Mudec: arriva il genio ebraico trasgressivo di Amedeo Modigliani. Qui il suo lato ebraico

Taccuino

di Roberto Zadik

Ne hanno parlato molti, fra siti e testate, e  ho deciso di aggregarmi. In questo mio blog dedicato a arte e cultura ebraica, vorrei soffermarmi  sul talento figurativo straordinario di “Modì” o “Dedo” come lo soprannominavano amici e parenti e sulla mostra “Modigliani Art Experience” in corso dal 20 giugno al 4 settembre al Mudec, zona Porta Genova e promossa dal Comune di Milano in collaborazione col Museo del Novecento e i conservatori del Mudec.  Ma chi era Modigliani? Ebreo livornese e di madre francese sefardita, Amedeo Modigliani, ha vissuto solo 35 anni, ma è passato alla storia per la sua incredibile abilità ritrattistica e le sue tele femminili, maliziose e raffinate e dall’espressione assente e a volte malinconica. Assieme a Chagall, Soutine, Pisarro o Lichtenstein, Modigliani è stato fra i pittori ebrei più influenti come fascino ed eredità artistica, ma anche tra quelli più imitati e purtroppo spesso falsificati.

Ora le sue opere e il suo tormentato e affascinante percorso umano e creativo diventano oggetto di una importante mostra. L’esposizione, multimediale e molto articolata, realizzata da Crossmedia Group e da Francesco Poli è una vera e propria “perlustrazione” del personaggio Modigliani analizzato in tutte le sue sfumature e tortuosità.

Dalla sua biografia alle sue opere più rappresentative. Ma il lato ebraico di questo geniale artista ben pochi l’hanno affrontato.
Cosa aveva di prettamente ebraico questo artista e cosa lo differenziava dagli altri pittori della sua epoca? Apparentemente distaccato da qualsiasi legame con l’ebraismo, Modì nascondeva, invece, una forte identità ebraica e quadri e amicizie lo dimostrano ampiamente. Modì fu molto legato a diversi ebrei, brillanti esponenti della scena parigina dei primi del Novecento. Tra questi  lo stravagante pittore ebreo bielorusso Chaim Soutine di cui fece uno splendido ritratto, l’artista e scultore lituano-polacco Jacques Lipschitz e il poeta polacco Leopold Zborowski, che appaiono ricorrentemente nelle sue tele.

 

Personaggio particolare, sradicato e cosmopolita, errante e inquieto  egli sentiva fortemente e molto a modo sua la sua ebraicità e, se Chagall rappresentava l’ebraicità più religiosa, chassidica e onirica, Modigliani era invece disobbediente, laico e provocatorio e entrambi costituiscono a pieno le due anime dell’ebraismo: quella rispettosa della tradizione e quella che vi si oppone. In ogni modo Modigliani sentiva una sorta di identità ebraica. Lo dimostrano tanti dettagli, come il fatto che dipinse un bellissimo quadro “L’ebrea” sua opera del 1906, studiò con il grande Rabbino Elia Benamozegh, di origine marocchina, e diceva di essere imparentato col controverso filosofo ebreo olandese Baruch Spinoza, anche lui anticonformista e ribelle, sebbene poi questa sua leggenda sia stata smentita. La sua vita fu breve, intensa e  complicata. Fin da piccolo molto cagionevole di salute, fra tubercolosi e polmonite, lavoratore infaticabile alla sua arte pittorica ma sregolato e dedito a vari stravizi, come l’alcol e l’uso di droghe (noti i suoi accessi di ira e violenza quando era ubriaco).

Modì, nato a Livorno il 12 luglio 1884 (Cancro ascendente Vergine) aveva un carattere difficile e come tanti artisti visse fasi luminose e periodi molto cupi. Come in altri ambiti della sua breve vita, anche il suo rapporto con l’ebraismo e l’identità ebraica fu molto tormentato ma ben presente. Fra le sue donne,  la sua celebre fidanzata, con cui visse un amore molto viscerale e disperato, Jeanne Hebuterne era “mezza ebrea”, figlia di Achille Casimir, ebreo convertitosi al cristianesimo; i due vissero un amore travolgente. Volevano formare una famiglia, ma lui morì di tubercolosi il 24 gennaio 1920 con una folla di amici attorno a lui e lei per la disperazione, il giorno dopo, finì tragicamente, buttandosi dalla finestra al nono mese di gravidanza della loro seconda figlia. Una vita da film, quella di Modigliani divisa fra ispirazioni e eccessi.

 

Dominato da forti passioni, generoso, sentimentale e amante dell’arte africana e della poesia, dotato di una memoria impressionante, come ricorda il suo amico Lipschitz,, ma anche  impulsivo e suscettibile. Ricordo il film con Andy Garcia “I colori dell’anima” che non è che mi sia piaciuto molto, anche se rende l’idea di certe sue eccentricità e tormenti caratteriali. Modigliani dipinse quasi sempre figure femminili e ebbe varie relazioni, fra cui la burrascosa relazione con la scrittrice inglese Beatrice Hastings, ma soffrì varie crisi e periodi di difficoltà finanziarie. L’artista, internazionalmente rinomato, quando era ancora in vita e folleggiava nella sua città d’adozione Parigi, non fu molto fortunato nemmeno nel suo percorso artistico, che incrociava abilmente cubismo, espressionismo e orientalismo che rimandano a Gaguin e a Cezanne e al suo rapporto col grande pittore cubista, amico di Picasso, il romeno Brancusi. Ma il suo talento all’epoca venne ampiamente sottovalutato. Infatti, trasferitosi a Parigi molto giovane – la capitale francese divenne il suo principale luogo di ispirazioni e incontri – Modigliani divenne famoso solo dopo la morte. Personaggio stravagante, afflitto perennemente da tubercolosi e da problemi finanziari, legatissimo alla madre e alle donne, Modì era un ragazzo attraente e educato ma pieno di stranezze e, sotto l’effetto dell’hashish, si dice che egli abbracciasse le sue sculture, come racconta un altro suo amico ebreo, lo scultore inglese Jacob Epstein.

Colto, avido lettore, Modì sapeva a memoria i versi di Dante, D’Annunzio e Carducci, ma anche dei francesi Villon, Rimbaud o Baudelaire; raffinato, narcisista e ironico, interessato ai grandi temi della vita, discuteva per ore, con un personaggio strano come Max Jacob (anche lui ebreo e nato il 12 luglio ma 6 anni prima di lui, nel 1876) e annunciando di aver avuto visioni mistiche si convertì al cristianesimo. Un personaggio complesso, stimolante, tormentato Modigliani che ha ispirato libri e film, omaggi e retrospettive e che visse come Kafka, Karl Kraus o Joseph Roth, il passaggio fra Ottocento e Novecento, precedendo l’incubo del nazifascismo e testimoniando un periodo creativo molto fertile e indimenticabile ancora oggi.

Per informazioni e prenotazioni alla mostra “Modigliani Art Experience” http://www.mudec.it/ita/ticket-modigliani-art-experience-2/

Modigliani Art Experience

dal 20/06/2018 al 04/11/2018
MUDEC Museo delle Culture – Milano

Orari:
lunedì 14.30 – 19.30
Martedì – mercoledì – venerdì – domenica 9.30 – 19.30
Giovedì – sabato 9.30 – 22.30
La biglietteria chiude un’ora prima (ultimo ingresso)

APERTURE STRAORDINARIE
Mercoledì 15 agosto (Ferragosto) 9.30 – 19.30
Giovedì 1 novembre (Ognissanti) 9.30 – 22.30

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