Conflitti e soluzioni per un Mediterraneo pacificato: la parola ai giovani

Giovani

di Ilaria Myr

A Lugano, all’USI, un Forum internazionale ha aperto un confronto di peacekeeping tra politici, economisti, pensatori e i 150 ragazzi ospiti,
tra cui molti israeliani e palestinesi

l summit è stato un’opportunità incredibile per me di incontrare persone provenienti da tutto il Medioriente e avere con loro discussioni appassionanti. Ho imparato da ogni conversazione e creato dei nuovi rapporti che sono sicuro manterrò nel futuro». Queste le parole entusiaste di Amnon Morag, uno dei giovani partecipanti israeliani al MEM Summer Summit (Middle East Mediterranean Forum), l’evento organizzato dall’Università della Svizzera italiana (USI), con il sostegno congiunto del Dipartimento federale degli affari esteri della Confederazione Svizzera e del Ministero dell’Europa e degli Affari esteri francese, tenutosi a Lugano dal 16 al 26 agosto. E con la partecipazione-collaborazione della Fondazione Cukier Goldstein Goren.
Un appuntamento unico, che ha riunito 150 giovani di oltre 30 Paesi della regione del Medio Oriente Mediterraneo e dell’Europa, nonché alte autorità politiche, dirigenti, imprenditori e intellettuali per discutere e proporre soluzioni per il dialogo e lo sviluppo nella regione. Il MEM Summer Summit 2018 era articolato in due momenti: un Seminario rivolto ai giovani fautori di cambiamento della regione e un Forum che ha visto personalità del mondo politico, economico e culturale confrontarsi con i partecipanti sui temi di attualità. L’evento, che ha visto negli ultimi due giorni la partecipazione di 400 persone (giovani provenienti da 30 Paesi, alte autorità politiche, esperti, intellettuali e imprenditori della regione del Medio Oriente Mediterraneo), ha portato alla pubblicazione della prima edizione della “Lugano Initiative”. Si tratta di un dossier contenente diversi assi di lavoro per lo sviluppo di una vasta e determinante area che spazia dal Marocco all’Iran.
Le idee scaturite sono frutto dell’impegno dei 150 giovani che hanno lavorato insieme, a prescindere da differenze culturali e identità nazionali, all’USI nell’ambito del Seminario dal 16 al 24 agosto. Si tratta di proposte concernenti nuove piattaforme tecnologiche concepite oltre i confini politici degli Stati, i cui attori saranno gli stessi partecipanti al MEM Summer Summit che a Lugano hanno avuto modo di conoscersi superando stereotipi e ideologie.
«Mi aspettavo di avere a che fare con ignoranza e pregiudizio, come succede talvolta – dichiara un altro partecipante da Israele, Ami – e invece molti dei ragazzi erano aperti a imparare nuove verità e facevano molte domande. Per quanto mi riguarda, venendo io da una famiglia ebraico-musulmana, ho avuto a che fare con molte domande sulla mia identità. Quando la gente mi chiedeva da dove venivo, dovevo sempre spiegare tutto dall’inizio… E mi piace pensare che forse la mia storia ha dato speranza agli altri!».
«Il Mem Summit è stato per me una rara e preziosa opportunità, sia come israeliana che come ricercatrice nel campo della risoluzione del conflitto in Medioriente, di conoscere persone di tutta la regione – aggiunge Or Avi-Guy -: una cosa, questa, impossibile nella quotidianità, dal momento che noi israeliani non possiamo recarci in molti dei Paesi della regione.
La maggioranza dei partecipanti era curiosa e favorevole al dialogo. Sono convinta che la presenza anche di arabi-israeliani e cittadini palestinesi abbia contribuito molto a rompere il ghiaccio».

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