Una famosa scena del film Schindler's List di Steven Spielberg

A 25 anni da “La lista di Schindler”, Spielberg lo ricorda come “il film della svolta”

di Roberto Zadik
A 71 anni compiuti lo scorso 18 dicembre, Steven Spielberg ha una lunga e gloriosa carriera alle spalle e assieme al suo amico Kubrick e a Woody Allen è uno dei principali registi del mondo ebraico statunitense e mondiale. Come riporta il sito “Times of Israel” il regista di “Indiana Jones” e di “E.T” ha definito “La lista di Schindler” il suo film di svolta, da autore di intrattenimento al genere impegnato. Sempre stando alla notizia, il regista recentemente si è ritrovato al Tribeca Film Festival di New York assieme alle due star del film Liam Neeson, che vestiva i panni del protagonista Oscar Schindler e Ben Kingsley, passato alla storia per il suo “Gandhi” che era il suo impiegato ebreo Stern. Durante la serata Spielberg e gli altri due ospiti hanno fornito una serie di interessanti dettagli sulla pellicola, uscita nei cinema nel novembre 1993 e nota come uno dei film più importanti e intensi sulla tragedia della Shoah. “Non ho mai provato tanto orgoglio e soddisfazione per nessun altro film come per questo” ha detto Spielberg sul palco del teatro newyorchese Beacon Theatre.

L’autore ha ricordato di aver girato il film a Cracovia, in Polonia, in bianco e nero e senza una sceneggiatura, usando spesso telecamere a mano per accentuare il realismo. Neeson, a questo proposito, ricorda che il regista correva da una parte all’altra per dirigerlo assieme a Kingsley per le strade della città. “Fu un’esperienza pericolosa e indimenticabile” ricorda Neeson. Ma fu anche un enorme successo: realizzato con 22 milioni di dollari ne guadagnò 321 nel mondo aggiudicandosi 7 Academy Awards, primi tra tutti, miglior film e regista sensibilizzando gli americani sul tema dell’Olocausto. Come ha evidenziato Spielberg che ha fondato la Fondazione per la Shoah che ha raccolto le testimonianze di 52mila sopravvissuti: “la Shoah dovrebbe essere parte dei programmi scolastici, e delle scienze sociali in ogni scuola del Paese.” Durante l’incontro Kingsley ha ricordato la difficoltà delle riprese nel “confrontarsi continuamente col terribile antisemitismo polacco durante le riprese che si rivelarono molto difficili per tutti quelli che parteciparono ad esse”. Episodi gravi come le svastiche disegnate da sconosciuti e veri e propri esaurimenti nervosi accusati da due comparse israeliane durante le riprese delle scene nelle camere a gas hanno duramente segnato le riprese di un film che ha segnato una tappa fondamentale nel percorso artistico del cineasta ebreo americano di origine russa.

Dopo aver cominciato con film esistenziali come “Duel” del 1971 si era dato all’intrattenimento e alla fantascienza piuttosto che all’avventura,si pensi a “Indiana Jones” e a “Jurassic Park” per poi tornare alla sua vena storico-impegnata ma solo di rado con bei film come “L’impero del sole”. Ma da “Schindler”   in questi 25 anni la crescita artistica è stata esponenziale con pellicole come “Salvate il soldato Ryan”, “Lincoln” e il recente “The Post” per non parlare de “Il ponte delle spie”. Nel suo intervento, Spielberg, ha reso noto che inizialmente non voleva girare “Schindler’s List” ma fu per merito del grande Roman Polanski, francese di origini ebraico polacche, che accettò spinto da lui, regista del bellissimo “Il pianista” e dalla storia di sua madre morta a Auschwitz. Questa pellicola si rivelò fondamentale anche per il risveglio della sua identità ebraica, dopo aver trattato ma lievemente e solo nel primo episodio di “Indiana Jones-I predatori dell’arca perduta, riferimenti a Noè e ai nazisti e con questa trama Spielberg è riuscito egregiamente a affrontare “la banalità del male più profondo”.

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