Tal-Mood: spettacolo fra Talmud, tradizione ebraica e musica per chiudere la stagione di Kesher

Di: 

Roberto Zadik

16/06/2017

Una scena dello spettacolo Tal-Mood

Come diffondere la voluminosa opera del Talmud e i preziosi racconti rabbinici in maniera vivace e originale coinvolgendo il mondo esterno e le giovani generazioni? Con lo spettacolo “Tal-Mood” a due voci, l’attrice e regista Miriam Camerini e il cantautore Marco Levi, che sono saliti sul palco della scuola ebraica di Milano, martedì 13 giugno, per concludere la vivace stagione di appuntamenti e di approfondimenti di Kesher organizzata dagli instancabili Paola Boccia e da Rav Roberto Della Rocca.

Tutto è cominciato dalle 21 quando, dopo il cocktail in giardino, tutto si è trasferito in Aula Magna dove Camerini ha raccontato di come è nata questa idea. “Una sera a cena per Shabbat con un mio amico non ebreo e molto religioso, mi ha detto che spesso raccontava le storie bibliche ai suoi figli e abbiamo cominciato a parlare della profetessa Miriam che aveva profetizzato che suo fratello Mosè sarebbe diventato un grande profeta del popolo ebraico. Così ho tirato fuori dalla libreria il Talmud trattato di Sotà, uno dei volumi del Talmud Babilonese dove si racconta la storia di questo personaggio, nell’edizione semplificata e accessibile a tutti del grande rabbino, studioso e filosofo Adin Steinsalz. Da lì abbiamo cominciato a parlare tutta la sera di Talmud”.

Camerini e Marco Levi durante la serata hanno messo in luce, con ironia e partecipazione emotiva, l’attualità e la vivacità del Talmud che, come ha evidenziato il cantautore: “è un continuo dialogo fra grandi Maestri e una trattazione totalmente aperta e su vari temi dove ognuno ci metteva qualcosa di suo,  una sorta di social network dell’antichità”.

Camerini ha ricordato l’importanza del confronto e della dialettica nella tradizione ebraica e come il Talmud sia “un esempio di come tutto nel pensiero ebraico sia in continuo movimento unendo, come anche nell’Halakhà, che significa cammino,  la sapienza del passato e la vita quotidiana. Dopo la Torah che è un’opera estremamente sacra e senza possibilità di essere messa in discussione da nessuno, in quanto parola di Dio, è arrivato il Talmud che è un continuo scambio di opinioni, di tematiche, di storie estremamente coinvolgente. Stasera io e Marco ve ne racconteremo qualcuna”.

Tal-Mood: lo spettacolo

Così si è passati dopo le introduzioni necessarie allo spettacolo, al racconto di quattro storie decisamente significative nella tradizione talmudica intervallate da canzoni suonate da Marco Levi alla chitarra e fra musica e storie la serata è trascorsa piacevolmente e con applausi dal pubblico in sala. Una delle vicende raccontata dalla Camerini è stata quella dei quattro saggi Ben Azai, Ben Zomà, Rabbi Akivà, il più famoso dei tre e un certo “Acher” (che in ebraico significa “un altro”) che sono entrati nel Pardes, termine ambiguo e che si presta a più interpretazioni, da giardino a frutteto, ma che ha significati mistici molto profondi. Tranne che per Rabbi Akivà l’unico a uscirne indenne per tutti e tre ci saranno delle conseguenze molto gravi. Infatti come ha detto l’attrice, cantante e regista che “una volta entrati in quel luogo, Ben Azzai morì, Ben Zomà divenne pazzo e questo personaggio Acher, che era un grande saggio di nome Elisha ben Abuyah perse la fede e divenne eretico e abbracciando la cultura greca e pagana del suo tempo, come disse il Talmud, una canzone greca non abbandonò più le sue labbra, sostituendo la Torah”. Da qui una serie di aneddoti sempre tratti dal talmud sono stati resi noti durante la serata. Come la storia fra questo Acher e il saggio Rabbi Meir che un tempo suo amico e discepolo lo incontra a Shabbat dopo l’eresia a Shabbat. “Rabbi Meir stava studiando quando vide l’amico Elisha a cavallo durante lo Shabbat. Gli raccontò di aver perso la fede ma lo stesso non volle che trasgredisse lo Shabbat e contò i suoi passi mentre lo seguiva perché non viaggiasse trasgredendo il Giorno del Riposo. E’ una storia di rispetto fra queste due persone nonostante i cambiamenti di Elisha e la volontà di restare religioso e maestro di Torah di Rabbi Meir i due parlano tranquillamente”.

Molto interessanti anche le interpretazioni musicali della Camerini e di Levi che hanno duettato in perfetto tempismo in tre brani, fra cui la bellissima “Father and son”, originariamente scritta dal cantautore americano Cat Stevens in tutt’altro contesto e riadattato dai due intrattenitori per l’occasione. In tema di storie e vicende talmudiche molto importante la storia del grande Maestro Shimon Bar Yochai sulla quale la Camerini si è soffermata parecchio descrivendo nel dettaglio ma in sintesi la vita del celebre autore dello “Zohar” testo fondamentale della Cabala ebraica. Partendo dal maestro che assieme ad altri saggi, fra cui uno strano personaggio di nome Yehuda Ben Gherim, critica l’Impero Romano, la narrazione prosegue incalzante. Bar Yochai criticò aspramente la potenza dominatrice romana allora in piena occupazione di Eretz Israel e probabilmente a causa della delazione di Ben Gherim al Governatore, venne confinato prima nel Santuario dove la moglie gli portava da mangiare e poi quando la situazione peggiorò e venne emanato un decreto contro i rabbini, il Saggio si nascose in una grotta assieme al figlio. Fu lì che ebbe le esperienze mistiche incredibili,  mangiando “da un albero di carrube che crebbe miracolosamente e bevendo acqua” e vivendo con poco o niente per dodici anni”. Dopo 12 anni il provvedimento governativo venne improvvisamente ritirato e Bar Yochai e il figlio tornarono in libertà

La serata è continuata in un clima vivace e coinvolgente con altre storie e racconti e canzoni, fino alla conclusione di Rav Della Rocca che ha sottolineato alcuni punti importanti. Soddisfatto dello spettacolo della Camerini e di Levi, il Rav ha sottolineato quanto esso “è un modo per rendere accessibile un’opera monumentale come il Talmud che non è solo un testo religioso ma contiene anche preziosi insegnamenti  in campo etico, giuridico e può essere letto in vari modi suscitando una pluralità di interpretazioni.” Il Direttore di Kesher ha proseguito “Stasera abbiamo ascoltato tre storie che mischiano tragicità, passando dall’eresia di Elisha Ben Abuya alla prigionia di Shimon Bar Yochai e un forte messaggio di speranza fondamentale in un periodo di crisi come questo. Questa stagione di appuntamenti ha cercato di riunire una Comunità spesso molto divisa puntando su due valori fondamentali come l’identità ebraica e la cultura che sono il nostro elemento comune.”

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