I cento Giusti di Jean Blanchaert

Libri

di Fiona Diwan

Ritratti d’artista e storie esemplari in un libro che narra il coraggio di chi volle essere “contro” regimi e dittature. Cercando il Bene

Ci sono Moshe Beiski e Gino Bartali, Anatole France, Primo Levi e Vasily Grossman, Nelson Mandela, Malala, Anna Politkovskaja. Ma anche eroine del dissenso come la poetessa Anna Achmatova o la ventenne Neda Agha-Soltan che venne uccisa perché senza velo mentre manifestava contro Ahmadinejad. O ancora il neuro-psicologo Carlo Angela che accusò nel 1924 Mussolini di aver ucciso Matteotti. E poi Suor Enrichetta Alfieri e Armin Wegener che seppero trasgredire a “ordini superiori” in nome di qualcosa di inaccettabile che non poteva lasciarli indifferenti.

Un ritratto, un disegno, una storia. Quella di un cospicuo drappello di personaggi che hanno attraversato il XX secolo cercando il Bene: sono i 100 Giusti del mondo raccontati dallo stile personalissimo di Jean Blanchaert, in un libro illustrato Rizzoli (pp. 167, 24,90 euro). Conosciamo Blanchaert come illustratore e disegnatore dallo stile rapido e acuto, pennino, inchiostro e calamaio al servizio di una ritrattistica svelta e vibrante, una capacità unica di catturare l’anima di un volto con pochi tratti. Anche questo bel libro non smentisce il suo talento e va a illustrare un Pantheon di Giusti alla cui memoria questo libro è dedicato. I testi di Gabriele Nissim, Presidente di Gariwo-Giardino dei Giusti, sono stati fondamentali per orientare il lavoro di Blanchaert, dare corpo e spessore alle scelte dei personaggi da raccontare e disegnare.

«In questo libro sono presenti sia personaggi famosi sia uomini semplici. Tutti hanno agito seguendo gli stessi principi.

I Giusti sono esempi di virtù per tutta l’umanità, indistintamente da fede e origini etniche. Il Bene fatto pensando di essere osservati o remunerati non vale. I giusti sono schivi, non si fanno pubblicità», spiega l’autore, Jean Blanchaert. «I Giusti sono la testimonianza del superamento della Bestia, sono il motore della civiltà… essere giusto non è affatto facile. Richiede grande fermezza nelle tempeste dell’esistenza, richiede coraggio… Il giusto è tale non per natura ma contronatura, il Giusto è il punto massimo della civiltà», scrive nella prefazione al libro lo storico e critico d’arte Philippe Daverio.

«Né santi né eroi. Sono uomini esemplari che hanno difeso la libertà, la democrazia, il valore della vita umana. Esempi di coraggio morale», spiega nell’introduzione Gabriele Nissim, presidente di Gariwo. «Ricordare i Giusti significa lavorare per il dialogo, per il rispetto della persona, per l’educazione alla responsabilità individuale, per la diplomazia del bene. I volti disegnati da Blanchaert possono contribuire a rendere vivi questi personaggi, facce reali e concrete che diventano per noi come degli amici in carne e ossa».

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