sono repressioni contro le yeshivot e solo con la Perestroika (1987-1988) agli ebrei viene permesso l’espatrio. Esodo di ebrei all’inizio del 1900 verso gli USA e a partire dalla fine degli anni ’80 del XX sec verso Israele. Rav Lazar viene eletto capo rabbino della Russia.

Shoah: i nazisti addestrano fucilieri per uccidere tutti gli ebrei che si trovano davanti, compresi donne e bambini. I fucilieri vedono le vittime, le guardano negli occhi, devono quindi  ubriacarsi per riuscire  a portare a termine il lavoro. Rastrellamenti, gli ebrei sono costretti a scavarsi la fossa da soli prima di essere trucidati. Questo è il primo metodo di sterminio, la Shoah va verso le vittime.  Il secondo metodo di sterminio è quello perpetrato in Polonia, gli ebrei vengono richiusi nei ghetti e poi inviati nei centri di sterminio. Il terzo è Auschwitz: trasporto nei treni, le vittime vanno verso la Shoah.

Durante la Guerra dei Sei Giorni i consiglieri ebrei sovietici appoggiano gli Arabi contro gli Israeliani.

Scarsissimi sono i resti della cultura ebraica a S. Pietroburgo, i pochi oggetti rinvenuti sono stati portati al museo etnografico. Ora si assiste a un certo revival dell’ebraismo russo. Secondo le stime, gli ebrei sarebbero oggi 60.000-80.000 persone (su 5 milioni di abitanti) ma non esistono dati certi.

Visite:

Giro per la città alla ricerca di antiche vestigia ebraiche. Vista la casa dove abitava il Rebbe Schneerson, un Magen David su un muro, un palazzo che una volta ospitava una sinagoga e poco altro.  S. Pietroburgo era una volta un centro di cultura ebraica importantissimo: vi si stampavano libri e decine di giornali in ebraico e in yiddish. Ora a S. Pietroburgo ci sono 8 o 9 piccole yeshivot sparpagliate per la città.

Grande Sinagoga Corale. Grande, bella, ristrutturata di recente. Costruita nel 1893 in stile moresco, allora molto in voga; gli arredi e le sedute in quercia sono originali. Una volta possedeva un grande coro, ora non più. Costruita con il permesso dello Zar Alessandro II. Per decreto le sinagoghe non potevano essere costruite a meno di 300 m. da una chiesa ortodossa e la cupola doveva essere grigia per confondersi con il cielo solitamente grigio. Nel 1930 viene chiusa per un certo periodo e la comunità non può più riunirsi. Poi è riaperta. All’esterno, riproduzione grafica del Kotel lungo tutto il muro antistante la sinagoga. Mikwe in cortile. Gestita dai Chabad, la sinagoga offre una mensa sociale giornaliera per 20-30 persone. Vi ci siamo recati tutte le sere per le preghiere, prima della cena nell’adiacente, e ottimo, ristorante cacher aperto nel 2008. Accanto alla grande sinagoga, anche una piccola sinagoga anch’essa in stile moresco, ma più colorata. La sinagoga adotta un approccio molto aperto verso la città, ma sempre nel rispetto della Halacah. Visita e pranzo presso la comunità ebriaca Chabad sull’isola Vassilievsky, e della comunità del movimento lituano Migdal Or.

Museo Fabergé: ospita circa 3000 oggetti di casa Fabergé, creata nel 1842 e chiusa nel 1918, e 9 delle 13 uova create per la famiglia imperiale. Ogni uovo, ornato di pietre preziose, è dotato di un meccanismo che lo rende “vivo” e contiene al suo interno altri oggetti preziosi. La tradizione dell’uovo nasce con Alessandro III (figlio di Alessandro II) che ad ogni Pasqua, ricorrenza molto importante nel calendario ortodosso, regalava un preziosissimo uovo alla moglie danese. Passeggiata per la Prospettiva Nevsky, arteria centrale della città, resa celebre dai romanzi di Tolstoj e Dostoevskij. Fiancheggiata da splendidi palazzi patrizi, ora riconvertiti in musei e biblioteche, termina all’Ammiragliato che con la sua guglia dorata costituisce uno dei simboli della città.

In serata, ottima cena nel ristorante cacher vicino alla sinagoga, allietati da un concerto di musica klezmer e dai balli dei più intraprendenti del nostro gruppo.

Ermitage: fatto erigere da Elisabetta, figlia di Pietro il Grande all’interno del Palazzo d’Inverno, reggia invernale dei Romanov. Enorme palazzo verde e bianco sulla Neva costituito da più edifici.   Il Palazzo d’Inverno rimane il cuore dell’impero fino al 1917. L’Ermitage si snoda  su 4 edifici, più il blocco degli Impressionisti e post-Impressionisti. La prima collezione d’arte viene acquistata da Caterina II su consiglio di Diderot con cui Caterina II era in rapporti epistolari. In seguito Caterina diviene una collezionista accanita. Nel Piccolo Ermitage, uno dei 5 palazzi che costituiscono l’Ermitage, Caterina vi incontrava i favoriti e custodiva le sue collezioni private  da mostrare ai suoi ospiti. Fu Nicola I a far costruire il Nuovo Ermitage per mostrare le collezioni al pubblico nobile. Ora l’Ermitage è il più grande museo del mondo e custodice circa 3 milioni di oggetti, provenienti per lo più dall’Europa. L’arte russa è stata trasferita al Museo Russo. L’Ermitage è il museo delle meraviglie, dalla scalinata grandiosa alle sale ricche di innumerevoli opere d’arte. La raccolta degli Impressionisti e post-Impressionisti è stata iniziata da due commercianti russi che amavano collezionare l’arte delle caffetterie alla fine del sec. XIX. All’inizio del sec. XX fu allestita una mostra di arte moderna aperta al pubblico. La collezione fu donata al nuovo governo sovietico.

Fortezza dei Santi Pietro e Paolo  costruita sulla cosiddetta Isola delle Lepri, sul delta della Neva e soggetta a inondazioni soprattutto in autunno.  In realtà una piccola fortezza esisteva già, ma Pietro il Grande la ingrandisce chiamando a lavorarvi numerosi contadini. La pietra della costruzione proveniva dalla Finlandia, una volta entrata a far parte dell’Impero russo, e da Mosca. La fortezza non fu mai utilizzata per la difesa della città ma come prigione destinata soprattutto ai prigionieri politici. Fu anche la prigione di Alessio, figlio di Pietro il Grande, e di tutti gli oppositori politici, compreso il Rebbe di Lubavitch. Fino al 1950 fu utilizzata anche come struttura militare per la sperimentazione dei missili. Aperta ai turisti nel 1960. Nella vicina Cattedrale di Pietro e Paolo (Arch. Trezzini) sono sepolti Pietro il Grande e tutti i Romanov. Vi sorgeva anche la zecca della città. Ora vi vengono coniati ancora i copechi e le medaglie, mentre i rubli vengono coniati a Mosca.

Passati davanti all’Incrociatore Aurora, utilizzato nella guerra contro il Giappone (1904-1905), persa dalla Russia, e nave ammiraglia nella rivoluzione del 1917.

Peterhof: Residenza estiva di Pietro il Grande, ingrandita dalla figlia Elisabetta. Il terreno è a terrazze per creare tante fontane (150!) che funzionano senza pompe, solo grazie al dislivello del terreno.  È circondato da un parco di 100 ettari che si estende dalle colline al mare, ricco di  fontane e giochi d’acqua per intrattenere gli ospiti. Residenza grandiosa adatta alle feste e agli incontri di rappresentanza. Pietro il Grande però viveva nella più modesta palazzina Mon Plaisir, in stile olandese. Abbiamo assistito alla parata del 9 maggio (festa della liberazione dai nazisti) e goduto della brezza del Golfo di Finlandia (mar Baltico) dietro al Mon Plaisir. La Russia non è mai stata attaccata del mare anche per via dei bassi fondali del Golfo di Finlandia. Durante la II guerra mondiale Peterhof è stato occupato dai tedeschi per 3 anni. In precedenza, però, le statue erano state sepolte sotto terra o nascoste, con mappe per ritrovarle, per sottrarle ai nazisti. Anche le porcellane e gli oggetti erano stati evacuati e salvati.  Gli oggetti che si possono ammirare sono quindi originali, mentre il palazzo è stato in gran parte ricostruito. Pietro il Grande aveva ordinato che tutti i palazzi fossero dipinti in colori brillanti per contrastare il grigio del cielo e del clima.  Le stanze in stile barocco sono quelle fatte costruire da Elisabetta, quelle in stile neoclassico da Caterina II. Il restauro è stato eseguito in epoca sovietica. Le cucine erano all’esterno per non disturbare gli ospiti con odori sgradevoli, le vivande venivano tenute in caldo tramite sottopiatti riempiti di acqua calda. Lo studio di Pietro il Grande è interamente in legno e assomiglia alla cabina di una nave.

In serata, meravigliosa gita in barca privata sulla Neva.  Al tramonto saliamo in battello per vedere i fuochi d’artificio sulla foce della Neva, in occasione del 9 maggio, anniversario della vittoria sui nazisti. La luce rosata di uno splendido tramonto che si riflette sui palazzi e sull’acqua (sembrava quasi di essere a Venezia), i fuochi d’artificio e l’atmosfera gioiosa rendono la serata assolutamente magica.

Puškin: Memoriale della Shoah: piccolo memoriale (il minimo sindacale) in un piccolo giardino vicino alla residenza estiva degli zar. Inaugurato nel 1991, è l’unico della regione. Vi si legge un’iscrizione in ebraico: “Il loro sangue è stato versato come l’acqua e non c’è chi li seppellisce” – Geremia.

PuškinResidenza estiva degli zar e palazzo di Caterina II (Carskoe Selo).   La località è stata ribattezzata così in epoca sovietica in onore del grande scrittore russo che vi frequentò il liceo imperiale. Curiosità: Puškin era il discendente di un servo nero di Pietro il Grande, da questi liberato prima della morte.  Enorme palazzo in stile rococò (300 m. di lunghezza) regalato da Pietro il Grande alla moglie Caterina I. Elisabetta, figlia di Pietro il Grande, lo fa ingrandire commissionando il lavoro all’Arch. Rastrelli e lo decora con splendidi lumi, ori e specchi. La sola sala del trono misura 600 mq. La Corte vi si trasferiva verso aprile, quando nel Palazzo d’Inverno si faceva manutenzione. Caterina II cambia l’allestimento e fa costruire un altro palazzo (Arch. Quarenghi) e un grande parco per il nipote Allessandro I. Vi si rifugia Nicola II nel 1917 in cerca di salvezza, e da qui viene portato a Ekaterinenburg, dove verrà fucilato insieme a tutta la famiglia. Il palazzo aveva un’unica scala a una estremità, poi Alessandro I ne fa costruire un’altra nel mezzo. Stupende stufe in ceramica stile Delft e vasellame di porcellana. Pietro il Grande, innamorato dell’Olanda, fa costruire una fabbrica di ceramiche tipo Delft a S. Pietroburgo. A differenza della corte francese, la corte russa aveva un buon livello di igiene: i nobili si lavavano sempre il sabato per andare in chiesa la domenica.  Mobili importati da Francia e Olanda e Germania. Durante l’assedio di Leningrado, i palazzi vengono usati dai nazisti come deposito di armi e quindi dati al fuoco. Anche in questo caso mobili e supellettili erano stati evacuati e riportati in loco dopo la guerra, sono quindi originali. Per Caterina II il palazzo era troppo sfarzoso, pertanto si fa costruire una palazzina interna davanti al mare. Piacevole passeggiata del nostro gruppo sul bordo del mare. Alla fine degli anni ’50, in epoca sovietica, i palazzi vengono ricostruiti così com’erano, quale simbolo di rinascita. Sala d’ambra: L’ambra è la resina fossile delle conifere. La sala è interamente rivestita di ambra (6 ton.), foglia d’oro e specchi. Si dice che l’ambra, chiamata anche pietra del sole, abbia proprietà curative. Fu donata dal re di Prussia, Federico Guglielmo I a Pietro il Grande. Stalin regalò la sala d’ambra a Hitler sperando di ingraziarselo. La sala fu quindi smontata e inviata a Könisberg. In seguito a un incendio, i pannelli di ambra furono smontati e sistemati in casse. Dopodiché sparirono e non se ne seppe più nulla. La sala d’ambra è stata completamente ricostruita, in base a fotografie d’archivio, in 35 anni di lavoro e inaugurata nel 2003.  All’arrivo dei nazisti molti russi fuggirono a Leningrado, altri rimasero lì pensando che il regime nazista sarebbe stato più mite di quello bolscevico (!!!). Bel giardino dove abbiamo consumato un gustoso pic-nic intorno al laghetto artificiale.

Così, graziati da un cielo senza una nuvola per 5 giorni consecutivi (a S. Pietroburgo non si contano più di 60 giorni senza pioggia l’anno), viziati e coccolati da Paola come di più non si potrebbe, nutriti spiritualmente da Rav della Rocca ed edotti dalle nostre 3 bravissime guide, si è concluso questo viaggio a dir poco indimenticabile.

 

 

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