Una scena del film The post

Registi ebrei: dal primo febbraio nei cinema italiani “The Post” di Spielberg e “C’est la vie” di Nakache-Toledano

Taccuino

di Roberto Zadik
Due campioni di incasso sono da poco sbarcati nei nostri cinema realizzati da due cineasti ebrei. Uno di vecchia generazione, come il leggendario Spielberg che a 71 anni compiuti lo scorso 18 dicembre sforna il suo The Post, riflessione sul Vietnam e sullo scandalo Watergate con il duo d’eccezione Tom Hanks-Meryl Streep e già candidato all’Oscar.

L’altro “C’est la vie” commedia spassosa alla francese, confezionata dal duo di “Quasi amici” Nakache e Toledano, entrambi ebrei di origine maghrebina che ha spopolato in una Francia dominata da violenza e paura.

Quindi generazioni a confronto, mondo ebraico americano askenazita con il regista di “La lista di Schindler” e “Indiana Jones” che sembra più in forma che mai e franco-sefardita con due autori caratterizzati da umorismo, brio e disimpegno. Ma di cosa parlano queste due pellicole e cosa le caratterizzano? Una trama classica e ben congeniata per il nuovo lavoro di Spielberg racconta sobriamente e con ritmo incalzante la battaglia in nome della verità e dell’informazione di due giornalisti del “Washington Post”.

Al centro della vicenda, la Streep qui in una delle sue massime interpretazioni e nei panni dell’audace Kay Graham prima redattrice femminista e battagliera alla guida del quotidiano e Hanks, nel ruolo del suo collega, Ben Bradlee, che pubblicano coraggiosamente “I Quaderni del Pentagono” smascherando ombre e corruzione dell’America della metà degli anni ’70. Dramma storico-politico per il geniale e versatile Spielberg, che ne rivela solidità, mestiere ma anche versatilità con colpi di scena e avventure e che già ci aveva tenuto col fiato sospeso due anni fa col suo “Il ponte delle spie” sceneggiato nientemeno che dai Fratelli Cohen.

Un autore unico nel suo genere, sempre pronto e capace di stupire, amico storico del grande Kubrick, sposato due volte e padre di quattro figli, capace di spiazzare con continui cambi di genere e che ha cominciato la sua carriera quasi mezzo secolo fa con piccoli capolavori come l’esistenziale “Duel” del 1971 e l’angoscioso “Lo Squalo” campione d’incassi nel 1977.

Con “C’est la vie-Prendila come viene”, uscito a novembre in Francia, si cambia totalmente registro e Paese. Andiamo con la commedia ebraica francese, con uno spassoso film sulla Francia multietnica e sulle disavventure di una festa di matrimonio che dall’essere un party in grande stile si trasforma in un palcoscenico di assoluta comicità. Protagonista un austero organizzatore di matrimoni, Jean Pierre Bacri, che si trova alle prese con un equipe di squinternati camerieri, animatori e staff di sala in una sontuosa villa e provenienti da varie origini e Paesi.

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