Kids Kicking Cancer

Power, peace, purpose: lezioni di coraggio di piccoli eroi contro il cancro

Salute

di Pia Jarach
Si può dare un senso alla malattia dei bambini, al dolore, alla paura di non farcela, alla rabbia che sia toccato proprio a loro? Si può trovare pace in un letto di ospedale, senza più capelli in testa e irriconoscibili per le cure che devono aggredire senza sconti tumori e malattie croniche? Dove si può attingere la forza per affrontare queste terribili prove a testa alta?

È il tema che il 6 giugno scorso è stato affrontato nell’Auditorium Nissim del Memoriale della Shoah di Milano. I veri protagonisti della conferenza sono un rabbino, le “lezioni di coraggio” raccolte nel suo libro e gli strumenti di cui si serve dell’associazione Kids Kicking Cancer per combattere lo stress generato dal dolore e dalla paura: le arti marziali e la respirazione. 

L’evento è stato organizzato da Proedi Editore, rappresentata dal presidente Andrea Jarach e dall’editor Patrizia Masnini, che seguono il progetto con grande passione; conduce e modera Fanny La Monica, responsabile Comunicazione e Immagine di una grande casa farmaceutica e madrina dell’Associazione Kids Kicking Cancer Italia Onlus.

Sul palco con loro, Rosanna Supino, presidente AME, Associazione Medica Ebraica; Filippo Spreafico, dirigente medico del reparto di Oncologia Pediatrica dell’Istituto dei Tumori; Giancarlo Bagnulo, presidente di KKC Italia; Giada Lonati, direttore socio-sanitario Associazione VIDAS e Giovanna Visconti, coordinatrice dell’équipe VIDAS per le cure palliative pediatriche domiciliari.

Rabbi Elimelech Goldberg viene da Detroit, Michigan, e negli USA lo conoscono anche come Professore di Pediatria alla Wayne State University School of Medicine e come cintura nera di Choi Kwon Do (arte marziale), ma ormai per tutti è semplicemente “Rabbi G”, il papà del progetto KKC, Kids Kicking Cancer, una storia d’amore e di coraggio.

Il libro, è il suo libro. Curato e pubblicato nella versione italiana da Proedi Editore, Power, Peace, Purpose – Lezioni di coraggio di piccoli eroi  è il manifesto, il racconto e la sintesi della sua luminosa intuizione che dai primi anni ’90 porta forza e pace nelle corsie pediatriche americane, canadesi, israeliane, sudafricane e dal 2012 anche italiane (l’Italia è il primo Paese europeo in cui si sta diffondendo con successo).

A rappresentare Kids Kicking Cancer in Italia, l’istruttore di Arti Marziali Terapeutiche è Giancarlo Bagnulo, presidente di KKC Italia Onlus e responsabile del reclutamento e della formazione dei Martial Arts Therapists , tutti rigorosamente volontari.

Rabbi G emana serenità e forza, eppure il percorso che l’ha portato a realizzare la sua meravigliosa rivoluzione inizia con un dolore terribile, con la perdita della sua piccola Sara di soli due anni per una leucemia linfoblastica acuta, nel lontano 1981.

Lui, uomo di fede e di medicina stenta a risollevarsi, ad accettare di non aver potuto salvare proprio sua figlia; fino all’incontro con un bambino che rifiuta le cure oncologiche nel campus estivo che lui dirige, ben 10 anni dopo. La luce che sembrava spenta dentro di lui ha un guizzo, si manifesta con un’idea improvvisa: rimane solo col bambino pieno di rabbia, paura e frustrazione e gli propone di fare insieme degli esercizi di karate, come se fosse la cosa più normale del mondo. Proposta accettata e dopo poco, ecco il bambino trasformato in piccolo eroe, pronto ad accettare le cure e ad andare avanti con coraggio.

Da lì in poi sono anni di studio e di messa a punto di tecniche che mutuano il meglio dei valori e delle potenzialità psico-terapeutiche e fisiche delle arti marziali: la disciplina e il rispetto; la benevolenza e l’altruismo; l’autocontrollo, il coraggio e l’ottimismo.

I bambini che seguono il programma messo a punto da Rabbi G non rischiano mai di farsi male, non si picchiano, non imparano tecniche violente o faticose, né sviluppano aggressività. Anzi.

Le lezioni

Le lezioni di gruppo o singole con i piccoli pazienti iniziano e si chiudono sempre con tre parole: POWER, forza; PEACE, pace; PURPOSE, scopo/obiettivo e con il segreto fondamentale della filosofia di Kids Kicking Cancer: imparare a respirare.

Per prima cosa si riattiva la forza che ognuno di noi ha dentro di sé, la si ritrova proprio quando si pensa di averla perduta a causa della malattia o di altre dure prove della vita.

Grazie alle tecniche di respirazione e di rilassamento insegnate, i bambini sentono di poter immagazzinare luce benefica durante la fase d’inspirazione e di poter buttare fuori nella fase di espirazione il buio, la paura che li attanaglia, il dolore, la rabbia e la frustrazione. Così facendo gli studi dimostrano che i bambini ottengono una tranquillità interiore inaspettata e potente.

Quindi i Martial Arts Therapists  lavorano con esercizi fisici su misura per ogni piccolo paziente, con lo scopo di riattivare le funzioni motorie, muscolari e articolari minate da malattia e cure, oltre che la stimolazione dell’equilibrio, della coordinazione e della bilateralità, creando così un percorso terapeutico che per ognuno di loro si conclude con la consegna della cintura nera di KKC.

Lo scopo si raggiunge nel momento in cui i piccoli eroi capiscono di aver acquisito forza e pace che possono insegnare ad altri loro pari, ma anche ai propri genitori e ad altri adulti, non necessariamente malati, semplicemente incapaci di fronteggiare lo stress.

Attraverso una pratica virtuosa in tutti i sensi, il coraggio della resilienza diventa la loro arma, si sentono finalmente importanti, apprezzati, capaci e unici. E, come ci racconta Rabbi G con una toccante testimonianza, i bambini diventati piccoli eroi arrivano persino ad accettare di non poter guarire, di dover lasciare questo mondo stringendo orgogliosi la loro meritata cintura nera.

La medicina ha fatto e continua a fare passi da gigante nella cura delle malattie oncologiche e croniche pediatriche, ma oggi non è più la sola ricetta che può essere prescritta e applicata.

Tutti i relatori presenti portano le proprie testimonianze sul valore di un approccio più ampio e articolato, soprattutto quando si parla di bambini e adolescenti.

Per i giovani e giovanissimi la malattia significa sentirsi improvvisamente esclusi dalla vita di relazione con gli altri, dalle loro attività sportive, dal gioco, dalla spensieratezza, persino dalla scuola. I loro corpi subiscono trasformazioni in cui stentano a riconoscersi e ad accettarsi, e spesso si devono allontanare perfino dalle loro case e dalle famiglie; il cibo non ha più lo stesso sapore, il tempo sembra non passare mai, la loro dignità ne è fortemente intaccata.

Il dottor Spreafico dell’Istituto dei Tumori di Milano è testimone dell’importanza di aver affiancato alle cure chemioterapiche l’attività motoria con la creazione, già da sei anni, di una piccola palestra in reparto. Lo sport è speranza: di farcela, di vincere, magari anche solo di terminare gli allenamenti. Nello sport ormai si cimentano anche i portatori di handicap temporanei o permanenti, arrivando a misurarsi a livelli olimpionici. Sapere questo rende più sopportabile il confronto con gli altri, anzi, può diventare motivo di grande orgoglio anche per i piccoli pazienti, che fra l’altro imparano a conoscere il proprio corpo e i limiti indotti dalla malattia, senza rinunciare ad affrontarli e a superarli. In questa prospettiva, il programma di KKC è stato accolto con grande entusiasmo anche nel reparto pediatrico milanese e comincia a dare i suoi frutti.

Per la Fondazione VIDAS il punto è ancora più complesso. Il compito di cui si fanno carico dal 1982 è quello di accompagnare il fine vita. E questo anche se si tratta di bambini “inguaribili”.

Per loro più che di interventi ospedalieri si parla soprattutto di assistenza domiciliare, anche se è finalmente in costruzione a fianco dell’hospice per adulti, la “Casa Sollievo Bimbi”.

Gli operatori e i medici della VIDAS sono chiamati a mettersi in gioco come nessun altro nella gestione della paura e dell’ansia e il benefico mantra Power, Peace Purpose di Rabbi G è sicuramente un alleato prezioso che cercheranno di introdurre al più presto nei loro programmi di cure palliative pediatriche e non.

Ora Rabbi G indossa per un attimo le vesti dell’accademico per riportarci i risultati scientifici e non empirici della validità del suo metodo. Sono stati infatti avviati studi neuronali sulle sinapsi dei piccoli pazienti, prima e dopo il percorso con KKC: il confronto dimostra un netto miglioramento, registrabile e permanente.

Ogni bambino riceve la sua cintura nera al termine del lavoro con i Martial Arts Therapists, e ogni cintura viene personalizzata ricamandovi il titolo di Master Teacher e il nome del bambino: riceverla è la prova tangibile di aver vinto con se stessi la paura e la rabbia e di essere così in grado di insegnare le tecniche per conseguire il medesimo risultato a chiunque altro, dai propri amici non malati, ai genitori, ai propri insegnanti e via dicendo. Ogni piccolo Master Teacher può spiegarci e aiutarci a imparare come “inspirare luce ed espirare tenebre”.

Giancarlo Bagnulo, responsabile del reclutamento e della formazione dei Martial Arts Therapists per KKC Italia Onlus e impegnato in prima persona come volontario negli ospedali italiani, ci racconta di questa incredibile e inarrestabile pratica virtuosa dalla prospettiva di chi fisicamente la insegna.

Il primo passo è stato mosso presso l’Ospedale Bambin Gesù di Roma e da lì in poi sono nati tanti “Circoli dei piccoli Eroi” in altre strutture italiane (sono già operativi in 14 ospedali pediatrici). Ci lavorano con dedizione e amore istruttori di arti marziali che vengono rigorosamente selezionati e formati per poter operare nel massimo rispetto delle condizioni fisiche e psicologiche dei piccoli pazienti, e che devono sapersi relazionare altrettanto professionalmente con medici e infermieri, oltre naturalmente che con i famigliari dei bambini.

Il rapporto che si crea con i gruppi trattati in spazi adeguati scelti dal reparto, o addirittura con ogni singolo bambino se non è in condizioni di uscire dalla sua camera e di alzarsi dal proprio letto, è un legame costruito sul rispetto reciproco, sulla fiducia, sul fluire dell’energia positiva.

Ogni bambino riceve e indossa la sua tenuta bianca prima di iniziare la seduta di lavoro, che come già detto all’inizio si basa sul rituale del saluto, con le tre parole “forza-pace e scopo” e sul respiro. Modulando le tecniche motorie sulle possibilità del singolo, si procede con movimenti semplici che possono culminare con l’invito a colpire il “colpitore” tenuto dal Martial Arts Therapist per dare tangibilmente un “calcio” alla malattia.

Le lezioni di coraggio diventano un appuntamento prezioso e atteso, anche nelle fasi più acute e dolorose delle malattia/cure, proprio perché i bambini sanno che ne traggono enorme beneficio a tutti i livelli.

 

La figura del Martial Arts Therapist, armato solo della sua professionalità e del suo amore per quella che a ragione considera una missione (totalmente gratuita!), è dunque lo strumento principale di diffusione e applicazione della filosofia di Kids Kicking Cancer.

Per poterne mantenere integro il principio di gratuità è quindi necessario trovarne e formarne sempre di più con corsi dedicati, avvalendosi di donazioni private con cui poter offrire altrettanto gratuitamente anche le divise e le cinture ai bambini.

Uno dei metodi migliori per sostenere Rabbi G e i suoi Martial Arts Therapists, (se non si è una casa farmaceutica come Pfizer Italia, che per prima l’ha sostenuto), consiste nel farsi un regalo: acquistando il libro di Rabbi G, il cui intero ricavato sostiene la KKC Italia Onlus.

Cosa troveremo in questo libro? Lezioni di coraggio e tecniche di meditazione, esercizi per prenderci un “Breath Break”, una “pausa respiro” come Rabbi G ci insegna in pochi minuti, per controllare lo stress.

E nel leggere le storie di alcuni piccoli eroi che ce l’hanno fatta o che hanno purtroppo dovuto lasciare questa Terra troppo presto, ci prenderemo anche una pausa per riflettere su quanto tempo possiamo guadagnare per vivere più in pace e meno frustrati nel nostro quotidiano.

Rabbi G ci saluta ricordandoci che il metodo di KKC è diffuso negli USA, in Canada, in Israele, in Sud Africa e in Italia.

Ma i suoi progetti guardano più lontano: ha già contatti operativi con Egitto e Giordania e persino con l’Iran. Perché la luce che possiamo tutti immagazzinare attraverso un semplice respiro è talmente potente da poter ricacciare le tenebre che tanto spesso sembrano prendere il sopravvento.

La malattia non ha confini, i bambini sono bambini in tutto il mondo, così come la spiritualità, anche se trovata in seno a religioni diverse. Nella malattia diventiamo tutti della stessa classe, ovvero semplicemente malati. Ma se la cura può dipendere invece e purtroppo anche dalle possibilità economiche e sociali, la rivoluzione di coraggio e di amore di Rabbi G vuole continuare a essere gratuita, per tutti.

Questo eccezionale messaggero di pace e di resilienza sa anche farci ridere e non è mai pomposo, piuttosto ironico, a cominciare da se stesso. Ci saluta con una battuta (tradotta in consecutiva, come tutti i suoi interventi di oggi, dal sempre magistrale Paolo Noseda) che sottolinea proprio l’aspetto trans-nazionale, religioso, etico e sociale della sua visione: “Che strano è il mio caso, pensate: sono un vecchio uomo ebreo che, con il permesso del Vaticano, qui in Italia ha iniziato il suo percorso insegnando una tecnica orientale in un ospedale cattolico…”.

Per acquistare il libro “POWER, PEACE, PURPOSE- Lezioni di coraggio di piccoli eroi” di Rabbi G in versione cartacea o e-book:  www.proedieditore.it

Troverete la registrazione integrale della serata qui:

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