Spostare l’ambasciata italiana a Gerusalemme? Assolutamente no, risponde Federica Mogherini.

Di: Angelo Pezzana
20/03/2017
Federica Mogherini incontra, velata, il Ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif

Federica Mogherini incontra, velata,
il Ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif

Avvertenza: non vorrei che questa mia domanda a Federica Mogherini venisse letta in chiave anti-UE, il contenuto è strettamente personale, visto che la responsabile della politica estera europea, nell’intervista a Lorenzo Cremonesi sul Corriere della Sera del 3 febbraio scorso ha espresso alcune opinioni che mi hanno stupito e, di conseguenza, preoccupato. Fra le domande, Cremonesi le ha chiesto se l’appoggio dell’amministrazione americana e la Brexit era una minaccia. No, ha risposto Mogherini “I nostri legami sono antichi e più profondi di qualsiasi amministrazione Usa”. Non mi risulta che la UE abbia una tradizione “più antica” degli Usa, meno che mai i singoli Stati, che fino a pochi decenni fa hanno semmai brillato nel farsi la guerra l’uno contro l’altro. Tralascio l’affermazione “la forza militare in parte l’abbiamo già mettendo insieme le forze armate dei nostri Stati membri”, non risultando esserci un esercito comune formato dai 28 Stati membri dell’Unione, anzi, è uno dei temi più discussi quando entrano in gioco problemi legati alla sicurezza. Se Mogherini ritiene che esista un esercito comune, sarà opportuno che ne dia ufficialmente notizia, magari con qualche informazione più approfondita.
Ma è la risposta alla domanda di Cremonesi “Anche noi sposteremo la nostra ambasciata a Gersalemme?”, che mi ha lasciato di stucco. Che Mogherini abbia un curriculum politico diplomatico di tutto rilievo è un fatto, anche se molti si chiedono se le poltrone che ha occupato finora siano state davvero una scelta ragionevole e non dovute al caso. Da volonterosa appassionata di Yasser Arafat, con il quale veniva spesso fotografata, ebbe – come un dono dal cielo – l’incarico di Ministro degli Esteri del governo Renzi, al quale si deve la nomina, anche se le posizioni politiche della nostra, già allora, erano più vicine ai rottamati che non al rottamatore. Dimostrandosi in breve tempo “unfit”, non adatta a gestire la nostra politica estera, valse la regola eterna del “promuoveatur ut amoveatur”, venne sostituta affidandole un incarico ancora più importante. Spedita a Bruxelles alla guida della politica estera dell’Unione europea, nella speranza che almeno la lontananza da Roma cancellasse la miserevole figura alla Farnesina. E invece, anche lì, non ha perso occasione di rinnovare le passioni giovanili, sostituendo Arafat ormai defunto, con gli ayatollah iraniani, dimostrandosi l’alleata più decisa dell’Accordo con il regime iraniano, anche per quanto riguarda il possesso dell’arma nucleare.
A sua difesa, qualcuno potrà obiettare “se alla UE va bene così, che c’entriamo noi italiani?”. C’entriamo, c’entriamo, perché Mogherini, alla domanda di cui sopra a Cremonesi, “Anche noi sposteremo la nostra ambasciata a Gerusalemme?” ha risposto: “Assolutamente no”. Sottolineo “la nostra ambasciata”, che non lascia dubbi sul fatto che fosse quella italiana.
Allora mi chiedo, a quale titolo la Ministra degli esteri UE parla a nome del governo italiano, cui spetterà la decisione? Crede forse di essere ancora il Ministro degli Esteri italiano?
Questa affermazione non ha sollevato alcuna protesta ufficiale.

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