Chiedo perdono, per far nascere l’avvenire

Libri

di Marina Gersony

Julia Kristeva Teshuvà, Kippur, pacificazione. Solo con la comprensione dell’altro e di sé
si può cambiare e superare il passato

Si intitola La notte della giustizia all’alba del perdono il libro fresco di stampa di Julia Kristeva, semiologa e psicanalista bulgara nata a Slilven nel 1941, naturalizzata francese, professoressa emerita all’Université Paris-VII Diderot e membro della Società psicoanalitica di Parigi.
Questo breve e illuminante saggio affronta in poche pagine il grande tema del perdono, parte di un processo di ricostruzione di un rapporto guastato o alterato tra due parti: l’offeso e chi ha subito l’offesa.
«Non si può perdonare l’omicidio o il furto, si può perdonare solo l’omicida o il ladro. Rivolgendosi a qualcuno e non a qualcosa, il perdono si svela come un atto d’amore».
Passando dalla Bibbia ebraica, alla voce dei teologi, a Freud, al pensiero di Hannah Arendt, alla letteratura di Dostoevskij e non solo, Julia Kristeva tocca il tasto dolente di una società sempre più confusa e conflittuale dove il dialogo, il civile confronto, la tolleranza e il perdono sembrano essere valori sempre più rari e dispersi.

Riguardo all’esperienza ebraica del perdono, l’autrice ripercorre brevemente la visione ebraica partendo dalla liturgia di Kippur. «Si tratta di una considerevole, e unica, presa di coscienza del posto dell’uomo nell’ebraismo – scrive l’autrice -. Non si tratta semplicemente di un’esperienza personale, ma di una sorta di resurrezione nel grembo della comunità d’Israele, teshuvà, di un ritorno all’essere. Solo il principio romano di risparmiare le vittime (parcere subiectis), lo prefigurava, ma molto da lontano. Il perdono biblico implica delle condizioni precise: devo domandare perdono a chi ho offeso, leso o ferito; egli deve accettare la mia richiesta; deve perdonarmi, vale a dire “ricoprire” l’offesa, la lesione o la ferita con una parola che la plachi e mi plachi. Dio allora può perdonarmi»…

Un libro breve, denso, che fa riflettere questo della Kristeva, utile per comprendere il mondo attuale, le cause della violenza, le gang giovanili, i giovani radicalizzati nel contesto dei malesseri della civilizzazione.
Come recita la quarta di copertina, l’impotenza del discorso politico, l’inarrestabile crescita del populismo, l’affermazione di culti identitari e l’esplosione della pulsione di morte sono sintomi di un disagio che, in alcuni casi, produce l’incapacità di distinguere il bene e il male, l’interno e l’esterno, il soggetto e l’oggetto (…). «Domandare perdono per il male commesso, accordare il proprio perdono per il male subìto – scrive Julia Kristeva – sono due condizioni necessarie perché l’avvenire cessi di ripetere il passato e rinasca la speranza».

Julia Kristeva, La notte della giustizia all’alba del perdono, traduzione e introduzione
di Cristiana Dobner. EDB Edizioni Dehoniane Bologna. pp. 64, € 7,00.

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