Maria Mayer Modena. La virtù di un maestro sta tutta nella grandezza dei suoi allievi

30/07/2017

Maria Mayer Modena: 80 anni di studio e docenza.

Un pomeriggio di studio all’Università Statale. E poi riflessioni, rievocazioni, ricordi affettuosi. Questo il regalo di compleanno per gli 80 di Maria Mayer Modena, festeggiata dai suoi allievi, da colleghi e docenti, dalla famiglia

Maria Mayer Modena

Maria Mayer Modena

«Una docente appassionata, capace di trasmettere il suo amore per le antiche parlate giudeo italiane e per tutto ciò che letterariamente ha coinvolto, per secoli, l’ebraismo di casa nostra. Maria Mayer Modena è un’insegnante che ha saputo creare un circolo virtuoso tra coloro che hanno studiato con lei. La prova è proprio questo pomeriggio di studio in suo onore, dedicato a lei: noi, le sue allieve e allievi, siamo tutti qui, per testimoniarlo e per festeggiarla». Così si esprimono, con voce unanime, gli ex studenti e studentesse che l’hanno seguita per anni, oggi studiosi e docenti affermati, da Sara Ferrari a Claudia Rosenzweig, da Erica Baricci a Francesco Aspesi, da Anna Linda Callow a Vermondo Brugnatelli, tutti convenuti il 19 giugno scorso all’Università Statale di Milano per festeggiare gli 80 anni di colei che per decenni è stata il loro punto di riferimento nell’ateneo milanese, ex docente di Lingua e letteratura ebraica, autrice di numerosi saggi e articoli sul grande patrimonio linguistico e filologico del giudeo italiano nelle sue innumerevoli declinazioni, organizzatrice di raffinati e approfonditi convegni sulla letteratura ebraica, israeliana e diasporica, sia contemporanea sia del passato. Un impegno nel mondo culturale milanese sempre intenso, un coinvolgimento nell’ambito degli studi e della ricerca ancora vivissimo e appassionato, testimoniato anche dal discorso di Rav Alfonso Arbib che ha sottolienato i meriti di Mayer Modena e il fatto che la bravura di un maestro stia in gran parte nella grandezza dei suoi allievi. Del resto, Maria Mayer Modena ha seminato bene, e i risultati si vedono anche dalle diverse e interessanti relazioni presentate durante il pomerigio di studi proprio da loro, i suoi discepoli. A partire da Sara Ferrari che ha letto e analizzato la poesia Eco di una giovane israeliana contemporanea, Sigal Ben Yair, dedicata al rapporto madre-figlia. «Mi hai insegnato a non piangere nel dolore/ a serrare i denti e a fermarmi prima che / la polvere avvampi sotto i miei piedi. Mi hai / abbracciata/ poco, perché sentissi nostalgia / per il tocco di ogni mano, piegando il capo a ogni / carezza. È un cuore fantasma il tuo…». Per Ferrari, «la poesia israeliana dell’ultimo decennio si è arricchita di voci nuove di interesse straordinario, specie le poetesse. I temi della crisi economica, del lavoro che non nobilita ma debilita l’uomo, l’indigenza della famiglie e la ricaduta intima e privata di questa povertà… questi i temi della nuova poesia, come quella che ho letto».
E se Vermondo Brugnatelli si è soffermato sulla ricerca dei manoscritti berberi in biblioteche e archivi, la relazione di Erica Baricci ha avuto per tema il siddur giudeo-provenzale copiato nei pressi di Avignone nel XV secolo, un testo unico nel suo genere, scritto in caratteri ebraici ma nella lingua occitana parlata dagli ebrei del sud della Francia. L’intervento di Anna Linda Callow si è focalizzato invece sui poteri della metafora da Qohelet al Cantico dei Cantici, sulla ricchezza delle metafore bibliche (“i tuoi occhi sono come colombe”), poi trasmigrate nei patrimoni letterari universali. Infine, se Claudia Rosenzweig si è soffermata sui manoscritti dello yiddish antico e italiano, tra romanzi, bucato e liste della biancheria, lo studioso Franco Aspesi ha affrontato gli imprestiti semitici in greco, rendendo omaggio ancora una volta a Maria Mayer Modena, al suo magistero e ricerca su temi quali i rapporti tra lingue indoeuropee e lingue semitiche.
Hanno concluso gli interventi le note e il momento musicale del duo Stellerranti e il meraviglioso violino di Lydia Cevidalli.

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