Arianna Szorenyi riceverà l'Ambrogio d'Oro

Ambrogino d’Oro ad Arianna Szörényi, una sopravvissuta ai Lager 

di Marina Gersony
Arianna Szörényi, sopravvissuta ad Auschwitz, verrà premiata con l’Ambrogino d’Oro, massima onorificenza che il Comune di Milano consegna tradizionalmente alle personalità che hanno dato lustro alla città.

La cerimonia ufficiale di consegna del riconoscimento è programmata per il 7 dicembre, giorno di Sant’Ambrogio, patrono di Milano, alle ore 10.30, presso il Teatro Dal Verme. (L’ingresso è libero fino a esaurimento posti, per informazioni è possibile contattare il centralino del Teatro Dal Verme di Milano al numero 02 87905).

In questa occasione, come recita il sito del Comune, «la città esprime la sua gratitudine a chi dedica la propria vita al bene comune. Milano premia gli uomini e le donne, le associazioni e le organizzazioni che hanno saputo dare un contributo speciale alla città».

Tra le personalità scelte dall’Ufficio di presidenza del consiglio comunale, Arianna Szörényi si distingue per il suo grande impegno a tenere viva la Memoria.

Ma chi è Arianna Szörényi? Qual è la sua storia?

Arianna Szörényi nasce a Fiume nel 1933 da papà ungherese ebreo e madre triestina ed è testimone diretta della Shoah italiana.

Sfollata a San Daniele del Friuli, viene arrestata nel giugno del 1944 con tutta la famiglia e deportata nella Risiera di San Sabba. Trasferita ad Auschwitz-Birkenau, sopravvissuta alla marcia della morte, arriva al campo di Ravensbrück e da lì a Bergen-Belsen, dove viene liberata nell’aprile del 1945 dagli Alleati.

Qualche anno fa, quasi ottantenne, decide di scrivere i suoi ricordi di quel terribile periodo nei Lager. Nel 2014 esce il suo libro Una bambina ad Auschwitz (Curatore: M. Bernardi. Editore: Ugo Mursia Editore. Collana: Testimonianze fra cronaca e storia. Pagine: 134. € 13,00 ).

Si tratta di un vero e proprio diario della deportazione che l’autrice scrive dopo la liberazione di Bergen-Belsen; un diario che raccoglie le voci di una bambina disperata per una sofferenza inimmaginabile e senza un perché.

«Perché solo ora, a quasi ottant’anni, ho deciso di pubblicare queste pagine che da decenni giacciono in un cassetto? – scrive Arianna Szörényi –.  Affinché una voce in più, quella di una bambina deportata a undici anni, si unisca alle tante che con le loro sofferte memorie vogliono contrastare chi osa, mentre alcuni dei sopravvissuti sono ancora in vita, minimizzare, addirittura negare, quanto accaduto. Chi alzerà la propria voce indignata, offesa, quando fra non molto non ci sarà più alcun testimone?».

Come si legge nella quarta di copertina, «in ogni riga il lettore sentirà l’eco del pianto e della disperazione dei suoi famigliari. Rivedrà le mani bianche del padre e gli occhi socchiusi della madre che la stringeva a sé cercando di proteggere la sua creatura più piccola, e i volti degli altri fratelli che cercavano un abbraccio fra tutti, senza avere tregua nell’incessante allucinazione di quel viaggio di cui non si conosceva la meta».

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