Stan Lee

Morto Stan Lee, alias Martin Lieber, il “padre” ebreo di “Spiderman” & friends

di Roberto Zadik
Mondo ebraico e fumetti negli Stati Uniti sembrano essere strettamente legati. Uno dei suoi più brillanti esponenti è stato il grande Stanley Martin Lieber, meglio noto come Stan Lee, scomparso a 95 anni lo scorso 12 novembre e presidente e direttore del colosso editoriale della Marvel, società leader nel settore fumettistico.

Newyorchese nato da famiglia ebraica romena, il 28 dicembre 1922, Lee ha segnato un’epoca e un modo di creare e realizzare fumetti narrando, con fantasia e precisione, le gesta di supereroi divenuti poi successi cinematografici mondiali, da “Spider Man” del regista horror Sam Raimi a “X Men” di Bryan Singer (in uscita in Italia con la sua biografia dei Queen a fine novembre “Bohemian Rhapsody”).

Come dimenticare le acrobazie dell’Uomo Ragno o le celebri collere di Hulk che da individuo remissivo si trasformava in un muscoloso energumeno di colore verde e dotato di straordinaria forza, come ben si vede nella celebre serie tv anni ’80 interpretata dall’atletico Lou Ferrigno? Ma anche nelle avventure dei “Fantastici Quattro”, il vulcanico Stan Lee ha rivelato doti molto spiccate di inventore introspettivo e innovativo.

Dopo la sua scomparsa, subito, vari siti gli hanno dedicato omaggi e articoli. Fra questi il Times of Israel e quello della CNN.  Secondo il “Times” egli attraverso i suoi personaggi analizzava le fragilità umane e alcune nevrosi della classe media americana”. Come scrisse lo stesso Lee, sempre secondo il sito, in un editoriale della Marvel nel marzo 1969 “una delle cose che cerchiamo di dimostrare in questi fumetti è che nessuno è veramente buono o cattivo. Anche un personaggio estremamente negativo può avere i suoi ripensamenti”.

Autore molto prolifico e versatile, “non so nemmeno quanti fumetti ho scritto, forse un centinaio o duecento” aveva dichiarato scherzosamente,amico e collaboratore di altri grandi del fumetto – come Jack Kirby, vero nome Kurtztberg scomparso a 77 anni nel 1994, correligionario e ashkenazita come lui – Lee ha “descritto l’universo maschile americano e le sue angosce” rivelandosi molto moderno e in anticipo sui tempi. Lucido osservatore della società americana  e sempre molto intuitivo, secondo il sito della CNN “egli ha rivitalizzato il mondo del fumetto con una serie personaggi tormentati che vivono nella realtà e lottano quotidianamente con sfide e ostacoli”. Nella sua lunga carriera iniziata nel 1939 ha ricoperto vari ruoli diventando scrittore, editore e illustratore e raggiungendo l’apice della popolarità nei primi anni ’60. Prima con la saga dei “Fantastici Quattro” e l’irresistibile uomo-roccia “La cosa” e poi dal 1961 al 1964 con “X Men” e il suo più grande risultato commerciale con “Spider Man”.

A proposito di quest’ultimo e del fumetto che narra della trasformazione del nevrotico fotografo Peter Parker che morso da un ragno radioattivo ne acquista i poteri, il presidente della Marvel dichiarò nel 2006 “non pensavo mai che diventasse un successo mondiale”. Molto legato a sua moglie Joan, morta alla sua stessa età l’anno scorso dopo 70 anni di matrimonio, sposata a 25 anni nel 1947 e padre di due figli, con lei realizzò un’industria dell’intrattenimento con fumetti e vicende che hanno fatto sognare generazioni di adolescenti e di adulti.

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