I divieti per gli ebrei previsti dalle leggi razziali del 1938

Tagli al fondo per le vittime delle leggi razziali: il governo smentisce. Soddisfazione dell’Ucei

Italia

di Redazione
“Rassicurazioni dal Quirinale e dal Governo sono pervenute all’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane riguardo al timore che il decreto fiscale prevedesse il taglio del fondo pensioni destinato alle vittime delle leggi razziste e ai perseguitati dal fascismo”.

Questo è quanto si legge sul sito dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane (Ucei) dopo un giorno di polemiche in merito al taglio di 50 milioni al fondo destinato alle vittime del fascismo e delle leggi razziali, contenuto nel decreto fiscale. Si tratta di 500 euro al mese che vanno a poche migliaia di persone.

L’allarme dell’Ucei su La Stampa

L’allarme era stato lanciato dall’Ucei, che ha denunciato la presunta sforbiciata facendo riferimento a una tabella allegata al decreto fiscale da poco pubblicato in Gazzetta Ufficiale. “Restiamo sgomenti dinanzi a questa decretazione indifferente con la quale il governo italiano, proprio nell’ottantesimo anniversario delle leggi razziste del 1938, intende promuovere l’oblio, anziché rafforzare la memoria di quanto accaduto, attraverso la cancellazione di quell’unica misura in qualche modo riparatoria, stabilita tardivamente”, ha scritto in una lettera al quotidiano La Stampa la presidente dell’Ucei, Noemi Di Segni.

La notizia è stata anche definitiva “ridicola” dalla sopravvissuta e senatrice a vita Liliana Segre, che intervistata sul canale La 7 ha dichiarato: “mi sembra ridicola visti quanti sono i sopravvissuti in Italia alle leggi razziali. Ho un’età e un’esperienza per cui mi stupisco per poche cose, ma questa è una notizia davvero ridicola se è vera”.

La smentita del governo

La notizia, però, è stata smentita con forza dalla sottosegretaria all’Economia, Laura Castelli: “Smentiamo in modo categorico che sia stato tolto anche solo un euro dall’assegno per le vittime delle leggi razziali e per i perseguitati dal fascismo per motivi politici”. Il decreto legge fiscale utilizza i 50 milioni di euro destinati nel 2018 al sostegno dei pensionati di guerra e perseguitati politici e non spesi. Secondo quanto si legge nella tabella allegata al provvedimento, nessuna di queste risorse risulta ‘predeterminata per legge’: “Si tratta di avanzi. Abbiamo pagato e pagheremo tutti. Queste sono risorse non spese e non riguardano il futuro. Si tratta di uno spostamento di soldi non utilizzati”, ha concluso la sottosegretaria.

In una nota ufficiale, il Mef ha specificato che “i titolari degli assegni non subiranno alcuna decurtazione” e che il decreto fiscale “ha semplicemente operato un allineamento dello stanziamento in bilancio alla effettiva erogazione delle risorse in base ai diritti soggettivi degli interessati. Ma non sono state introdotte misure che limitano il beneficio o i requisiti di accesso”.

La soddisfazione delle comunità ebraiche

Secondo gli aggiornamenti ricevuti e accolti con sollievo dall’UCEI gli importi cancellati nel provvedimento fiscale fanno riferimento ad avanzi di bilancio derivanti dalla normale diminuzione del numero degli assistiti. Tali importi vengono così rimessi a disposizione del bilancio generale dello Stato.
“L’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane prende atto di tali opportune precisazioni e prosegue nel proprio impegno per semplificare la procedura prevista oggi dalla legge e per la risoluzione dei casi tutt’ora pendenti e in attesa di riconoscimento di benemerenza dai perseguitati – si legge sul sito dell’Ucei -. La giustizia nei confronti di coloro che ebbero a soffrire delle persecuzioni deve restare un cardine del nostro ordinamento e della nostra democrazia e il miglior modo di onorare una Memoria viva e consapevole”.

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