Kesher: una serata vivace sui rapporti fra ebraismo e Islam, fra storia, politica e differenze religiose:

Di: 

Roberto Zadik

15/03/2017

 

Si parla spesso e volentieri dei rapporti fra Islam e l’Occidente, tema di grande attualità che spesso scatena polemiche e discussioni anche molto accese, ma ben poco si racconta di come è andata storicamente e religiosamente fra ebraismo e Islam. Quali sono stati i rapporti fra questi due grandi monoteismi nei Paesi arabi e come si viveva quando è nato l’Islam predicato da Maometto prima in Arabia Saudita e chi era questo personaggio tanto decisivo per le sorti del mondo? Su questo e molti altri temi, compresa la figura di un gigante della tradizione ebraica come il Rambam, noto anche come il Maimonide che più di altri pensatori ebrei ha avuto rapporti molto stretti con la società islamica scrivendo la maggioranza delle opere in arabo, si è parlato nell’interessante e movimentata serata di Kesher “Ebraismo e Islam”tenutasi martedi 14 marzo presso l’Aula Magna.

Introdotto e brillantemente moderato da Vittorio Bendaud, il dibattito, durato oltre due ore con una serie di domande e di interventi del pubblico,  ha visto come relatori il Rabbino Capo Rav Alfonso Arbib e Davide Saponaro, studioso di lingua araba e di Islam. Durante la serata è intervenuta anche Myrna Chayo, docente di Lingua araba all’Università Statale di Milano. Una maratona di tematiche e interventi che ha tracciato una mappa storico-religiosa molto efficace e a tratti dolorosa dei rapporti fra ebrei e mondo islamico che come ha sottolineato Bendaud “sono stati spesso ambivalenti, fra momenti di tensione e fasi di relativa serenità ma sempre in condizioni di sottomissione costretti spesso e volentieri a pagare tasse molto alte o a vestisi diversamente dagli altri”. Smontando le tesi storiche di “Andalusia felice” e di chi sosteneva l’esistenza di periodi d’oro, Bendaud, assistente del Rabbino e docente universitario Giuseppe Laras, ha ricordato che “ci sono stati momenti di felicità, sia nella storia che nel recente passato, ma spesso e volentieri pagati a caro prezzo e con dolorosi compromessi. Anche le fonti su questo tema sono molto altalenanti e ambivalenti”. Nella sua analisi egli ha ricordato che fra ebraismo e Islam ci sono diversi punti di contatto, anche a livello linguistico, più che col cristianesimo, visto che ebraico e arabo in vari termini rivelano interessanti similitudini. “Fin da tempi antichi” ha proseguito “diversi rabbini e eminenti studiosi, da Rambam a Saadia Gaon, scrissero interi volumi di pensiero ebraico e religioso in lingua araba che per il mondo islamico era lingua sacra come l’ebraico per noi. Questo non successe in greco, dove ci furono poche eccezioni, come Filone d’Alessandria o in latino, che divenne lingua liturgica della Chiesa o dell’italiano in cui sono stati scritti pochi ma importanti testi da studiosi come Leone Da Modena che era Rabbino a Venezia, città di scambi e proiettata verso il mondo arabo”.

In tema di mondo ebraico e Islam si sono addentrati a livello storico prima Rav Arbib che ha approfondito la figura di Rambam, visto che nella sua vita fu una figura di fondamentale importanza fra ebrei e Islam in epoca medievale e il clima molto difficile, fra ebraismo e Islam, della Spagna medievale dalla quale il Maestro e medico nato a Cordova fuggì assieme a suo padre prima in Marocco e poi in Egitto e Saponaro che ha ricostruito il clima che si respirava in Arabia Saudita prima e dopo Maometto spiegando il suo rapporto con gli ebrei, “prima molto favorevole e poi sempre più negativo” come ha detto. Successivamente Rav Arbib ha ricordato che la vita del Rambam fu segnata da diverse difficoltà e momenti di pericolo e che più o meno a 25 anni “perché non si sa in che anno nacque precisamente, fra il 1135 e il 1138” dovette lasciare il suo Paese, nonostante tutti parlino di periodo felice per l’Andalusia c’erano molti problemi”.  “Dopo l’arrivo degli Almohadi, frangia radicale islamica nata nel Maghreb essi assoggettarono l’Andalusia al loro dominio e cominciarono persecuzioni e conversioni forzate all’Islam” ha ricordato il Rabbino Capo che si è soffermato su come anche in Marocco “la situazione al tempo fosse terribile con massacri e conversioni forzate e si verificavano casi di marranesimo di persone che praticavano segretamente l’ebraismo ben prima di quanto avvenuto in Spagna con l’Inquisizione”. In questo quadro molto complesso e doloroso, Rav Arbib ha fatto sapere che “sia il padre Maimon che Rambam che suo figlio furono tutti dei giganti e che uscirono due opere di fondamentale importanza. La prima La lettera di consolazione scritta dal genitore del Maimonide  agli ebrei disorientati e spesso in pericolo di vita dove li invitava a non disperare e a credere nella protezione di Dio”. Ricostruendo con grande precisione i fatti e la vita del Rambam, Rav Arbib ha descritto al pubblico anche una seconda opera del grande Maestro, un’altra lettera nella quale egli risponde con fermezza a un Rabbino del suo tempo che rimproverava i marrani dicendo che le loro preghiere e le loro mitzvot non avessero alcun valore . “Con grande determinazione il Maestro, seppur molto giovane, sgridò questo rabbino, sottolineando che le conversioni all’Islam non fossero così impegnative come quelle al cristianesimo e che in caso di morte la tradizione ebraica imponga di preferire la vita da marrani anche se chi si sacrifica è da considerare un eroe a tutti gli effetti”.

Durante la serata, oltre a Rambam, e al suo importante ruolo di rabbino, medico e pensatore, sia in Marocco che in Egitto quando divenne medico del Sultano, lo studioso Davide Saponaro ha approfondito la nascita dell’Islam, l’Arabia Saudita e i rapporti fra Maometto e le comunità ebraiche della Mecca e di Medina. “Si tratta di un discorso molto complesso” ha esordito “visto che l’argomento è molto vasto e comprende dieci secoli di storia e milioni di persone.” Ma com’è nata questa religione il cui testo di riferimento sono le Sure del Corano? Saponaro ha tracciato un quadro molto chiaro della situazione spiegando che prima di Maometto l’Arabia Saudita era un territorio desolato e selvaggio dove gli arabi del luogo praticavano culti pagani e molto popolari erano religioni come lo Zoroastrismo e il Manicheismo. Tutto cambiò con Maometto, ma chi era il Profeta dell’Islam?  Secondo la descrizione di Saponaro “Maometto probabilmente era un orfano adottato e che viaggiava per la Penisola arabica come capocarovaniere e in quel periodo conobbe sia i Rabbini e le tre tribù ebraiche presenti nell’area che gli esponenti delle altre religioni e ricevette dall’Arcangelo Gabriele le prime rivelazioni sull’Unicità di Dio e sull’ammonimento al pentimento del popolo prima della punizione”.  “Con grande abilità” ha sottolineato “riuscì a diventare leader e a ottenere crescente importanza eliminando gli oppositori al suo camminoEbrei e Islam ebbero rapporti molto complessi fin da subito e Maometto passò “dall’ammirazione iniziale per il comune monoteismo a sentimenti di avversione”. Le due religioni secondo i relatori ebbero relazioni molto complesse in diversi Paesi arabi, dallo Yemen dove anticamente, sempre secondo Saponaro, “gli ebrei non potevano portare armi, avevano il divieto di costruire sinagoghe nuove o esteticamente più alte o più belle dei luoghi di culto islamici e  spesso versavano in condizioni di inferiorità rispetto agli altri”, all’Iran, alla Siria, e molto contraddittori e non lineari sono anche i versetti coranici riguardo all’ebraismo.

Su questo argomento e sulle ambivalenze dell’Islam in materia di ebrei, in conclusione della serata, è intervenuta anche la docente Myrna Chayo. “Nel Corano di ebrei si parla in diverse maniere, oscillando fra messaggi positivi e di ammirazione e forse sarebbe utile che per reagire alla situazione attuale e al fondamentalismo si prendessero questi e non sempre le parti negative su di noi. Sono stata a diversi incontri con donne musulmane e specialmente con la corrente mistica Sufi c’era un clima di grande tolleranza e rispetto e vorrei dare un messaggio non solo di preoccupazione ma anche di speranza nel rapporto fra le nostre due fedi”. Alla fine del lungo dibattito, Bendaud ha ricordato che “sta diventando sempre più importante per il mondo ebraico e per l’Europa e i nostri intellettuali conoscere l’Islam e i suoi mutamenti nel tempo e invito alla lettura di storici importanti come Bernard Lewis cercando di mettere a fuoco la realtà e le sue problematiche tenendo presente che molto antisemitismo fondamentalista deriva dalle dottrine razziste del nazismo e che la nascita di Israele per il mondo arabo è stata uno choc.” Rav Arbib ha sottolineato la necessità di avere un rapporto realistico con la storia e col presente cercando “come spesso facciamo di non abbellire il passato nei Paesi arabi e di fronteggiare i pericoli dell’antisemitismo e dell’integralismo.

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