Trump a Netanyahu: "Due Stati o uno solo, quello che preferiscono"

16/02/2017
Beniamin Netanyahu e Donald Trump durante l'incontro alla Casa Bianca il 15 febbraio 2017 (foto AP)

Beniamin Netanyahu e Donald Trump durante l’incontro alla Casa Bianca il 15 febbraio 2017 (foto AP)

“I like the one that both parties like. I can live with either one”, cioé “Sarò felice con quello che piacerà a entrambe le parti. Mi va benissimo l’una o l’altra scelta”. A dirlo in una conferenza congiunta con il primo ministro israeliano Beniamin Netanyahu, è stato il presidente statunitense Donald Trump, in occasione della visita di Netanyahu negli Usa. Un incontro, quello con il Presidente statunitense, che per la prima volta Netanyahu fa nell’East Room della Casa Bianca, la sala delle grandi occasioni in cui il premier israeliano non ha mai messo piede ai tempi di Obama.

“Che la soluzione sia a uno o due Stati, quella che loro preferiscono”, l’importante è che sia pace, ha detto Trump sottolineando la necessità che siano direttamente le due parti, israeliani e palestinesi, a trovare una soluzione in negoziati diretti. Un cambio di rotta netto rispetto alla dottrina seguita da Barack Obama: quello dei “due Stati, due popoli” è il principio su cui si sono basate le trattative di pace tra israeliani e palestinesi a partire dall’accordo di Oslo del 1993. “Negli anni ci sono stati degli accordi sbagliati – ha detto in merito Netanyahu, ribadendo le condizioni poste da Israele per un accordo – i presupposti per la pace non sono cambiati: i palestinesi devono riconoscere lo Stato ebraico, devono smettere di chiedere la distruzione di Israele, e ogni accordo ovviamente deve mantenere la sicurezza della Cisgiordania”.

Trump ha anche criticato le innumerevoli risoluzioni dell’Onu contro Israele. “Respingiamo le azioni unilaterali e ingiuste da parte delle Nazioni Unite contro Israele”, ha affermato nella conferenza stampa al termine dell’incontro. Lo Stato di Israele “va trattato giustamente nei consessi internazionali”, ha aggiunto il capo della Casa Bianca, sottolineando “il legame indistruttibile con il caro alleato” descritto come “simbolo di resilienza contro l’oppressione e di sopravvivenza di fronte al genocidio“. Israele affronta “enormi problemi di sicurezza”, a partire dalle “ambizioni nucleari dell’Iran”, con il quale si è stretto “uno degli accordi peggiori che io abbia mai visto”, ha detto il presidente degli Stati Uniti in riferimento all’intesa raggiunta il 14 luglio 2015 dal cosiddetto gruppo “5+1” con Teheran e patrocinato da Barack Obama.

Trump ha quindi ribadito la volontà della sua amministrazione di “spostare l’ambasciata americana a Gerusalemme. E’ una cosa a cui stiamo guardando con attenzione”. Più cauto, però, Trumop è stato sulla questione degli insediamenti: “Voglio vedere Israele contenersi un po’ sugli insediamenti”.

“Israele non ha alleato migliore degli Stati Uniti e gli Stati Uniti non hanno alleato migliore di Israele”, ha sottolineato da parte sua Netanyahu – la nostra alleanza sarà sempre più forte. Quello di oggi è solo il primo di tanti incontri che avremo in futuro”.

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