Amichai Pardo

A Jewish in The City il teatro unisce le scuole milanesi

Scuola

di Alisa Luzzatto (insegnante  in una 3° classe della primaria)
Lunedì 3 Dicembre, nell’ambito del Festival “Jewish in the city”, la Scuola Ebraica ha ospitato lo spettacolo 10 scatole di fiammiferi , ispirato a un racconto di Janusz Korczak, alla sua opera e al suo pensiero.

Per l’occasione la scuola ha ospitato due scuole milanesi, per il primo spettacolo una classe V della Primaria Tolstoj di via Zuara e per la replica due classi della Secondaria di Primo Grado Mauri, offrendo così ai nostri alunni una preziosa occasione di incontro con realtà diverse. Per questo ringraziamo la Fondazione Scuola e il Gruppo Horim, che si sono spesi affinchè questo spettacolo potesse andare in scena, sponsorizzato anche dal Dipartimento di Educazione dell’Organizzazione Sionistica Mondiale e naturalmente dalla Comunità Ebraica di Milano.

Un attore italo israeliano, Amichai Pardo, ha interpretato la figura di questo grande educatore, dando vita, con il coinvolgimento  dei bambini, a una storia evocativa e piena di implicazioni filosofiche che toccava i temi dell’empatia, dell’assunzione di responsabilità, della creatività e della ricerca della felicità; ma anche temi come la disparità economica e la povertà. Nelle pieghe del racconto ha lasciato cadere brevi cenni sulla vita di Korczak e sulla sua azione educativa, ma sempre attraverso la messa in scena di situazioni che implicavano scelte e sforzo inventivo da parte dei bambini che venivano chiamati ad aiutare l’attore.  Amichai si muoveva nello spazio sotto il palcoscenico, così che il pubblico era subito coinvolto e non solo spettatore.

Un cappello, due occhialini tondi, un paio di bretelle e un bastoncino che può diventare qualsiasi altra cosa: così poco e Janusz Korczak è tra noi, con la sua autorevolezza,  la sua empatia e il suo rispetto per i bambini e la loro dignità di esseri umani. Un percorso di emancipazione che passa attraverso l’assunzione di responsabilità e doveri. La liberazione da una quotidianità difficile attraverso il gioco, che conferisce senso ed è palestra di vita. Il tribunale autogestito dei bambini del suo orfanotrofio che regola la vita della comunità in base alle regole elaborate insieme, con la guida del loro grande educatore.

I nostri bambini, che vivono una realtà così diversa, forse hanno potuto appena intuire quelle vite e quelle storie, ma sicuramente si sono appassionati e hanno poi partecipato a un breve dibattito con riflessioni interessanti.

Grazie ancora a tutti coloro che hanno permesso questo incontro, di emozioni e di conoscenze da condividere.

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