Boicottaggi controversi: basta stanze in affitto nei Territori. La società Airbnb cancella le offerte degli israeliani (ma non quelle degli arabi)

Taccuino

di Paolo Salom

[Voci dal lontano occidente]

Sapete tutti cos’è: Airbnb. Un modo pratico e spesso molto economico per trovare una stanza o un appartamento in affitto per una vacanza o anche per un viaggio di affari. Il sistema creato da Brian Chesky, Nathan Blecharczyk, Joe Gebbia nel 2008, a San Francisco, si è trasformato rapidamente in una industria di successo, con un fatturato di 2,6 miliardi di dollari (dati del 2017). L’App funziona in quasi tutto il mondo e mette in contatto chi ha posti letto da offrire e chi cerca una soluzione a buon mercato, facendo concorrenza ad alberghi e bed and breakfast tradizionali. Perché ne parlo? Perché poche settimane fa i responsabili di Airbnb hanno annunciato la cancellazione di tutte le offerte provenienti da residenti israeliani in Giudea e Samaria, i territori che il mondo si ostina a chiamare, con termini inventati di recente, come Cisgiordania o West Bank.

La ragione? “Quelle case si trovano in zone al centro di una disputa tra israeliani e palestinesi”. Naturalmente Airbnb ha taciuto il fatto che questa decisione è arrivata in seguito a pressioni ripetute e pesanti da parte dei gruppi dediti al boicottaggio dello Stato ebraico (permettetemi di non nominarli). La polemica è stata subito vivace e, addirittura, si sono create delle “class action” per portare in giudizio i responsabili legali della società americana. Il motivo è semplice: Airbnb, scegliendo di escludere soltanto gli israeliani residenti nei Territori, non gli arabi, ha di fatto preso le parti di uno dei due contendenti in una vicenda decennale complessa e stratificata.
Noi sappiamo bene che Giudea e Samaria fanno parte, da sempre, fin dai tempi della Bibbia, della Terra di Israele. Negare un fatto storico come questo è un’operazione ingenua, come minimo, spesso disonesta. Non sappiamo se tutte o solo parte di queste regioni saranno restituite alla piena sovranità dello Stato ebraico.

Ma questo non lo sa neppure Airbnb (che peraltro non dovrebbe occuparsi di politica). Anche perché allora dovrebbe provare a verificare quanti territori, nel mondo, sono ancora oggi contesi tra Stati e/o popolazioni non sovrane. Qualche esempio: il Sahara Occidentale occupato dal Marocco; Cipro Nord occupato dalla Turchia; e poi ancora il Tibet e chissà quanti altri. Ovviamente, l’App californiana non ha mai pensato di cancellare dai listini le proprietà presenti in quei posti (non importa se poco o molto frequentati). Come al solito, nel lontano Occidente si applica un doppio standard, feroce se si tratta di Israele, accompagnato da un menefreghismo pressoché totale per tutti gli altri Stati. Che cosa possiamo fare noi, nel nostro piccolo? Una cosa semplice ma molto efficace: smettere di utilizzare Airbnb per le nostre trasferte.
Forse spenderemo un poco di più. Ma senz’altro dormiremo il sonno dei Giusti.

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