Fouad Blanga, testimone di un mondo giudeo-arabo scomparso

Di: 

Roberto Zadik

04/10/2017

La copertina del libro "Mille Mabrouk Monsieur Blanga!"Ci sono vite che sembrano romanzi o film epici, tanta è la loro intensità, ricche di aneddoti e colpi di scena. E’ il caso della vita di Fouad Blanga, imprenditore di budello naturale e pellame, nato a Beirut e cresciuto a Damasco da famiglia siriana e ora 91enne, protagonista del libro di Fiona Diwan Mille Mabrouk, Monsieur Blanga – Storia di un ebreo errante, da Damasco a Beirut, da Tel Aviv a Lisbona, a Milano”. Il volume, scritto nel 2011 dalla giornalista e direttrice di Bet Magazine e Mosaico è stato di nuovo presentato il 2 ottobre presso il Bene Berith nell’ambito di un programma di serate dedicate al tema delle Radici, in una sala gremita in occasione dell’evento. Tanti gli amici della famiglia Blanga e una testimonianza del co-presidente Milo Hasbani che ha ricordato il grande “cuore di Fouad e il suo commovente discorso al funerale di mia madre Olga”.

Una serata fra memoria, storia, e ricordo di un mondo giudeo-arabo scomparso inesorabilmente dopo millenni di vita in terra d’Islam, e del quale, dopo anni di silenzio, si sta cominciando a parlare in Italia anche grazie ai diversi film diretti da Ruggero Gabbai sugli ebrei di Libia, d’Egitto e di Rodi, ha sottolineato la Diwan.  “A Milano, stanno diventando pubbliche le storie silenziose degli ebrei del Mediterraneo e di quel milione di ebrei espulsi dal mondo arabo, che dovettero lasciare i loro Paesi d’origine messi brutalmente alla porta dal montante panarabismo e nazionalismo, minacciati e a volte anche uccisi, dopo la nascita di Israele. E’ il triste capitolo del silent exodus, dell’esodo silenzioso di un milione di ebrei, una civiltà giudeo araba millenaria spazzata via dall’odio arabo nel giro di una manciata di decenni del XX secolo”.

Oltre al Signor Blanga e alla Diwan, a introdurre la serata, il Presidente del Bene Berith Paolo Foa che ha sottolineato l’importanza dell’evento inserito nell’iniziativa “Radici” realizzata per raccontare la storia del Bene’ Berith attraverso le testimonianze e gli interventi di nonni, padri e figli venuti da terre lontane e stabilitisi a Milano. Ricordare, comprendere e conoscere, ma anche e soprattutto “saper trasmettere ai figli e al mondo circostante, la propria esperienza e il patrimonio di colori, profumi e sapori del Medio Oriente e del mondo giudeo-arabo, compito molto arduo. Spesso i figli hanno voluto dimenticare il passato dei loro padri ma è fondamentale che tutto questo non vada perduto, senza cadere nella trappola di una nostalgia fine a se stessa”, ha detto la Diwan nel suo intervento. Ma chi era Fouad Blanga e quale la sua importanza come testimone di un mondo ebraico dissolto? Un ebreo errante sefardita e giramondo, animato da un picaresco spirito d’avventura? Un formidabile raccontatore di barzellette? Un intraprendente imprenditore e commerciante divenuto celebre tra gli amici musulmani per la sua rettitudine in affari? A raccontare la sua vicenda biografica anche il figlio Dodi Blanga, che ha ricordato come “papà fosse molto duro con noi ma sempre buono, generoso e corretto in famiglia e sul lavoro”.

Nato il 13 marzo 1926 a Beirut, Fouad lasciò presto gli studi, a 14 anni, con grande disappunto del padre (far studiare i figli a quel tempo non era certo facile, come ha ricordato la Diwan), “ero spinto da una voglia di conoscenza legata all’azione, quello che contava per me era l’esperienza e quel tipo di conoscenza che proviene dal fare e dall’agire. Volevo lavorare sodo per crearmi una mia indipendenza e poter formare una famiglia”.  Dotato di tenacia e di battuta pronta, “aveva sempre una bella barzelletta da raccontare ai suoi clienti, e molti di loro, musulmani, diventavano amici fraterni”, ricorda suo figlio Dodi. Così Blanga divenne commerciante di pelli, costretto a viaggiare molto in Asia, Medioriente e in giro per il mondo, stando per mesi lontano da casa e dalla famiglia. Sposatosi a 21 anni con la sua vicina di casa, Bida Tachè, una vita insieme ormai da 71 anni, ancor oggi Fouad dice scherzosamente di averla scelta “perché era la più bella. Me ne presentavano tante ma alla fine scelsi lei che conoscevo da sempre perché era la mia dirimpettaia”. Lavoratore indefesso, capace di reinventarsi e risollevarsi ogni qual volta le avversità lo colpivano, Fouad dovette confrontarsi con tutti i tumulti antiebraici del Libano e della Siria dal 1948 al 1975, anno in cui salutò definitivamente quell’angolo di mondo e quelle rive soleggiate.

Da ragazzino, in gioventù, aveva fatto di tutto, falsificato passaporti per fuggire dalla Siria sotto mandato francese durante i tumulti contro il paese coloniale avvenuti alla fine degli anni ’40. Fughe, ritorni, avventure, un arresto e una notte nelle prigioni inglesi al confine con la Palestina. E poi gli andirivieni con Israele, il sionismo, e poi Lisbona, l’idea di stabilirsi in Portogallo in seguito abbandonata per l’Italia e Milano dove, come ha ricordato il primogenito Dodi, “c’erano vari parenti ad accoglierci”. Modesto, semplice, coraggioso, spiritoso: nonostante avesse interrotto presto gli studi, Fouad aveva grinta, tenacia e durante la serata ha raccontato, assieme al figlio, dei problemi e dell’ostilità crescente che dovette affrontare dal 1967 in avanti.

 

A partire dalla Guerra dei Sei Giorni infatti le minacce cominciavano a intensificarsi contro gli ebrei siriani: i 140 operai musulmani dell’azienda di Fouad decisero di licenziarsi in blocco per andare ad arruolarsi e raggiungere i “fratelli arabi nella Guerra contro gli ebrei”. Fu una situazione molto difficile, hanno ricordato i relatori, “in cui Fouad andò in cerca senza perdersi d’animo di un banchiere disposto a fornire tutta la liquidità necessaria per saldare 140 liquidazioni in una botta sola, specie considerando che era stata appena promulgata una legge che vietava a chiunque di prelevare dalle banche somme ingenti”. Alla fine, dopo una giornata di angoscia, riuscì a convincere il suo amico banchiere, Selim Levy, a “staccare l’assegno 40 mila lire libanesi risolvendo quell’enorme problema (le banche autorizzavano un solo prelievo di 1000 lire libanesi)”. Nel libro e nella serata si è parlato anche di sua moglie, Bida, premurosa madre di famiglia, che “ha spesso dovuto crescere da sola i 5 figli, a cui è dedicato il libro, e che ha sempre trovato la forza per andare avanti malgrado i lunghi periodi di solitudine”. A plaudire Blanga infine, anche la voce di famiglia e Fouad “per averlo fatto sempre sentire parte della loro grande famiglia.”

 

Fiona Diwan

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