La saggezza antica della narrazione del Midrash tutta da leggere in un libro uscito con Adelphi

Libri

di Ugo Volli

Scintille – Letture e rilettura

Le leggende degli ebrei

L’ebraismo è stato spesso criticato dai suoi detrattori, soprattutto nel mondo cristiano, per un suo presunto carattere astratto, legalistico, privo di passione e di immagini. Talvolta qualche filosofo l’ha difeso per la stessa ragione, come “religione della pura ragione”. C’è voluta la divulgazione che Martin Buber fece all’inizio del Novecento dei racconti dei chassidim e poi la grande ricerca di Scholem sulla Kabbalah per dissolvere questa impressione prima negli studiosi accademici e poi anche nel pubblico generale.

Ma gli ebrei hanno sempre saputo che la loro tradizione scritta conteneva due aspetti indissolubilmente legati: l’halachah, cioè la legislazione dettagliata di un progetto di vita buona e pia, e l’haggadà, la narrazione di vicende esemplari dei personaggi biblici e no. I rapporti fra i due filoni della tradizione sono ricchi e complessi.

Qualche anno fa è stato tradotto in italiano il bell’opuscolo di Chaim Bialik che approfondisce proprio questo rapporto (Halachah e Aggadah. Sulla legge ebraica, Bollati Boringhieri). Nella riflessione dei rabbini ha un ruolo primario l’halachah. In fondo però haggadà, narrazione, è buona parte del Tanach, la Bibbia ebraica; la si trova abbondantemente sparsa nel Talmud e in quei commenti rabbinici di varia epoca antica che si denominano collettivamente Midrash.

Questi testi derivati rispetto al canone biblico (ma pur sempre Torah orale secondo la tradizione ebraica) si sforzano di colmare i buchi della narrazione originale, di giustificarla, di spiegare la psicologia e i rapporti fra i personaggi, di giustificare eticamente le loro vicissitudini. È un mondo narrativo ricchissimo, affascinante, quasi sempre animato da un pensiero che va al di là del puro racconto. Sembra ingenuo, ma è invece saggio e profondo, se lo si sa leggere al di là della lettera.

È impossibile conoscere tutta l’haggadà ebraica, se non si sono esplorati a fondo i vari strati della letteratura religiosa ebraica. Proprio questa dispersione indusse un secolo fa Louis Ginzberg, un rabbino di origini lituane discendente del Gaon di Vilna, a raccoglierne il tesoro in un’opera di molte migliaia di pagine, intitolata Le leggende degli ebrei, che è stata meritoriamente pubblicata in italiano da Adelphi a cura di Elena Loewenthal. Ne è appena uscito il VI e ultimo volume che raccoglie le narrazioni sul periodo successivo a Mosè, “da Giosuè a Ester”. Vi si possono leggere la vera ragione per cui David si innamorò di Betsabea, l’elenco dei 22 enigmi che la regina di Saba pose a Salomone per accertarsi della sua saggezza, l’età a cui Ester sposò l’imperatore persiano (75 anni), quel che fece Elia prima della sua ascensione al cielo, perché il Sole obbedì a Giosuè, chi era davvero Ruth e mille altre storie curiose e affascinanti. Soprattutto, lo ripeto, ricche di pensiero e di insegnamento. A un primo livello il testo si può leggere come un magnifico repertorio di favole. Ma come negli altri volumi c’è un ricchissimo apparato di note che non solo chiarisce l’origine testuale delle storie, ma anche ne illustra il senso religioso ed ermeneutico. Un libro bellissimo, che non ci si stancherebbe di leggere e meditare, e che, come gli altri cinque, non può mancare nella biblioteca di un ebreo, per cultura, per piacere del racconto e soprattutto per amore della propria tradizione.