Ebrei e arabi insieme in una maratona per la coesistenza

Israele

di Paolo Castellano

runner-without-bordersOgni sport rappresenta per le nuove generazioni un percorso di formazione mentale e fisica. L’attività sportiva infatti coinvolge tutti e non ha tratti discriminatori. In quest’ottica è stata organizzata il 18 marzo nel quartiere Givat Ram di Gerusalemme, presso lo stadio dell’università ebraica , una maratona con 40 corridori arabi ed ebrei.

L’evento sportivo è stato ideato dai membri del gruppo Runners without borders. Il manager della comitiva di atleti, Israel Hass, ha svelato le sue aspettative al Times of Israel: «Penso che il coinvolgimento in questo tipo di iniziative sia molto importante, soprattutto in questi giorni, per il rafforzamento dell’idea che la coesistenza a Gerusalemme sia possibile».

Il luogo in cui è avvenuta la maratona ha una valenza simbolica dato che lo scorso giovedì nella medesima area sono avvenuti 5 attacchi terroristici.

Runners without borders, è un progetto che dona speranza: è stato fondato da una coppia di giovanissimi ragazzi, Hass e Shoshana Ben-David, che sono studenti di appena 18 anni. Qualche anno fa, nel 2014, questo progetto era inizialmente indirizzato ad una squadra femminile, in risposta alle tensioni scoppiate a seguito del conflitto armato a Gaza, ma ora invece include anche atleti di sesso maschile.

Anche Murad Hallaseh dal quartiere Jabel Mukaber nella Gerusalemme est ha fondato un gruppo su Facebook chiamato Swim for life che ha lo scopo di dare lezioni di nuoto ai ragazzini del luogo portandoli nelle piscine della zona ovest.

Hallaseh e Hass hanno partecipato entrambi alla maratona partita da Sacher park. Il giovane organizzatore ha però ribadito: «Per mantenere vivo il progetto abbiamo bisogno del appoggio del governo». «La cosa più complicata – ha poi aggiunto – è il riconoscimento e il supporto delle autorità. Desideriamo essere aiutati dalle autorità soprattutto in una città come Gerusalemme».

Per le giovani generazioni lo sport è un eccezionale motore educativo e pensare che possa essere anche uno strumento per insegnare ai ragazzi la tolleranza nei confronti del prossimo, non è per nulla un’idea banale.

In passato i latini (eredi della tradizione greca) affermavano: «Mens sana in corpore sano», ma per loro l’attività sportiva era fine a sé stessa. Mentre è grazie alla cultura ebraica, contrapposta a quella ellenica, che la pratica sportiva si è fatta portatrice di numerosi valori riferiti alla quotidianità delle persone; questa concezione ha influenzato di conseguenza il rapporto delle altre religioni e della collettività moderna con l’attività fisica.