Basta divisioni, governare uniti si può
Editoriale
Cari lettori, care lettrici,
“Il passato è una terra straniera: fanno le cose in modo diverso laggiù”, scriveva Leslie P. Hartley in quel bellissimo romanzo, appena ristampato, che è Messaggero d’amore (Nutrimenti editore). Una terra straniera nel senso che a volte facciamo fatica, voltandoci indietro, a riconoscere le persone che eravamo e le circostanze che ci hanno portato dove siamo ora. Perché, se così non fosse, se non ci fossero l’oblio e il sentimento del distacco, non sarebbe possibile cambiare, e non avremmo modo di attraversare le stagioni della vita in modo differente rispetto alle premesse e adattarci così alle alterne fortune.
Questa celeberrima frase che ben si attaglia al destino individuale delle persone andrebbe allargata anche al destino storico delle Nazioni quando accade, ad esempio, che un’intera generazione si volti indietro, e con molta fatica riesca a riconoscere se stessa. Mi soffermo su questo aspetto perché ho incontrato pochi giorni fa un gruppo di signore della Comunità, di origine greca e egiziana. Si parlava di attualità, delle elezioni in Grecia e in Egitto e di come l’esito dei due confronti avrebbe influenzato la porzione di mondo nella quale viviamo. Queste signore si chinavano incredule sull’attuale presente delle loro antiche terre d’origine: le greche per ricordarne l’opulenza confrontandola con lo sbando della crisi politico-economica odierna; le egiziane per rievocare la tolleranza passata e l’attuale involuzione dei costumi, e quanto distante fosse l’Egitto cosmopolita di allora. E così, improvvisamente, il passato è sembrato a loro lontanissimo, una terra straniera dove tutto era diverso. Un vissuto irriconoscibile, in cui l’identità di adesso fa fatica a specchiarsi. Lo stesso rischia di accadere a tutti noi oggi, in un’Italia che ha perso le sue certezze, una Grecia sul lastrico e un’Europa che rischia di trasformarsi in un parco a tema o in un museo, marginale rispetto a ciò che avviene nel resto del pianeta, inabissandosi in una crisi irreversibile -crollo demografico, dell’euro, dell’egemonia politica- (vedi il bel reportage sulla Grecia a pag. 6).
E invece si dovrebbe tornare all’amore per la polis, alla nobiltà della politica, all’idea di restituire alla comunità quello che la vita ci ha dato in termini di pienezza: un plauso va quindi al nuovo Consiglio della Comunità appena eletto. L’amore per la polis è anche nelle parole del Ministro del Lavoro Elsa Fornero in recente visita all’ADEI e ospite dell’UGEI di Milano (pag. 34). Che ci ricorda così una verità ammaccata e da tempo dimenticata: che chi governa, dopotutto, dovrebbe farlo anche in nome di qualche ideale.
Fiona Diwan
Sommario
02 • Prisma
Notizie da Israele, Italia, mondo ebraico e dintorni.
Attualità
06 • Attualità / Mondo
Grecia: vogliamo vivere. Dateci il tempo di guarire, di Laura Brazzo
09 • Attualità/L’altra ISRAELE
La benedizione del tredicesimo anno, di Luciano Assin
10 • Attualità/MONDO
Edirne: “In quella casa di legno, la felicità dei miei nonni”, di M. Vigevani
12 • Gli ebrei e la città
Finzi: sono un ebreo di periferia che ama la diaspora e la dialettica, di Fiona Diwan
14 • Attualità/Italia
Ancona, la città dorica dove il santo patrono era ebreo, di Daniel Fishman
Cultura
16 • Cultura/Patrimonio
“Oggi in fuga, domani liberi. Per voi, amici, farò di tutto”, di Sara Pirotta
18 • Cultura/LIBRI
Vestivamo alla marinara: am Israel & tricolore, di Roberto Zadik
20 • Cultura/Mistica ebraica
Bereshit: vivere è un inizio continuo, di Rav Roberto Della Rocca
23 • Cultura/Eventi
Una Giornata da ridere
24 • Libri e dintorni
Comunità
26 • Comunità/elezioni
Meghnagi: basta divisioni, governare uniti si può, di Fiona Diwan
32 • Comunità/Personaggi
L’ambasciatore Talò: “L’unicità di Israele è una grande sfida”, di Ruth Migliara
34 • Comunità/Eventi
Il ministro Elsa Fornero ospite dell’UGEI all’ADEI-WIZO
42 • Lettere
44 • Piccoli annunci
45 • Note tristi
46 • Note liete
47 • Agenda
48 • Feste e parole
