A qualcuno piace ridere

Editoriale

Cari lettori, care lettrici,

in questo numero, in occasione di Rosh Ha Shanà, troverete allegato un bel libretto a firma di Rav Jonathan Sacks, Rabbino capo d’Inghilterra, Lettere alla prossima generazione 2- Riflessioni sulla vita ebraica; e inoltre, nel Bollettino, c’è un lungo articolo, sempre di Rav Sacks, su che cosa significhi per il pensiero ebraico essere un leader e su che cosa si intenda per esercizio del potere e della leadership. Due magnifici scritti, un prodigio di chiarezza e di capacità comunicativa che, in buona sostanza, puntano lo sguardo sul principio di responsabilità individuale che, secondo molti, è uno dei grandi regali dell’ebraismo alla coscienza umana e al pensiero filosofico: quel principio che si può riassumere con il celebre “accendi una candela invece di maledire il buio”, ovvero con l’invito a prendere su di sé il proprio destino, con il coraggio di operare delle scelte e con il fare come unica e inevitabile opzione del vivere.

Leggendo le parole di Rav Sacks, riflettevo sui meccanismi dell’identità, sulle trappole del pensiero universalistico e sul marmellatone omologante e globalizzato dentro cui viviamo immersi fino al collo. Casualmente sono inciampata in un bell’articolo di David Brooks, editorialista del The New York Times (riportato su la Repubblica). Il celebre columnist scriveva intorno alla formula del successo, in particolare di Harry Potter, di Bruce Springsteen e della magnifica serie tv Downton Abbey. “Il loro successo è qualcosa che ti fa comprendere lo straordinario potere del particolare. Se la tua identità ha confini ben definiti, se vieni da un posto specifico, se incarni una tradizione ben precisa, se i tuoi interessi si esprimono in un paracosmo specifico, avrai più profondità e definizione che se sei uno cresciuto nelle vaste reti del pluralismo e dell’eclettismo, che naviga da un punto a un punto successivo, sperimentando uno stile e poi un altro, con un’identità dai confini labili o del tutto inesistenti”, scrive David Brooks. E conclude: “Non cercate di essere cittadini di un’artificiale comunità globalizzata. Scendete più in profondità nella vostra tradizione. Ricorrete di più alla geografia del vostro passato. Siate diversi e credibili. La gente accorrerà”, e con lei, il successo. Ecco. Non è Rav Sacks a parlare, ma un giornalista (ebreo) del New York Times. E incredibilmente, dicono la stessa cosa. Un invito a scendere in verticale nelle proprie scaturigini e a farne la propria forza nonché la misura della propria riuscita.

Shanà Tovà umetukkà a tutti!

Fiona Diwan

Sommario

02 Prisma
Notizie da Israele, Italia, mondo ebraico e dintorni.

Attualità

06 Attualità/Italia
Grillo e il nuovo ritorno delle vecchie ideologie, di Davide Romano
08 Attualità/Israele
Nome in codice: “Rita Kanhum”, di Leone Finzi
09 Attualità/Israele
Goodbye Lenin a Tel Aviv, ecco gli ultimi bundisti, di Aldo Baquis
10 Attualità/Italia
Roma capitale anche dei Kosher Restaurant, di Daniel Fishman

Cultura

14 Cultura/Giornata europea
“Quanto costa questa Torà?” “Nulla”. “Allora dammene due!”, di Fiona Diwan
18 Cultura/pensiero ebraico
I sette pilastri della responsabilità ebraica, di Lord Rav Jonathan Sacks
24 Cultura/storia
Donatella Di Cesare: “Il negazionismo? Un progetto politico”, di Laura Brazzo
26 Cultura/solennità
E venne il giorno. Rosh HaShanà e Kippur, di Rav Alfonso Arbib, Rav Roberto Della Rocca, Walker Meghnagi

Comunità

28 Comunità/Consiglio
Condivisione e continuità, di Roberto Zadik
33 Comunità/Scuola
Tutti maturi: bravi, creativi, originali, unici, di Esterina Dana
36 Comunità/JOB
Come trovare lavoro, il vademecum dell’esperto, di Fausto Fantini

42 Lettere
44 Piccoli annunci
45 Note tristi
46 Note liete
47 Agenda
48 Feste e parole

In allegato il Lunario 5773

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