Capodanno Klezmer: Rosh Ha Shanà,
la magia di un nuovo inizio

Editoriale

Cari lettori, care lettrici,

nelle terre inquiete del Medioriente, nella Siria insanguinata dalla repressione di Assad, nel Libano dove oggi si fa luce sui mandanti dell’omicidio del premier Hariri per mano di Hezbollah, in un Egitto che non trova ricomposizione sociale dopo la caduta di Mubarak, in uno scenario così instabile qualche buona notizia ogni tanto affiora: sono i contenuti dei Palestinian Papers, i documenti segreti degli incontri di pace tra palestinesi, israeliani e americani venuti oggi alla luce grazie ad una specie di caso Wikileaks che ha reso pubblica sul web questa poderosa mole di scartoffie e file segreti. Dall’analisi di una parte di questi documenti emerge che in fatto di confini e di accordi territoriali, in questi ultimi 10 anni le posizioni di israeliani e palestinesi erano ben lungi dall’essere lontane e inconciliabili, anzi (leggi a pag. 8). E che per più di una volta le basi di accordo erano davvero reali. Ma in questa terra incognita d’Arabia in cui crolla vertiginosamente la pur moderata simpatia di cui godeva l’America di Obama al momento del famoso discorso del Cairo avvenuto due anni fa, tutto sembra marciare con il passo del gambero. Un sondaggio choc di fine luglio ci racconta la caduta dei consensi di Obama in Egitto, Marocco, Giordania e Emirati, con le sole eccezioni di Libano e Arabia Saudita, e questo malgrado il pubblico litigio del Presidente Usa con Netanyahu scaturito a proposito della richiesta di ritiro di Israele dentro i confini del 1967. In bilico tra una prepotente voglia di rinascita e una atavica cupio dissolvi, l’Arabia si muove a scatti e stop-and-go, mentre la strategia israeliana si fa giustamente sempre più attendista.

Con l’anno nuovo alle porte e l’augurio di un Rosh Ha-shanà sereno e pacificato, non mi resta allora che augurare a tutti i lettori del Bollettino quello che è implicito nella scelta della lettera Ghimel usata nella copertina del Lunario che troverete qui allegato. Ghimel rappresenta beneficenza e culmine ed è parente del verbo gamol (svezzare), che significa nutrire sino alla maturazione. Il portare a maturità è considerata una azione benefica e costruttiva che aiuta il prossimo. Così come il termine gmilut chesed (fare un gesto buono) è usato per descrivere una buona azione. Che ciascuno di noi riesca a essere nell’anno che verrà un gomel chesed, colui che agisce a fin di bene.

Fiona Diwan

Sommario

02 • Prisma
Notizie da Israele, Italia, mondo
ebraico e dintorni.

Attualità

06 • Attualità / ISRAELE
Lo strano caso di rav Lior, per cui
uccidere non è Male
, di Renato Coen

08 • Attualità / ISRAELE
Chi ha paura dei Palestinian Papers,
di Raffaele Picciotto

10 • L’altra Israele
Tutti pazzi per i Gashashim,
di Luciano Assin

Ma che cos’è la Shechità?, di E. Moscati

12 • Attualità / Italia
Viaggio nelle piccole Comunità:
Patria Torino
, di Daniel Fishman

Cultura

16 • Cultura / patrimonio
Amori e avventure di Isaac Luminsky, un
anti-eroe nella Terra promessa
, di R. Zadik

14 • Cultura / Mostre
L’arte è come il suono dello Shofar:
schiude la mente e il cuore
, di F. Diwan

18 • Cultura / Arte
A Tel Aviv il mondo in una stanza,
di Fiona Diwan

20 • Cultura / Teatro
La melodia dolceamara del Circo Klezmer,
di Ruth Migliara

22 • Libri e dintorni

Comunità

24 • Comunità / Rosh Hashanà
La strada per la Teshuvà, di Rav Arbib
Gli auguri del Presidente R. Jarach

26 • Comunità / consiglio
Un anno di frutti, di Roberto Jarach
Scuola: rette e strategie per creare un
circolo virtuoso, intervista a P. Sereni e
A. Hason
, di Ester Moscati

40 • Lettere
43 • Piccoli annunci
43 • Note tristi
44 • Note liete
46 • Agenda
48 • Cognomi e parole

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