Spettacolo

Destinatario sconosciuto

“Destinatario sconosciuto” regia di Gabriele Calindri, al Teatro Verdi di Milano fino al 13 febbraio.
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Affittasi monolocale zona ghetto

Al Teatro Blu di Milano fino al 6 Febbraio lo spettacolo di Eugenio De’ Giorgi: due secoli di vita nel ghetto di Venezia
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Quei baci rubati alla vita, all’arte, al cinema

Barbara Nahmad, classe 1967, artista, non ha mai nascosto la propria fascinazione per il mondo e il linguaggio Pop, “per un certo tipo di pittura onnivora che ingloba nuovi modelli di comunicazione. Mi piace addentrarmi nelle pieghe del già visto, del già noto, attraverso immagini passate decine di volte nei rotocalchi e riconsiderate”, spiega Nahmad. Baci ludici, gioiosi, strazianti, dolorosi, avvelenati, rubati… All’arte, alla cronaca e al cinema: celeberrimi come quello di Via col Vento o di Da qui all’eternità. O come quelli di Boucher e Klimt, di Cary Grant o Harry Potter. Che Nahmad tratta come icone pop, appunto. Tele che sono una specie di cavalcata sentimentale che corre tra i nostri ricordi per resuscitare emozioni e moti del cuore.
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La magia e il mistero dell’alfabeto ebraico

nelle opere di Tobia Ravà, Ariela Böhm e Gabriele Levy. In mostra alla ETGallery di Milano

Forme, colori, numeri e lettere ebraiche; questi sono gli elementi che gli artisti Tobia Ravà, Ariela Böhm, Gabriele Levy amalgamano con sapienza per creare le loro opere. Uniti tutti e tre in una mostra che non a caso prende il titolo di Otot Ve Otiot, segnali e lettere, alla Ermanno Tedeschi Gallery.
Un viaggio nella comunicazione simbolica. Secondo un antico Midrash il Signore creò prima l’alfabeto ebraico e poi, con esso, creò il cielo e la terra. La Torah stessa sarebbe un OT, un segnale.
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Porte aperte all’Europa

Arrivata all’XI edizione, quest’anno la Giornata europea della Cultura ebraica parla del rapporto tra Arte ed Ebraismo. La Giornata si aprirà a Milano alle ore 10 di domenica 5 settembre, con il saluto del presidente Roberto Jarach, delle autorità cittadine e del rabbino capo Arbib. Seguirà: Caleidoscopio “Arte ed Ebraismo”, con interventi di Andreè Ruth Shammah, Haim Baharier, rav Roberto Della Rocca.
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Il sigaro della vendetta

Vittima e carnefice allo specchio. Al Teatro Litta la pièce di Amos Kamil. Berlino, 1947. Nella Germania appena uscita dalla guerra, tutte le mattine, due uomini si incontrano: Julius Reiter, professore ebreo che vuole partire per fondare lo Stato di Israele, ed Ernst Gruber, il proprietario di una tabaccheria, tipicamente tedesco. “Per tutta la prima parte, il testo gioca a ribaltare il luogo comune che vede nell’ebreo la vittima e nel tedesco il carnefice, cercando la complicità del pubblico con il personaggio di Reiter, che è riuscito a salvarsi dalla Shoà fuggendo in Palestina e ora può finalmente tornare nella sua patria, riottenere i diritti negati dieci anni prima e far pagare al nemico la giusta pena per i torti subiti, umiliandolo.
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L’arte dà i numeri

attraverso il percorso artistico di Tobia Ravà. In questi giorni si sta tenendo nel Museo delle Macchine Tessili di Valdagno, presso l’ITIS “V.E. Marzotto”, la mostra “Tre e quattordici” con le opere dell’artista veneziano Tobia Ravà.
La mostra, inaugurata il 13 marzo, aperta fino al 25 aprile, è dedicata al pi greco, perché negli USA il 14 marzo è il Pi day, l’ “onomastico” di questo numero! Infatti, anteponendo il numero del mese a quello del giorno, come nella grafia anglosassone, si ottiene proprio 3.14, l’approssimazione al centesimo del pi greco.

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A noi fu dato in sorte questo tempo

Era un gruppo di giovani amici, intellettuali, studenti torinesi appena laureati, con la comune passione per la montagna. Le leggi razziali li costrinsero a riconoscersi come ebrei o amici di ebrei. Si chiamavano: Primo Levi, Luciana Nissim, Emanuele Artom, Franco Momigliano, Vanda Maestro, Silvio Ortona, Ada Della Torre, Giorgio Segre, Alberto Salmoni, Bianca Guidetti Serra, Franco Sacerdoti, Lino Jona, Eugenio Gentili Tedeschi. A loro è dedicata la mostra A noi fu dato in sorte questo tempo 1938 -1947, nata dagli studi di Alessandra Chiappano sull’archivio privato di Luciana Nissim Momigliano e su altri documenti inediti, che è stata inaugurata, all’interno delle celebrazioni del Giorno della Memoria, il 26 gennaio presso l’Archivio di Stato – Sezioni Riunite di Torino.
Non una mostra sul fascismo, né sulle leggi razziali, né sulla Shoah, ma per raccontare, prima di tutto ai giovani, le storie di giovani assolutamente normali che, come disse Silvio Ortona, ebbero in sorte questo tempo, arrivando a subire, alcuni di loro, il dramma della deportazione.
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Fratello mio, dove sei?

Va in scena il primo testo teatrale israeliano che ha il coraggio di affrontare il tema dell’Intifada. Un dramma potente e universale.
Lo sai cosa succede agli informatori? Sai che gli fanno alle spie? Sai di che morte muoiono? Sei mio fratello e voglio aiutarti, quindi piantiamola con le chiacchere e veniamo al dunque. Quand’è stata l’ultima volta che ti sei visto con la polizia israeliana?”. Sono le parole piene di violenza trattenuta che Naim rivolge al fratello primogenito Daud. La scena si svolge nella macelleria dove lavora il più giovane dei tre fratelli palestinesi, il giovane Halled
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Kaufmann, astratto ma non troppo

Classe 1963, artista e pittore celebre non solo negli angusti circuiti dell’arte contemporanea, Kaufmann mi mostra gli ultimi, giganteschi lavori, tele dal maxi formato, dittici e trittici che sta ultimando per la sua prossima mostra milanese alla galleria 1000 Eventi (ha per titolo Cecità), aperta al pubblico fino al 7 novembre 2009 (Via Porro Lambertenghi 3/t; info@1000eventigallery.it).
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