Gli israeliani appartenenti alle minoranze a Palazzo Reale il 20 marzo

Le minoranze di Israele a Milano: “Raccontiamo la verità: in Israele siamo liberi”

Eventi

di Carlotta Jarach
Un musulmano, un cristiano e una drusa si ritrovano una sera a Milano… No, non è l’inizio di una barzelletta, ma quanto avvenuto ieri, martedì 20 marzo, nella Sala Conferenze di Palazzo Reale. I protagonisti della nostra storia sono Muhammad, 27 anni, arabo musulmano beduino di Kabiya, Jonathan, 25 anni, cristiano libanese di Haifa, e Lorene, 21 anni, giovane donna drusa del villaggio di Smea. Tra di loro, un minimo comune denominatore: essere tutti appartenenti a minoranze etnico-religiose, in Israele.

«Si dice spesso che le nostre città sono sempre più vicine alla realtà israeliana, e lo si dice dopo attacchi terroristici il più delle volte. Ma ci sono soprattutto altri aspetti che possono avvicinarci a Israele, in chiave positiva, aspetti che ci indicano una via per il futuro delle città europee e italiane» dice il Consigliere Matteo Forte, nei saluti iniziali. «La società israeliana incarna e rappresenta valori di accoglienza inclusività, apertura e internazionalità» incalza poi Lorenzo Lipparini, Assessore alla partecipazione, cittadinanza attiva e open data.

I tre ragazzi del Medio Oriente («o, come si diceva una volta, del Vicino Oriente» ricorda la moderatrice Elena Lowenthal) fanno parte dell’associazione Reservist on duty, istituita da soldati e ufficiali di combattimento israeliani che vogliono difendere lo Stato d’Israele «dalla troppa disinformazione dei media internazionali, che descrivono Israele come uno stato di apartheid, quando invece qui siamo tutti liberi», ci informa Jonathan; e ieri hanno tutti e tre raccontato il magico rapporto che esiste, tra le loro diverse identità, e il comune luogo in cui vivono, Israele appunto.

Milano era la seconda tappa del loro tour italiano, dopo Torino, e prima di Bologna e Roma, dove saranno nei prossimi giorni; invitati dall’ambasciata israeliana, sono tre ragazzi diversi ma uniti nella loro militanza: «ho lasciato il Libano degli Hezbollah nei primi anni 2000, dopo che l’esercito israeliano si è ritirato dal territorio» dice Jonathan. Ad Haifa, continua, la comunità araba lo ha considerato traditore, ed è stato così che, all’età di 9 anni, è entrato in una scuola ebraica «mi hanno trattato come una sorta di esperimento» scherza lui «ed in meno di tre mesi ho imparato la lingua».

Anche Muhammad ci parla della sua infanzia: «il primo ricordo che ho del forte legame con la maggioranza ebraica israeliana è una storia che mi è stata raccontata. Quando la leadership araba voleva uccidere Alexander Zaid, leader sionista, sua moglie, ed i suoi figli, noi beduini non potevamo accettarlo. Per noi è amorale, donne e bambini non si toccano. E fu proprio un beduino a salvare l’intera famiglia. Quel beduino era il mio bisnonno».

«Chi odia Israele cerca di usare noi arabi per colpirla ma noi ci siamo impegnati a raccontare la verità: che viviamo in un Paese democratico, che ci offre tante opportunità, di cui ci sentiamo pienamente parte» afferma con forza Lorene, subito dopo la proiezione di un video girato all’Irvine University negli Stati Uniti durante la cosiddetta settimana dell’apartheid di Israele.

I tre giovani israeliani appartengono sì a minoranze, ma all’unisono suona forte il loro attaccamento allo stato in cui vivono, e di cui si sentono orgogliosi: «avete sentito molte storie, molte informazioni, molti numeri stasera. Vi lasciamo con questo compito: non fatevi mai bastare una singola fonte, non fidatevi di una singola notizia, di un titolo sensazionale, non fidatevi nemmeno di noi. È vostra responsabilità controllare, e solo poi divulgare, quanto vi abbiamo detto stasera».

Una serata ricca di aneddoti, ma soprattutto positività e speranza.

Didascalia foto: Da sinistra: Lorene Khateeb, Muhammad Ka’biya, Roberta Vital (Adei Wizo, organizzatore), Giovanni Quer (Ambasciata), Alessandro Litta Modignani (AMPI, organizzatore), Jonathan Nizar Elkhoury. Tra gli altri organizzatori, ADI e Appuntamento a Gerusalemme. Ha moderato: Elena Lowenthal, dopo i saluti istituzionali di Lorenzo Lipparini e Matteo Forte.